Come cambia il lavoro con l’AI generativa: siamo pronti?

Capire come cambia il lavoro con l’AI generativa significa quindi partire da questo paradosso tutto italiano

A cura di Redazione Redazione
11 maggio 2026 08:43
Come cambia il lavoro con l’AI generativa: siamo pronti? -
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Il mercato italiano dell'intelligenza artificiale ha raggiunto 1,8 miliardi di euro nel 2025, con una crescita del 50% rispetto all'anno precedente. Eppure, solo l'8% dei lavoratori italiani crede che l'AI avrà un impatto positivo sulla propria vita professionale nel breve termine: il dato più basso in tutta Europa, ben al di sotto della media globale del 17%.

Due numeri che sembrano raccontare storie opposte e che invece fotografano con precisione la fase in cui ci troviamo. Le aziende investono, adottano strumenti, comprano licenze. I lavoratori guardano, aspettano, e spesso temono. Capire come cambia il lavoro con l’AI generativa significa quindi partire da questo paradosso tutto italiano, e provare a scioglierlo con dati concreti.

·                  Un'adozione accelerata, ma ancora diseguale

Nel 2025, il 71% delle grandi imprese italiane ha avviato almeno un progetto di intelligenza artificiale, e l'84% ha già acquistato licenze di strumenti di AI generativa, con una crescita del 31% rispetto all'anno precedente. Sono numeri che segnalano una transizione reale, non più una sperimentazione di nicchia. Il 58% delle aziende che ha avviato progetti AI dichiara di aver già registrato un impatto significativo sul proprio modello di business, dalla relazione con i clienti all'architettura operativa interna.

Il rovescio della medaglia riguarda le piccole e medie imprese: solo l'8% delle PMI ha avviato progetti concreti, mentre la percentuale sale al 15% considerando le medie realtà. Un divario che rischia di trasformarsi in un vantaggio competitivo sempre più difficile da colmare per chi resta indietro. Secondo l'Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, circa un'azienda su tre fatica ancora a stimare il rapporto costi-benefici dell'adozione, il che spiega in parte la cautela delle realtà più piccole.

·                  Come cambia il lavoro con AI generativa: dentro una giornata lavorativa

Al di là delle strategie aziendali, la trasformazione più concreta avviene nel quotidiano. Oggi il 47% dei lavoratori italiani utilizza già strumenti di AI in azienda. Tra questi, quattro su dieci dichiarano di riuscire a svolgere attività che prima non sarebbero stati in grado di fare, mentre circa la stessa quota stima un risparmio medio di oltre 30 minuti per ogni attività supportata dall'AI.

L'immagine più efficace per descrivere l'AI generativa sul lavoro non è quella della macchina che sostituisce l'uomo, ma quella del copilota: un sistema che affianca il professionista, accelerando le fasi ripetitive e liberando spazio per il ragionamento critico, la creatività, la relazione. Stesura di report, analisi di grandi volumi di dati, produzione di contenuti di marketing, generazione di codice: sono tutte attività che vengono eseguite in tempi drasticamente ridotti. Il cambiamento non è nell'eliminazione del lavoro umano, ma nella sua riconfigurazione.

Secondo un rapporto OCSE, il 28,3% dei lavoratori italiani è esposto agli effetti dell'AI generativa, ovvero almeno il 20% delle loro mansioni potrebbe essere svolto in metà tempo grazie a questa tecnologia. Un dato superiore alla media OCSE del 26%, con forti differenze territoriali: il Lazio è la regione più esposta (34,7%), la Basilicata la meno coinvolta (20,3%). L'esposizione è più alta nelle città, dove si concentrano i settori finanziari, tecnologici e cognitivi, e riguarda soprattutto le professioni white-collar ad alta qualificazione.

I settori più trasformati

L'AI non colpisce tutti i settori nello stesso modo. Nei comparti ad alta intensità di conoscenza come ICT, finanza e professioni scientifiche, si prevede che la tecnologia andrà a integrare quasi l'80% delle attività lavorative. Il marketing è un altro terreno di sperimentazione avanzata: i professionisti con competenze AI sono cresciuti del 107% tra i social media manager e del 117% tra gli analisti. Anche settori inaspettati mostrano una trasformazione rapida: le competenze AI crescono del 119% tra i grafici e del 115% tra gli specialisti PR.

