Energie rinnovabili, esperti a confronto a Palermo su sfide e opportunità
Un incontro tra istituzioni, esperti e imprese del settore energetico per fare il punto su criticità e opportunità legate alle rinnovabili, ma anche su come affrontare la sfida dello sviluppo del sud Italia
PALERMO (ITALPRESS) – Un incontro tra istituzioni, esperti e imprese del settore energetico per fare il punto su criticità e opportunità legate alle rinnovabili, ma anche su come affrontare la sfida dello sviluppo del sud Italia: questo l’obiettivo del convegno Energia e Mezzogiorno, promosso dall’associazione I sud del mondo e svoltosi all’Hotel Addaura Village e Congressi a Palermo. Il titolo dell’evento, “Il Sud che produce e il Nord che consuma”, è indicativo di un’Italia che viaggia a due velocità e oggi più che mai necessita di affrontare la questione energetica con interventi strutturali.
Al centro della riflessione c’è soprattutto il ruolo del Mezzogiorno che, pur ritagliandosi un ruolo di primo piano come hub produttivo di energia verde, sarà chiamato a un ulteriore step: tradurre questa vocazione in un reale sviluppo del territorio e abbandonare lo status di mero fornitore per i poli industriali del nord. L’importanza del sud come traino per l’Italia diventa ancora più rilevante di fronte al dato nazionale sulla produzione di energia da fonti rinnovabili: l’Italia è infatti ferma al 19,3%, mentre la media europea si attesta sul 25,2%.
“‘Il sud che produce e il nord che consuma’ potrebbe essere quasi una provocazione, ma non lo è perché di fatto a livello energetico il sud, negli ultimi anni, sta producendo molto in termini di fotovoltaico – sottolinea Pompeo Torchia, presidente di I sud del mondo – C’è molta richiesta di rinnovabili e da questo punto di vista il Mezzogiorno sta trainando il paese, ma c’è un problema di fondo perché i consumi che vengono strutturati da questa produzione di rinnovabili vanno per lo più verso un nord produttivo ed energivoro; il problema di fondo è cercare di strutturare al meglio il sud e metterlo nelle condizioni adatte per un migliore sviluppo a livello di infrastrutture, di imprese e di innovazione affinché questa produzione energetica possa essere utilizzata nel sud stesso. L’appuntamento di oggi non è solo un modo per analizzare il fenomeno, ma per dare spunti di riflessione alle istituzioni e agli stakeholders interessati: noi pensiamo che si debba investire di più al sud e che questo debba essere in qualche modo risarcito per quanto riguarda lo sfruttamento delle varie rinnovabili che vengono implementate; serve l’impegno di tutta la politica per investire meglio, affinché si faccia un piano per definire meglio anche le nuove infrastrutture nel Mezzogiorno”.
Per Saverio Romano, presidente nazionale di Noi moderati, “l’Italia viaggia a due velocità perché, soprattutto nel Mezzogiorno, i meccanismi organizzativi sono ancora più farraginosi: la semplificazione burocratica c’entra molto con la produzione dell’energia, perché in Italia abbiamo una produzione da fonti rinnovabili che in alcuni casi sfiora il 70% e purtroppo la prassi burocratica che ormai si è instaurata fa sì che tutto ciò che riguardi le autorizzazioni, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno, sia molto più lento. Il sud è sempre quello che produce di più, mentre le industrie dislocate al nord sono quelle che consumano più energia: ci sarebbe veramente da puntare all’autonomia energetica attraverso meccanismi come l’implementazione della rete, che non sempre è nelle condizioni di supportare il carico di produzione che viene dalle fonti rinnovabili, e l’accelerazione degli iter per fare in modo che il sole e il vento diventino fonti non inquinanti per tutti e non solo per pochi”.
Giuliano Forzinetti, assessore comunale alle Attività produttive, evidenzia come “il tema dell’energia è fondamentale e oggi deve essere percepito come legato non solo all’ambiente, ma alla politica industriale del nostro paese: ci sono ricadute economiche e lavorative assolutamente attuali e necessarie. Entro il 2030 dobbiamo raggiungere i 130 gw a livello nazionale: è un traguardo ambizioso, ma necessario. Oggi siamo troppo dipendenti da fonti fossili esterne e dal gas esterno: le nostre imprese hanno ricadute in termini di costi sull’energia, questo porta a una perdita di competitività che non ci possiamo più permettere”.
– Foto xd8/Italpress –
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