Dario Maltese: "Al Gela calcio serve organizzazione"
"Siamo stati visti più volte come quelli che creano discussioni, ma la realtà dei fatti è una: dobbiamo percepire quattro mesi di stipendio"
«Dobbiamo percepire ancora il mese di gennaio. Una società sana dovrebbe già programmare la prossima stagione, non presentarsi con quattro mensilità arretrate: con una o due sarebbe stata una situazione più leggera. La mia preoccupazione è quella che hanno tutti i tifosi del Gela». Parole che lasciano poco al caso quelle di Dario Maltese.
Il capitano del Gela, ieri in diretta durante “Stadio Express”, ha illustrato l’attuale situazione del mondo biancazzurro dal punto di vista dei calciatori. Attendono ancora risposte, sia sul passato (gli stipendi arretrati), sia sul presente (la crisi societaria), sia soprattutto sul futuro (se il Gela vorrà nuovamente puntare su di loro, ammesso che sarà nuovamente ai nastri di partenza della Serie D).
«Al termine della stagione non ci è stato detto nulla - ha detto il numero 8 del Gela -, soltanto che entro il 30 giugno si risolverà tutto. La paura è sempre quella, perché è da parecchio tempo che inseguiamo lo stipendio. Mancano meno di 45 giorni al 30 giugno, un po’ di paura si ha. Ad oggi però non mi va di salutare la gente, non me la sento perché non so cosa succederà». Maltese ha evidenziato le difficoltà incontrate «da novembre ad oggi, ne abbiamo affrontate parecchie dentro e fuori dal campo. Siamo stati visti più volte come quelli che creano discussioni, ma la realtà dei fatti è una: ad oggi le difficoltà ci sono ancora e sono ancora più gravi».
Per il futuro del Gela, specie se si vuole puntare ai livelli consoni al blasone e alle aspettative, serve principalmente una cosa: «Organizzazione – ha sottolineato Maltese –, oltre alla puntualità dal punto di vista economico. Per fortuna quest'anno c'era nello spogliatoio gente che ha giocato a pallone, gente di spessore e probabilmente prendendo qualche risparmio siamo riusciti a sopperire alle difficoltà.
«Potrei raccontare un’infinità di situazioni - ha aggiunto il centrocampista biancazzurro -: quando il venerdì o il sabato stiamo a pensare a tutto tranne che alla partita della domenica e non sempre riesci a mettere la ciliegina sulla torta, probabilmente ogni tanto siamo riusciti a fare la partita della vita e a portare il risultato a casa, altre volte a livello psicologico stavi male e magari l'episodio a sfavore ti tira fuori tanto nervosismo e poi di conseguenza va tutto nel verso sbagliato». Parole che rafforzano l’importanza di aver salvato la categoria. Adesso bisogna salvare, nuovamente, il Gela calcio.
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