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Swithc off della tv : 40 milioni di televisori rischiano l’oscuramento – lo Stato eroga 670 milioni di euro per la distruzione dell’emittenza locale

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Il tema delle radio e televisioni, è stato quasi sempre al centro di numerosi dibattiti, tra diritti,
fondi governativi e regolamenti. Per ultimo quello che riguarda il D.P.R. 146/17, con cui si
stabiliscono i nuovi criteri di accesso ai contributi per le radio e le televisioni locali ai fini dello
sviluppo del pluralismo informativo. Però, da come è stato concepito il riparto del fondo, non
sembra che sia proprio così. Infatti il 80,75% del fondo statale viene assegnato solo a cento
televisioni presenti nella graduatoria di quel DPR 146/17 lasciando a bocca asciutta le rimanenti 450 televisioni medio piccole, circa 1000 radio medio piccole che devono accontentarsi del 15%
del fondo e zero euro alle radio digitali del DAB (Digital Audio Broadcasting). Non solo, perché c’è
anche il capitolo sul celebre digitale terrestre del T2. Infatti, dal 1 gennaio 2023, salvo ulteriori
proroghe, lo standard di trasmissione digitale passerà da DVB-T1 a DVB-T2. Se nel 2009 ci fu il
passaggio dall’analogico al digitale terrestre, ora ha inizio la rivoluzione del video HD ( Alta
Definizione) e del 5G che ha sottratto 12 frequenze della banda 700 UHF (canali dal 49 al 60) agli
operatori di rete per assegnarle ai telefonici. Un grosso affare per lo Stato che tra la cessione
della banda 800 più la 700 ha ricavato ben 5 miliardi di euro a discapito delle tv locali costrette a
stringersi in una sola frequenza con codifica MEG-4 (detta anche H264) che può contenere al
massimo 24 programmi regionali in SD (Standard Definition) rispetto ai previsti 40 e più della
codifica HEVC prevista per legge, ma platealmente elusa (detta anche H265). Dunque, il numero
delle emittenti che entrano nel T2 è questione di impiego delle diverse codifiche utilizzate e dello
standard SD o HD (Alta Definizione). Nella fase di transizione il Mise, contrariamente e ciò che
stabilisce la legge e la delibera 39/CONS/19 dell’Autorità per le Garanzie nella Comunicazioni
(AGCOM), ha imposto l’utilizzo della codifica MPEG-4 anziché la HEVC penalizzando molte
emittenti storiche che, per mancanza di spazio trasmissivo, probabilmente non le vedremo più.
Infatti, nelle regioni come Puglia, Veneto, Sicilia e molte altre in cui operano più di ventiquattro
emittenti si prevede la chiusura certa del 50% di esse per via di un percorso di transizione T1-T2
non sincronizzato ai sensi dell’uso efficiente delle frequenze previsto dal Codice delle
comunicazioni. Ma non è tutto. Le emittenti sopravvissute ai bandi di ammissione al T2 saranno
a forte rischio di oscuramento allo stesso modo dei milioni di televisori di casa e dei luoghi pubblici
(alberghi, bar, ristoranti, circoli, ospedali, uffici pubblici e privati in genere)
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Oltre all’emittenza c’è anche l’utenza
Si può affermare che con tutta questa manovra saranno principalmente penalizzate l’utenza e le
emittenti locali. Pochi sanno che, per mancanza di una tabella di marcia sincronizzata, per il
passaggio alla TV del T2 ben 25-40 milioni di televisori saranno oscurati senza saperlo. La beffa di
tutto ciò è di dover forzosamente mettere mani alla tasca per l’acquisto di diversi decoder o nuovi
smart tv per sostituirli con quelli non più idonei che teniamo in casa e negli luoghi di lavoro. L’altra
novità, del tutto inedita, e che una volta acceso il televisore noterete l’assenza di moltissimi canali
a voi cari perché soppressi dal Mise o scompaginati da AGCOM a causa della nuova pianificazione
della numerazione del telecomando valevole sole per le locali in quanto le nazionali avranno il
privilegio di rimane al loro posto. Tutto questo trambusto è davvero roba da “MISTERO dello
Sviluppo Economico italiano” ha dichiarato Antonio Diomede, Presidente della più
rappresentativa associazione delle emittenti locali medio piccole REA – Radiotelevisioni Europee
Associate.
La REA, per salvare capre e cavoli, cioè garantire la continuità del servizio all’utenza e il diritto
insopprimibile delle emittenti ad esistere senza avere paura di essere cancellate dal Mise,
