Addio al "cantante-poeta" di strada
Franco Lauria era benvoluto dai gelesi
Non chiedeva mai niente. Chiudeva gli occhi, e iniziava a cantare improvvisando anche un balletto. Cantava le canzoni che tutti conoscevamo a memoria: Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Fabrizio De André, Lucio Battisti, qualche pezzo neomelodico che sapeva di mare, quel mare che ammirava e da cui prendeva spunto anche per declamare qualche poesia da dedicare al gentil sesso. La voce non era perfetta, a volte si rompeva sulle note alte. Ma era la sua, e la città l’aveva riconosciuta. Gela oggi piange Franco Lauria, il cantante - poeta. Era ricoverato da alcuni giorni in ospedale. Quando sostava dinanzi ai locali del lungomare, i baristi gli portavano il caffè senza che chiedesse. Le commesse in pausa pranzo si fermavano ad ascoltare un ritornello. Per tutti era “Franco”. E bastava. Perché in una strada piena di fretta, lui era il punto fermo. Il motivo per rallentare di un minuto, guardare in alto, ricordare che una melodia può cambiarti la giornata. Perché certe voci, anche se poco intonate, quando sono volute bene, fanno fatica ad andarsene del tutto. Franco non ha mai chiesto applausi. Ha solo chiesto di essere ascoltato un minuto, in mezzo al rumore. E la città, per un minuto, lo ha sempre fatto.
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