Cafà solleva il caso della disdetta dei contatori idrici

Interrogazione al sindaco che è anche presidente dell'Ati idrico

A cura di Redazione Redazione
14 ottobre 2026 20:15
Cafà solleva il caso della disdetta dei contatori idrici  -
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La disdetta di un contratto d’affitto rischia di trasformarsi in una spesa aggiuntiva per chi deve subentrare nella fornitura idrica. È il problema sollevato dal consigliere comunale Paolo Cafà, esponente di Controcorrente PeR la Sicilia, che ha presentato un’interrogazione al sindaco di Gela, Terenziano Di Stefano, nella sua veste di presidente dell’Ati idrico di Caltanissetta.

Al centro dell’iniziativa c’è la procedura che, secondo quanto riferisce Cafà, Caltaqua adotterebbe quando un inquilino comunica la cessazione del servizio idrico alla fine del contratto di locazione. Il consigliere sostiene di avere verificato personalmente, nell’ambito della propria attività professionale, che agli utenti verrebbe fatto firmare un modulo comprendente, oltre alla disdetta della fornitura, anche la richiesta di rimozione del contatore.

Due operazioni che, secondo l’interrogante, dovrebbero invece rimanere distinte. Chi lascia un’abitazione, infatti, potrebbe voler interrompere la propria utenza senza chiedere necessariamente la rimozione del misuratore, che potrebbe restare nell’immobile, come avviene normalmente per altre forniture domestiche. Cafà riferisce che segnalazioni analoghe sarebbero emerse anche attraverso testimonianze di cittadini, articoli di stampa e contenuti pubblicati sui social.

La conseguenza, secondo il consigliere, sarebbe un aggravio economico per il proprietario dell’immobile o per il nuovo inquilino, costretto a sostenere il costo di un nuovo allaccio qualora il contatore fosse stato rimosso. Cafà riferisce inoltre di avere appreso di esposti presentati in Procura per una presunta ipotesi di truffa, circostanza che dovrà essere eventualmente verificata nelle sedi competenti.

Nell’interrogazione non manca una critica più generale alla gestione del servizio idrico. Cafà contesta a Caltaqua la qualità dell’erogazione, denunciando acqua torbida, forniture a giorni alterni e per poche ore, oltre alle ripetute rotture della rete e alle perdite che disperderebbero ingenti quantità d’acqua. Tra gli esempi cita via Venere, traversa di via Generale Cascino, dove, sostiene, si sarebbero verificate nuove rotture anche poche ore dopo gli interventi di riparazione.

La richiesta politica è rivolta direttamente al sindaco, chiamato a esercitare le proprie funzioni di presidente dell’Ati idrico e di vigilanza sul gestore. Cafà domanda se Di Stefano sia a conoscenza della procedura, se la ritenga corretta e se intenda intervenire, anche attraverso un invito formale, una diffida o altri strumenti ritenuti opportuni, affinché Caltaqua eviti la rimozione dei contatori nei casi in cui non sia stata espressamente richiesta.

La soluzione indicata dal consigliere è quella di limitarsi, quando necessario, ad apporre i sigilli al contatore, lasciandolo nell’abitazione. L’obiettivo dichiarato è evitare nuovi costi e complicazioni per gli utenti. «È giusto fare risparmiare i cittadini, evitando loro disagi economici e materiali?», chiede Cafà al sindaco, sollecitando un intervento a tutela dei consumatori.

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