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L'occhio del bello

Sotto l’albero le speranze di una città

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È Natale e tutti in questo giorno si aspettano il dono a lungo desiderato. Quest’anno la festa arriva in un momento difficile, sulla scia del tempo complesso che stiamo vivendo ormai da qualche anno a questa parte. Le poche luci e quella poca atmosfera natalizia che la città è riuscita a preservare incarnano la tristezza ma anche al tempo stesso le speranze che, doverosamente, ognuno costudisce.

Per Gela sono stati tempi complicati e altrettanti se ne preannunciano nel futuro, ma oggi per una volta tutti, o quasi, guardando l’albero culleremo la speranza di ricevere come regalo un futuro migliore per la nostra città. È solo una carezza di speranza, ma serve anche questo in un giorno così speciale per guardare al domani con maggiore fiducia. Buon Natale a tutti.

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L'occhio del bello

Sant’Agata: la festa, le emozioni, le speranze

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Sono immagini che colpiscono il cuore quelle che arrivano in questi giorni da Catania. Immagini di festa, di partecipazione, di devozione. La festa di Sant’Agata quest’anno è tornata nella pienezza del sentire e nella completezza del suo programma. Ammiriamo la santa protettrice dei catanesi, ma anche un punto di riferimento nella fede, per chi crede. È quella di Sant’Agata una delle feste cristiane più sentite al mondo. Migliaia i turisti arrivati da tutta Italia ma anche dall’estero per vivere queste giornate all’insegna delle loro unicità, delle loro tradizioni, dei loro riti ma anche dei loro balocchi.

Eccola la Sicilia al centro del mondo, ma stavolta non per fatti tristi o gravi, fatti di cronaca nera o giudiziaria, bensì per una festa che riunisce e unisce. La fede, c’è anche la fede ovviamente in mezzo a tutto questo. Certo non traspare magari in maniera evidente dinanzi al folklore, ma nel silenzio dei cuori in preghiera ci sarà senz’altro. Il monito da sottolineare poi è arrivato dall’arcivescovo di Catania Luigi Renna, quando da Piazza Stesicoro si è rivolto alla sua comunità – ma è come se si fosse rivolto alla Sicilia tutta -, invitandola a non tacere, a chiedere alla politica quell’attenzione al bene comune che troppo spesso manca, invitando i cittadini a non rassegnarsi ma a credere e sperare.

E soprattutto, ad impegnarsi in prima persona per cambiare volto a questa Sicilia bellissima e disgraziata, come la definiva Paolo Borsellino. Tra poche ore la festa passerà, i riti finiranno e Sant’Agata tornerà a riposare all’interno della sua cattedrale. Il difficile viene sempre dopo l’emozione del momento, quando spenti i riflettori occorrerà essere sia credenti che soprattutto credibili. Sant’Agata, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rosario Livatino e tanti altri maestri e martiri ce l’hanno insegnato.

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Dopo la “Giornata della memoria”: le lezioni della Storia non hanno confini

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È stata una settimana importante quella appena trascorsa. La Giornata della memoria rappresenta infatti un momento in cui esaltare l’impegno collettivo di una mobilitazione culturale che mette al centro una pagina di storia tragica, ma con fini non celebrativi bensì didattici, educativi. Fare memoria per conoscere la storia, farlo perché nessuno dimentichi ciò che è accaduto e perché si possa crescere una generazione di cittadini consapevoli di ciò che è stato.

Per questo è molto importante che le scuole – sempre in prima linea – siano impegnate nella celebrazione della Giornata della memoria con iniziative legate ad ampio raggio al tema, contestualizzandolo e attualizzandolo. È chiaro che la Giornata è un segno, perché i valori e la lezione che arrivano da questa pagina di storia non hanno confini legati al tempo: ogni giorno è buono per fare memoria e non bisogna fermarsi ad una data. Ma quanto è bello e importante vedere i bambini che dal palco di un’aula magna citano le esperienze di quei drammatici eventi, conoscendone gli interpreti e i messaggi.

È così che si costruisce una nuova storia, migliore di quella passata, senza però mai dimenticarla. È un segno di speranza la Giornata della memoria, un segno di cui abbiamo bisogno in questi tempi bui, per credere ancora nella possibilità di costruire una società migliore della nostra. Che a volte dimostra una paurosa indifferenza dinanzi alle tragedie della sua stessa storia.

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L’esempio di Aci Bonaccorsi, comune virtuoso tra “green” e innovazione. E tanto senso civico

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La raccolta differenziata all’80%, illuminazione pubblica realizzata a led e impianti fotovoltaici nelle strutture pubbliche. E ancora: parco giochi sostenibile costruito anche con plastica riciclata, l’applicazione della tariffa Tarip (unico comune in Sicilia, dove più si differenziano i rifiuti e meno si paga), progetti di sensibilizzazione al rispetto dell’ambiente condotti ad ampio raggio sull’intera cittadinanza, che ne ha adottato gli obiettivi e soprattutto le buone prassi. No, non stiamo parlando di Berna o Lugano, ma di Aci Bonaccorsi.

Quel paesino di poco meno di 4mila anime, quasi sospeso tra il mar Ionio e l’Etna in uno scenario naturale incantevole, si è aggiudicato il premio di “Comune più virtuoso d’Italia”. In tutto il Paese si parla ormai di Aci Bonaccorsi come di una vera e propria «Svizzera etnea». Una cittadina in cui i servizi ci sono e funzionano, l’amministrazione guidata dal sindaco Vito Di Mauro (che “dirige” il comune da oltre un trentennio) è presente ed efficiente, i cittadini collaborano e partecipano in maniera fattiva alla vita della comunità.

L’esperienza di Aci Bonaccorsi, che proprio in questi giorni rimbalza con ammirazione unanime tra i principali media nazionali, appare anni luce distante da una città, la nostra, che vive uno dei periodi più bui della propria storia, tra casse vuote, immobilismo e l’ombra del dissesto. Il tutto senza entrare nel merito di prospettive e progetti oggi impossibili soltanto da pensare. Ma staremo a vedere. Quel che è certo, è che l’esempio di Aci Bonaccorsi ci dice che anche in Sicilia si può vivere bene, se solo lo si vuole.  

(Foto: pagina Facebook Comune di Aci Bonaccorsi)

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