Tra i comparti meno discussi ma altrettanto coinvolti c'è il settore del gaming e dell'intrattenimento digitale, dove l'AI generativa sta ridisegnando ruoli operativi e di controllo. Piattaforme come i casinò online, che gestiscono enormi volumi di dati e interazioni in tempo reale, stanno incorporando sistemi di AI per la personalizzazione dell'esperienza utente, il rilevamento delle anomalie e la verifica della compliance. Anche la selezione degli operatori riflette questa evoluzione: classificare i casinò non aams che pagano subito in base a velocità, affidabilità e requisiti tecnici richiede competenze ibride, a cavallo tra analisi dei dati e sicurezza informatica, un lavoro di verifica che siti come MiglioriCasinoOnline.info svolgono in modo sempre più strutturato e algoritmico.

·                  I nuovi lavori nati nell'era dell'AI generativa

Parallelamente all'automazione di alcune mansioni, l'AI generativa sta generando figure professionali nuove, alcune delle quali ancora poco conosciute al grande pubblico. Le richieste di competenze AI negli annunci di lavoro sono cresciute del 93% in un anno, e il 76% delle offerte per posizioni white-collar ad alta qualifica richiede già skill specifiche in questo ambito. Non si tratta solo di tecnici o sviluppatori: la domanda si concentra su figure capaci di gestire la trasformazione organizzativa, non solo quella tecnologica.

Le professioni emergenti più richieste includono:

  • Prompt engineer: progetta e ottimizza le istruzioni per i modelli linguistici, migliorandone l'efficacia in contesti aziendali specifici.

  • AI trainer: supervisiona e corregge i comportamenti dei sistemi di AI, garantendo output accurati e coerenti con gli obiettivi dell'organizzazione.

  • AI ethicist: valuta i rischi etici e sociali dell'adozione dell'AI, un ruolo sempre più rilevante nel contesto dell'AI Act europeo.

  • Machine learning specialist: sviluppa e affina modelli predittivi applicati a settori che vanno dalla sanità alla finanza.

  • AI compliance officer: figura chiave nei settori regolamentati, come finanza e gaming, dove la supervisione algoritmica ha implicazioni legali dirette.

·                  Cosa rischia davvero di sparire

La narrativa della "sostituzione totale" è quasi sempre esagerata, ma alcuni segnali meritano attenzione. Il CEO di Anthropic, Dario Amodei, ha dichiarato che l'AI potrebbe ridurre fino al 50% dei ruoli entry-level nel settore amministrativo nei prossimi 5 anni. Le assunzioni di sviluppatori software junior sono già in calo, perché l'AI generativa è in grado di scrivere codice che in precedenza richiedeva figure junior dedicate. Più in generale, i ruoli più esposti sono quelli basati su attività ripetitive, standardizzate e scarsamente contestuali.

Vale però la pena citare un dato controcorrente: l'analisi di Gartner rileva che meno dell'1% dei licenziamenti avvenuti nella prima metà del 2025 è stato direttamente causato da aumenti di produttività legati all'AI. La tecnologia trasforma i ruoli più rapidamente di quanto li elimini. I profili che escono rafforzati dalla transizione sono quelli con spiccate capacità relazionali, di supervisione, pensiero critico e gestione dell'incertezza: competenze che i modelli linguistici, per quanto avanzati, non replicano.

·                  Formarsi o restare indietro: il nodo delle competenze

Solo il 24% della forza lavoro globale si sente oggi pronta per affrontare le sfide del mercato del lavoro nei prossimi anni. Un gap enorme, che le aziende più avvedute stanno cercando di colmare con programmi interni di upskilling e reskilling, microcertificazioni e piattaforme di formazione on demand.

Sul fronte istituzionale, il governo italiano ha definito una Strategia Nazionale per l'AI per il periodo 2024-2026, in linea con l'AI Act europeo, che punta a una transizione responsabile e inclusiva. Le sfide più urgenti riguardano però la capacità di raggiungere le fasce di lavoratori meno digitalizzati e le PMI, che rischiano di accumulare un ritardo difficile da recuperare.

La domanda "siamo pronti?" non ha una risposta univoca. Le grandi imprese, in parte sì: hanno investito, sperimentato, misurato i risultati. I lavoratori, nella loro maggioranza, no: la diffidenza è alta, la formazione ancora frammentata, e il cambiamento viene spesso percepito come una minaccia più che come una leva. Non a caso, per quasi metà degli italiani l’intelligenza artificiale è ancora vista più come un rischio che come un’opportunità.

Eppure i dati indicano una direzione chiara. Entro il 2035, tra il 30 e il 40% delle attività del 60% dei lavoratori globali sarà trasformato dall'AI generativa. Non si tratta di un futuro ipotetico: è una traiettoria già avviata.

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