propose il simulcat, ovvero il contemporaneo uso dei due i sistemi del T1/MPEG-4 e del T2/HEVC.
Per facilitare l’operazione, con un atto di giustizia sociale dello Stato, sarebbe stato giusto ed utile
regalare i 25-40 milioni di decoder necessari dall’utenza domestica per non essere oscurata. Il
costo dell’operazione è valutato mediamente 250 milioni di euro ripartiti, proporzionalmente al
volume della pubblicità e canone delle Reti nazionali. Antonio Diomede, presidente della REA
ricorda che “ cinque sono i miliardi di euro di entrate di RAI e Mediaset, di cui circa 3,3 da
pubblicità e 1,7 da canone in bolletta. Ma la considerazione parte anche dal fatto che i maggiori
vantaggi della rivoluzione tecnologica sono andati alle due grandi Reti nazionali per il privilegio
avuto col passaggio al T2 nel disporre gratuitamente di maggiore capacità trasmissiva, di
conservare le stesse numerazioni sul telecomando senza tener conto che percepiscono il 95%
delle risorse pubblicitarie del comparto radiotelevisivo nazionale”
Dal lato assegnazione delle frequenze, Diomede sostiene che “nel periodo di transizione del
simulcast, come REA, avevamo proposto al Mise di utilizzare almeno due frequenze di primo
livello in ciascun ambito territoriale in modo da soddisfare la momentanea inderogabile
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necessità di non far cessare l’attività a 450 imprese televisive, sia per diritto costituzionale, sia
per salvaguardare più di 3000 posti di lavoro di cui 700 giornalisti..
Il progetto della “lobby della comunicazione” è andato avanti
Antonio Diomede, racconta del “perché il Mise si ostina a non seguire le legittime ragioni degli
utenti e delle emittenti locali benché ampiamente dimostrate? Presto detto e documentato. C’è un
progetto che parte dal 2008 quando la lobby del comparto radiotelevisivo italiano, da anni
presente nel settore, decise di lanciare nelle sedi della burocrazia istituzionale e nei vari governi la
proposta di adeguare le televisioni locali alle esigenze del mercato della pubblicità secondo gli
indici di ascolto della società privata Auditel la cui compagine societaria è notoriamente in
conflitto d’interessi con le locali. Fu pubblicata la tesi secondo la quale l’Italia non poteva contenere
più di una trentina di televisioni locali di qualità iscritte ai dati Auditel per non disperdere, a
livello locale, le risorse pubblicitarie disponibili tra le 650 imprese in competizione. Vi è
dell’inverosimile quando, anche nelle leggi dello Stato come il famigerato D.P.R. 146/17, si afferma
che la qualità della programmazione si identifica con il dato di ascolto di Auditel cioè da una
società i cui dati non sono certificati da nessun ente e che, ai sensi della legge 249/97, dovrebbero
essere curati dall’Autorità per le Garanzie nella Comunicazioni (AGCOM)”
“La parola mercato però, essendo le emittenti prevalentemente informative, dunque testate
giornalistiche come prescrive la legge sulla stampa e la Mammì, a noi editori e giornalisti suona
male, perché il giornalismo è un’attività del libero pensiero previsto dall’articolo 21 della
Costituzione che non può essere agganciato a qualsivoglia esigenza di mercato. La lobby invece
ragiona in termini diversi. Parla di ricavi e di dignità d’impresa se non fatturi qualche milione di
euro dimenticando che fare “informazione” é cosa diversa dal produrre un bene qualsiasi la cui
logica, giustamente, non può che essere quella del profitto derivante dal mercato. Purtroppo
l’impostazione dei lobbisti trovò terreno fertile anche presso la politica e di qui partirono una serie
di norme e provvedimenti legislativi irrispettosi delle libertà costituzionali del cittadino e delle
imprese editoriali come il diritto d’informare ed essere informati (art. 21 della Costituzione) e
l’importantissima norma sulla libertà d’impresa (art. 41 della Costituzione) rivendicata dalle
emittenti locali costrette a chiudere e licenziare dipendenti per i pasticci commessi dal Mise sulla
transizione alla televisione digitale del T2”
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Si avvicina il G5 – bisogna consegnare le frequenze ai telefonici
Diomede prosegue “Al Mise c’era molta preoccupazione per il rispetto delle scadenze
