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Giudiziaria

Mafia: confiscati beni al gelese Rosario Marchese

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Confisca definitiva di beni a Rosario Marchese, 33 anni, professionista e imprenditore gelese residente a Brescia, attualmente detenuto nel carcere Marassi di Genova, per associazione mafiosa. Ad eseguirla è stata la Direzione Investigativa Antimafia su richiestaha del Tribunale di Caltanissetta–Sezione Misure di Prevenzione. Il provvedimento, che fa seguito alla proposta di misura di prevenzione patrimoniale e personale avanzata dal direttore della Dia, trae origine da un’attività finalizzata alla localizzazione dei patrimoni illeciti riconducibili alle organizzazioni mafiose. L’imprenditore risulta infatti vicino ai clan mafiosi di Gela, che operano nella provincia di Caltanissetta e con ramificazioni in tutta Italia. Gli accertamenti avviati nel 2018 e gli ulteriori riscontri effettuati hanno consentito di mettere in evidenza il repentino incremento di ricchezza dell’imprenditore, ritenuto complessivamente anomalo rispetto alla dichiarata posizione reddituale, risultata sproporzionata anche in rapporto all’elevato tenore di vita, al consistente patrimonio immobiliare e, soprattutto, alla sua ascesa imprenditoriale concretizzatasi in brevissimo tempo con la costituzione nel nord Italia di numerose società operanti in molteplici settori commerciali risultate tutte direttamente o indirettamente a lui riconducibili. La confisca definitiva ha interessato beni per oltre 6,5 milioni di euro nelle province di Bergamo, Brescia, Caltanissetta, Milano, Roma, Torino e Verona e riguardano due ditte Individuali (e rispettivi beni strumentali), dieci società (interi capitali sociali e rispettivi beni strumentali), una quota societaria pari al 60% del capitale sociale, un dipinto di elevatissimo valore storico e artistico risalente al XVII secolo del noto maestro fiammingo Jacob Joardens raffigurante `Flora, sileno e zefiro´, cinque fabbricati a Lonato del Garda, quattro auto e 32 rapporti bancari, postali e assicurativi.

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Giudiziaria

Il Tar bacchetta la Regione dopo il concorsone flop

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La Regione Siciliana dopo numerosi anni ha bandito un importante concorso per il potenziamento dei centri per l’impiego dell’isola, prevedendo l’assunzione di ben 537 unità di personale a tempo pieno e indeterminato.

Il bando di concorso, in particolare, ha previsto una prima preselezione dei candidati sulla base dei titoli posseduti, così come previsto dal legislatore nazionale all’art. 10 del D.L. n. 44/2021. ​ ​ ​ ​

In esito a tale preselezione, sono stati ammessi alla prova concorsuale un numero abbastanza esiguo di candidati. Successivamente, numerosi candidati ammessi alla prova scritta non l’hanno superata, ottenendo un punteggio inferiore al minimo previsto (pari a 21 punti).

Addirittura, sono rimasti non assegnati ben 267 posti.

La dott.ssa G. I., residente ad Agrigento e di 48 anni – esclusa a seguito dalla procedura preselettiva in ragione del punteggio conseguito per i titoli di studio – ha proposto, con il patrocinio degli avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia un ricorso innanzi al T.A.R. Palermo.

Il collegio difensivo ha sostenuto come la clausola del bando di concorso, che inibisce la valutazione di tutti i titoli legalmente riconosciuti dai candidati – quali abilitazioni professionali – si ponga in palese violazione con la disposizione prevista dal predetto art. 10, D.L. 44/2021, che proprio in un’ottica del favor partecipationis prevede per l’appunto la “valutazione dei titoli legalmente riconosciuti”, includendo così anche le abilitazioni professionali.

Gli avvocati Girolamo Rubino ed Giuseppe Impiduglia, pertanto, hanno censurato l’illegittimità della scheda di valutazione (e del conseguente provvedimento di esclusione) della loro assistita per non avere – l’amministrazione – valutato tutti i titoli presentati della candidata (e in particolare l’abilitazione professionale), che le avrebbero consentito di ottenere un punteggio utile per l’ammissione alla successiva fase concorsuale.

​ Il Presidente del T.A.R. Sicilia – Palermo sez. II, accogliendo la richiesta di sospensione presentata degli Avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, ha ammesso con riserva la candidata a sostenere le prove scritte del concorso pubblico per il potenziamento dei centri per l’impiego.

La concorrente ha, pertanto, partecipato con riserva alla suddetta prova.

Il TAR Palermo, in sede collegiale ha condiviso il summenzionato Decreto Presidenziale e, con apposita ordinanza del 27.06.22, ha confermato l’ammissione della ricorrente alla prova scritta.

La candidata, peraltro, ha contestato, con appositi motivi aggiunti in corso di notifica, anche il punteggio assegnato alla prova scritta, rilevando come numerosi quesiti fossero ambigui o, comunque, non correttamente formulati.

Il TAR, pertanto, nei prossimi giorni, si pronuncerà sulle nuove richieste della ricorrente volte alla rideterminazione del punteggio ottenuto in esito alla prova scritta, cui (come detto) era stata ammessa con riserva.

