Autonomia finanziaria e potestà tributaria della Sicilia in un libro di Angelo Cuva / Video
Una riflessione sui rapporti finanziari tra Stato e Regione e sull'effettiva capacità della Sicilia di esercitare le prerogative previste dal suo Statuto speciale
PALERMO (ITALPRESS) – Una riflessione sui rapporti finanziari tra Stato e Regione e sull’effettiva capacità della Sicilia di esercitare le prerogative previste dal suo Statuto speciale: a promuoverla è Angelo Cuva, docente di Diritto tributario presso l’Università di Palermo e presidente dell’Associazione italiana degli avvocati tributaristi, nel suo libro L’autonomia finanziaria e la potestà tributaria della Regione siciliana. Il volume, edito da Cacucci, è stato presentato nell’Aula Borsellino del dipartimento di Scienze politiche, a Palermo: all’evento, oltre all’autore, hanno partecipato il sottosegretario alla Cultura Giampiero Cannella e, con un videomessaggio, il viceministro dell’Economia Maurizio Leo. Al centro del dibattito il ruolo della potestà tributaria della Sicilia e degli strumenti giuridici che disciplinano l’autonomia nella gestione delle risorse pubbliche: tema centrale è il ruolo giocato dallo Statuto, nonché l’effettiva attuazione delle prerogative in materia finanziaria.
“Autonomia finanziaria e potestà tributaria sono temi che ho affrontato da circa trent’anni e che oggi ho voluto riprendere, in occasione dell’80esimo anniversario dello Statuto siciliano – sottolinea Cuva – L’autonomia che la Costituzione ha attribuito alla Regione costituisce un modello innovativo di finanza decentrata e di federalismo, che però ha trovato scarsissima attuazione. Non si tratta, come alcuni detrattori affermano, di uno Statuto non più applicabile e fallito, ma piuttosto tradito: ci sono le condizioni per poterlo applicare, ma siamo arrivati a un punto di non ritorno”. Con l’entrata in vigore a livello nazionale della riforma sull’autonomia differenziata, aggiunge, “altre regioni stanno andando avanti su questa linea: se non si interviene ora dando attuazione a queste norme dello Statuto, attraverso l’introduzione delle nuove misure di attuazione in materia finanziaria sulle quali c’è già uno schema approvato dalla giunta regionale nel 2018, rischiamo che l’autonomia finanziaria resti solo un progetto e non sia uno strumento concreto per lo sviluppo della Sicilia”.
La riflessione di Leo si concentra su un articolo specifico dello Statuto siciliano, il numero 37, il quale “prevede che per le imprese industriali e commerciali che hanno sede sia negli altri territori dello Stato sia in Sicilia, la quota di reddito da attribuire agli stabilimenti collocati nell’isola produrre un vantaggio della Regione: con un decreto legislativo del 2005 abbiamo introdotto una norma che, proprio per dare attuazione a questa disposizione, prevede appunto quali siano le quote di competenza fiscale che lo Stato deve trasferire. C’è un passaggio dove si dice che sono trasferite simmetricamente alla Regione le competenze previste dallo Statuto esercitate finora dallo Stato: qui c’è stato un orientamento da parte della Corte Costituzionale che limitava queste spese, che devono essere poste a carico della Regione solo alla riscossione dell’imposta sul reddito e non all’ipotesi di trasferimento di funzioni diverse. Tali funzioni potrebbero essere sanità penitenziaria, servizio di rifornimento idrico delle isole minori, grandi derivazioni di acque pubbliche, alcuni servizi ferroviari per il trasporto locale. Sono tutte spese che potrebbero essere gestite insieme, portando avanti un ragionamento di concerto con le Regioni. Il mio intento è attivare, una volta conclusa questa fase della legge di bilancio, un tavolo tecnico per approfondire questi aspetti e valutare come rendere coerente questa disposizione con il principio di neutralità fiscale”.
Per Cannella l’autonomia finanziaria prevista nello Statuto siciliano costituisce “un punto di svolta: con la legge sull’autonomia differenziata del 2024 e con la sentenza n. 192 della Corte costituzionale dello stesso anno si sono stabilite le norme per l’autonomia finanziaria delle regioni a statuto ordinario: la Sicilia è stata in qualche modo anticipatrice, con il suo Statuto, tanto dell’autonomia finanziaria quanto della potestà tributaria; fin dal 1946 sono previste norme che danno alla Regione grande autonomia in questo senso, ma queste per difficoltà oggettive e qualche responsabilità della classe dirigente politica non hanno dispiegato pienamente la loro efficacia. Adesso noi siciliani siamo a un punto di svolta: o adeguiamo la nostra azione politica a quanto avviato a livello nazionale con la legge 86/2024 (autonomia differenziata, ndr) o, da anticipatori, restiamo in qualche modo testimoni di una parte dello Statuto siciliano che non ha mai dispiegato effettivamente tutta la sua efficacia. Valorizzare pienamente le prerogative dello Statuto ci consentirebbe non solo di influire sulla quantità di risorse utilizzabili, ma anche di rivedere la qualità della spesa. L’impiego delle risorse chiama in causa un approccio culturale, per comprendere quali siano le effettive necessità ma anche le opportunità per valorizzare il territorio siciliano”.
– foto xd8/Italpress –
(ITALPRESS).
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