contrattuali stabilite con i telefonici. Gli adempimenti di legge sono innumerevoli. Si passa dalle
consultazioni di legge relative alla pianificazione delle frequenze, all’attuazione del Regolamento
per l’assegnazione della capacità trasmissiva e alla pianificazione della numerazione dei canali sul
telecomando. Ma ciò che maggiormente preoccupa i burocrati del Mise sono gli inevitabili ricorsi
che le emittenti avrebbero giustamente presentato alla magistratura amministrativa del TAR a
seguito del forzoso rilascio (esproprio) delle frequenze nel tentativo di allungarne sine die la
consegna. L’altra e più importante preoccupazione del Mise, come già accennato, è il venir meno
alla tesi della lobby, secondo la quale bisognava ridurre drasticamente il numero delle emittenti a
30, 40, 50 massimo 100 soggetti, a loro dire, come già detto, per esigenze di mercato”
E’ sempre Diomede che parla. “La soluzione ai due complicati problemi fu assegnata al
direttore generale del Mise Antonio Lirosi noto esperto in diritto amministrativo già Segretario
Generale del Mise proveniente dal privato per ristrutturare le Direzioni del ministero.
Antonio Lirosi, senza andare troppo per il sottile, trascurando i fondamentali diritti ventennali
d’impresa acquisiti dalle emittenti con le autorizzazioni ministeriali e tagliando corto sugli articoli
21 e 41 della Costituzione, oramai non più doviziosamente tutelati dal Quirinale come una volta,
dettò al Governo del cambiamento 5Stelle le seguenti soluzioni.
Quanto alle problematiche relative al rilascio delle frequenze ai telefonici e al passaggio alla
televisione del T2, suggerì di convertire in legge tutte le norme amministrative relative alle
frequenze in modo che nessuno potesse reclamare se non alla Corte Costituzionale
Il colpo mortale giunse il 10 novembre 2017
Le conclusioni di Diomede “Il Colpo avvenne con la pubblicazione in gazzetta ufficiale del
D.P.R. (Decreto Presidente della Repubblica) n. 146 progettato e congeniato, per la gioia della
lobby, in modo tale da assegnare l’80.75% del fondo del pluralismo informativo di circa 100 milioni
di euro alle prime cento emittenti in graduatoria di un farraginoso bando i cui requisiti sembrano
stati fatti su misura di alcuni gruppi editoriali. Visionando i bilanci di alcuni gruppi, depositati
presso le camere di commercio, è palesemente emersa la violazione delle norme sulla concorrenza
per gli aiuti di Stato erogati a un ristrettissimo numero di emittenti circa 670 milioni di euro dal
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2016 al 2021. A questo punto, il 22 ottobre 2021, si è deciso, a campione, di sottoporre al giudizio
dell’Antitrust e Agcom il bilancio 2020 di Telelombardia del Gruppo Mediapason dal quale si evince
che su circa 12 milioni di ricavi, circa 4 milioni di euro sono entrate da pubblicità, 7.616.865 milioni
di euro, pari al circa il 73% delle entrate, sono i contributi statali ricevuti grazie al DPR 146/17
utilizzati per consolidarsi agevolmente sul territorio battendo la concorrenza nella attuale
partecipazione ai bandi della capacità trasmissiva e di quant’altro.
Nell’esposto REA, curato dallo Studio Legale Parenti di Roma, al quale hanno aderito ad
adiuvandum le emittenti maggiormente danneggiate, si legge “… in altre parole da una parte, si è
voluto drasticamente comprimere il pluralismo dell’informazione attraverso un meditato piano
di accentramento delle risorse frequenziali e, dal lato economico, mediante il netto taglio dei
contributi alla media e piccola editoria radiotelevisiva, la quale, per non fallire, spesso ricorre
alla rottamazione o alla vendita di frequenze, canali e numerazioni ai propri concorrenti nel
frattempo ben consolidati nelle aree di diffusione e del relativo mercato della pubblicità grazie ai
milionari contributi ricevuti di cui alla normativa vigente del DPR 146/17/”.
A tutt’oggi le Autorità non si sono fatte vive per chiarire l’esposto diffida della REA. Nel caso di
ulteriore persistente silenzio, a breve, la REA rivolgerà il quesito alle 100 Procure d’Italia per
fare definitiva chiarezza sulle responsabilità di tale inconcepibile modo di gestire un bene
pubblico come le frequenze e per tutelare le emittenti locali nell’interesse generale dei cittadini
e dello Stato.