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Giudiziaria

Il Tar dichiara estinto il giudizio sull’impugnazione dei risultato elettorali delle amministrative 2019

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Si chiude il cerchio sull’impugnazione per le elezioni del 2019 e la diatriba fra le candidate Romina Morselli e Sara Cavallo. A seguito delle Elezioni Comunali di Gela del maggio del 2019, Sara Silvana Cavallo, candidata alla carica di consigliere comunale nella lista “Avanti Gela” (collegata al candidato sindaco Spata), proponeva un ricorso innanzi al T.A.R. Sicilia – Palermo per la correzione del risultato elettorale. Difatti, con tale ricorso, Sarà Cavallo ha sostenuto che l’Ufficio Centrale Elettorale non avrebbe correttamente determinato il premio di maggioranza e che, tale errore, avrebbe comportato la propria mancata elezione a consigliere comunale, e conseguentemente, di converso, la proclamazione dell’Avv. Adriana Romina Morselli (candidata in una delle liste collegate al Sindaco Lucio Greco).

Alla luce dei fatti, l’Avv. Morselli, con il patrocinio degli Avv.ti Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, si è costituita in giudizio, chiedendo il rigetto del ricorso.

Durante la pendenza del giudizio di cui si tratta, il legislatore regionale con l’art. 3 della l.r. n. 6 del 3 marzo 2020 ha espressamente previsto, nell’ambito dell’attribuzione del premio di maggioranza, una nuova modalità di arrotondamento dei seggi che avrebbe dato ragione a Cavallo.

Di contro, in assenza del succitato intervento normativo, il ricorso sarebbe stato sicuramente rigettato, stante il granitico orientamento giurisprudenziale favorevole alle ragioni sostenute dall’Avv. Morselli.

Con apposita memoria difensiva, gli Avv.ti Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, in difesa dell’Avv. Morselli, hanno chiesto al T.A.R. Sicilia Palermo di sospendere il giudizio e di sollevare una questione di legittimità costituzionale per la citata norma regionale.

A seguito dell’ordinanza collegiale del T.A.R. di Palermo, che dichiarava la sospensione del giudizio e la conseguente trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale per il giudizio di legittimità, l’Avv. Morselli – con il patrocinio degli Avv.ti Rubino e Impiduglia – ha depositato innanzi alla Corte Costituzionale una memoria, con la quale, veniva richiesta la declaratoria di illegittimità costituzionale della norma regionale.

La Corte Costituzionale – Presidente Giuliano Amato, Relatore Nicolò Zanon – con la sentenza emessa in data 25.01.2022 ha dichiarato incostituzionale la norma regionale siciliana, rilevando come la stessa  (in contrasto con il principio di ragionevolezza) attribuisca alla disposizione interpretata di un significato non desumibile dal suo testo originario”, produca “effetti retroattivi in lesione della certezza del diritto in materia elettorale (materia in cui “affidamento e stabilità dei rapporti giuridici sono posti a tutela di diritti e beni di peculiare rilievo costituzionale, come il diritto inviolabile di elettorato passivo”), violi “l’affidamento nutrito, in tale materia, dai candidati alle elezioni (e dagli stessi elettori)”.

A fronte della pronuncia di illegittimità costituzionale dell’art. 3 della l. r. n. 6 del 3 marzo 2020, la contro parte non provvedeva alla riassunzione della causa entro i termini di legge, e pertanto, gli Avv.ti Rubino e Impiduglia, in qualità di difensori dell’Avv. Morselli, hanno richiesto al T.A.R. di Palermo di decretare l’estinzione della causa, ai sensi dell’art. 85 comma 1 del c.p.a..

Con il decreto del 20.06.2022, il Presidente della prima Sezione del T.A.R. di Palermo, condividendo le argomentazioni sostenute dagli Avv.ti Rubino e Impiduglia, ha accolto l’istanza presentata dai difensori e, per  l’effetto, ha dichiarato l’estinzione del giudizio di cui trattasi.  Pertanto, l’Avvocato Morselli resterà in carica come consigliere comunale fino alle nuove elezioni amministrative

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Giudiziaria

Corto circuito: utente ottiene risarcimento del danno

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È stato integralmente accolta la domanda risarcitoria avanzata da un utente Enel di Gela, per il tramite dell’ Avv. Davide Catania, che aveva subìto danni consistenti agli elettrodomestici della sua abitazione. I fatti si riferiscono al giugno 2018, a causa di un corto circuito scaturito dalla linea elettrica principale.
In un primo momento la società elettrica aveva negato il risarcimento, adducendo come motivazione che il danneggiamento non era da attribuire al black out che interessò anche attività commerciali di tipo alimentare che avevano denunciato la perdita di enormi quantità di carni e gelati.

Durante l’attività istruttoria il difensore è riuscito a dimostrare l’esclusiva responsabilità della società, che aveva annunciato il fermo dell’erogazione di energia elettrica con avvisi affissi nel quartiere dove risiede l’utente, riuscendo ad ottenere il conseguente risarcimento, dei danni subiti ai dispositivi dell’abitazione: frigorifero, televisori, lavatrice, condizionatori, etc

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Direttore Responsabile: Giuseppe D'Onchia
Testata giornalistica: G. R. EXPRESS - Tribunale di Gela n° 188 / 2018 R.G.V.G.
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