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Attualità

Oggi l’ultimo saluto ad Antonio Occhipinti

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Grande partecipazione di amici e amanti dell’arte alle esequie del pittore Antonio Occhipinti presso la parrocchia San Giovanni Evangelista del quartiere Macchitella. Alla cerimonia funebre hanno partecipato il parroco don Giuseppe Siracusa, il vicario don Michelin e don Lillo Di Dio rettore della Casa della Misericordia di Gela. Erano presenti tanti pittori e amanti dell’arte della città.

L’elogio funebre l’ha fatto Emanuele Zuppardo, amico e biografo di Antonio Occhipinti.

Questo il testo dell’elogio.

“Ciao Antonio,

te ne sei andato in punta di piedi, silenzioso, senza dar fastidio, così come sei vissuto. Te ne sei andato lasciando nel dolore quanti ti hanno amato, voluto bene.

Anche tu ci volevi bene e nella tua vita ci hai circondato di bellezza e di stupore. Hai amato tanto la tua famiglia, la tua carissima moglie, i figli e i nipoti.

E noi che ti abbiamo voluto bene ti siamo tanto debitori, Antonio, assieme ai tuoi allievi della scuola di pittura del Dopolavoro Eni, ai tuoi amici, alla tua città alla quale hai immortalato diversi scorci pieni di luce e poesia.

Hai illustrato la storia di Gela dalla sua fondazione greca ai nostri giorni, in 24 tavole che ora sono esposte nella Pinacoteca comunale e che quanto prima si chiamerà “Pinacoteca Comunale Antonio Occhipinti”.

La tua maturità, il tuo amore per l’arte, la tua umanità e la tua umiltà ti hanno sempre contraddistinto. Eri meno di parola e non giudicavi mai gli altri.

Anche nella maggiore età sei stato come un bambino desideroso di conoscere, di scoprire nuove emozioni tanto da diventare poeta della luce e del colore.

Nei tuoi componimenti sei stato un lirico e nelle tue opere si avverte subito la mediterraneità della tua terra e coi tuoi colori, ora tenui e delicati, sempre rinati alla solarità di una luce profonda e spirituale, ci hai fatto sognare e godere di fronte a paesaggi ed opere senza tempo.

Sei stato, carissimo Antonio, un geniale costruttore di bellezza, un raffinato ricercatore di nuove epifanie. Per te dipingere ha significato partecipare all’immenso disegno della creatività; sei stato come un continuatore dell’opera creativa di Dio, consapevole di osservare con occhi pieni di contemplazione, stupore e ammirazione, la grandezza e la bellezza del mondo che ti ha circondato.

Fino alla fine sei stato consapevole che la bellezza è l’espressione visibile del bene, così come il bene è la condizione metafisica della bellezza. E questo lo avevano capito anche i Greci e Platone che al riguardo scrive: “La potenza del Bene si è rifugiata nella natura del Bello”.

Hai fatto i ritratti a ben quattro papi della nostra chiesa e, personalmente hai consegnato il tuo elaborato nelle loro mani. Quanta emozione c’era in te, così come a Cracovia dove il primate di quel Paese ti ha allestito una mostra con tue opere dedicate a San Giovanni Paolo II.

Sei stato un amico della nostra associazione, il Centro di Cultura “Salvatore Zuppardo”, e le illustrazioni delle nostre antologie poetiche, le copertine dei nostri libri e i ritratti di Salvatore, sono tutte opera del tuo ingegno e amore. Ti siamo tanto debitori!

In ogni chiesa e parrocchia della nostra città sono presenti opere di incommensurabile bellezza, ritratti di madonne stupende, piene di grazia, di amore filiale, di santi che invitano alla preghiera.

Anche in questa chiesa, nella cantoria, è presente una rivisitazione dell’Ultima Cena dove hai illustrato l’ora della glorificazione di Cristo che passa da questo mondo al Padre, per prepararci un posto. E in quel posto ci sei anche tu, Antonio, che ora vedi con occhi diversi Colui che ci trascende, la sua grande madre e i suoi santi. E li vedi cosi come veramente sono, nella loro gloria e bellezza. E magari dipingerai il Paradiso coi suoi angeli e i suoi santi, con nuovi colori ricchi di sfumature e di luce.

Grazie Antonio, innumerevoli volte grazie per il bene che ci hai voluto, che il Signore ti accolga a braccia aperte e al tuo arrivo farà festa con un grande banchetto con gli angeli, la Madre santa e i nostri cari che ci hanno preceduti.

Ciao Antonio!”

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Attualità

Movida, ordinanza sindacale per la vendita di alcolici e diffusione musicale

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Il Sindaco Terenziano Di Stefano ha firmato una ordinanza sulla vendita di alcol e superalcolici durante la stagione estiva.

Facendo seguito alla direttiva emanata dal Prefetto di Caltanissetta. dopo la riunione del Comitato provinciale per la sicurezza e l’ordine pubblico sul controllo della movida notturna, il Sindaco ha stabilito che in tutto il territorio comunale, fino al 30 settembre :

dalle 23,00 di ogni giorno fino alle ore 6,00 successive, è vietata la vendita e la somministrazione, sia in forma fissa che itinerante, nonché la detenzione ed il consumo in luogo pubblico di bevande alcoliche e superalcoliche, in contenitori in vetro, anche se dispensate da distributori automatici. Il divieto non si applica all’interno dei locali e degli spazi pubblici legittimamente occupati dagli esercizi autorizzati di pubblica somministrazione.

Gli esercenti ai quali si estende il divieto di vendita di bevande alcoliche e superalcoliche, oggetto del presente atto, sono i seguenti:

A) attività di somministrazione di alimenti e bevande, anche in forma temporanea;

B) circoli privati;

C) attività artigianali;

D) attività di commercio;

E) distributori automatici;

    2) vietata la somministrazione e/o vendita di superalcolici nella fascia oraria dalle ore 2.00 alle ore 6.00 di ogni giorno su tutto il territorio comunale;

    Regolamentata anche la diffusione musicale e musica dal vivo

    Fatto salvo il rispetto dei limiti di rumorosità, sia assoluti che differenziali, previsti dalle norme vigenti a carattere nazionale e locale, la diffusione di musica all’interno degli esercizi pubblici per la somministrazione di alimenti e bevande di tipologia,  sia dal vivo che riprodotta, è sottoposta ai seguenti limiti orari:

     – Dal Lunedì al Giovedì fino alle ore 1,00 del giorno successivo, comunque nel rispetto dei valori limite assoluti e differenziali previsti per legge, esclusi i lidi balneari per i quali il limite orario è le ore 2,00 del giorno successivo;

    – Il Venerdì, Sabato e prefestivi, fino alle ore 02,00 del giorno successivo, comunque nel rispetto dei valori limite assoluti e differenziali previsti per legge esclusi i lidi balneari fino alle ore 3,00;

     – La Domenica ed i festivi infrasettimanali, seguiti da giornate lavorative, fino alle ore 01,00 del giorno successivo esclusi i lidi balneari balneari per i quali il limite orario è le ore 2,00 del giorno successivo;

    – Fa eccezione il periodo che va dal 9 al 22 Agosto durante il quale potrà osservarsi l’orario fino alle ore 03,00 del giorno successivo.

    L’attività musicale all’aperto (concerti musicali, intrattenimenti musicali e diffusione di musica mediante appositi impianti, etc.) sia dal vivo che riprodotta, negli spazi sia pubblici che privati, è sottoposta al limite orario delle ore 2,00 del giorno successivo.

    Resta vietato ogni tipo di diffusione musicale all’aperto, con qualsiasi mezzo, in ogni giorno della settimana nella fascia oraria compresa tra le 14,00 e le 17,00 esclusi i lidi balneari.

    – Alla prima violazione accertata conseguirà l’inibizione dell’attività musicale, sia all’interno che all’esterno del locale, per giorni 5 decorrenti dalla data di contestazione o notifica della relativa sanzione.

    – Alla seconda violazione accertata conseguirà l’inibizione dell’attività musicale, sia all’interno che all’esterno del locale, per giorni 20 decorrenti dalla data di contestazione o notifica della relativa sanzione.

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    Attualità

    Assegnati 14 Carabinieri in provincia di Ragusa

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    Ragusa – Al Comando Provinciale Carabinieri di Ragusa sono stati recentemente assegnati 14 Carabinieri, 7 dei quali al termine del corso di formazione presso le Scuole dell’Arma e altri 7, già in servizio da qualche anno, nell’ambito delle procedure annuali di trasferimento.

    I Carabinieri, accolti dal Comandante Provinciale Colonnello Carmine Rosciano, sono stati destinati a rinforzare gli organici delle Stazioni di Ragusa, Modica, Vittoria, Acate, Comiso, Santa Croce Camerina, la Tenenza di Scicli ed i Nuclei Radiomobili delle Compagnie di Ragusa, Modica e Vittoria, reparti che rappresentano un valido punto di riferimento per la collettività, non solo per la tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica ma anche per garantire prossimità e sostegno alla popolazione

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    Direttore Responsabile: Giuseppe D'Onchia
    Testata giornalistica: G. R. EXPRESS - Tribunale di Gela n° 188 / 2018 R.G.V.G.
    Publiedit di Mangione & C. Sas - P.iva: 01492930852