Il Comitato gelese del Si fa l'analisi del voto
"La vittoria del No non risolve il problema"
COMUNICATO STAMPA
Il comitato del si presieduto dall'avv.Giuseppe d'Aleo prende atto del risultato referendario e dell’espressione di voto della maggioranza degli italiani che hanno deciso di bocciare la riforma.
La sconfitta del SI, con almeno il 40% degli italiani dichiaratisi favorevoli alla proposta di riforma del Governo, evidenzia come il sistema giudiziario italiano necessiti dei giusti interventi correttivi, capaci di garantire imparzialità, credibilità e corretto funzionamento della Magistratura.Questo il commento all'esito del voto:
"La vittoria del No non risolve il problema legato alla sfiducia verso la principale istituzione del Paese; ne aggrava semmai i risvolti, aprendo le porte al pericolo di un conflitto tra Politica, Governo e Magistratura, destinato a contagiare la stessa democrazia se non si pongono da subito i giusti rimedi.La bocciatura della proposta di riforma sulla separazione delle carriere, sul doppio CSM e sull’Alta Corte, non può del resto significare affrancamento della politica dalla responsabilità di dover (ri)tentare una riforma dell’attuale sistema giudiziario italiano, cancellandone quelli che sono e restano comunque i suoi autentici derivati di ispirazione fascista e correggendolo nel senso di renderlo pienamente conforme ai principi costituzionali del Giusto Processo, in linea con i più evoluti ordinamenti democratici dell’occidente europeo, ristabilendo i presupposti stessi perché la Giustizia non sia più messa in discussione da quella che appare essere una quota abbastanza consistente dei suoi possibili utenti.
Il risultato referendario, comunque lo si voglia interpretare, ha sicuramente espresso la necessità di mettere al riparo la credibilità della Magistratura da ogni sospetto di avvelenamento della sua delicata funzione, sotto l’influenza della magistratura associata, del correntismo e del sistema delle porte girevoli tra ANM, CSM e Parlamento, imponendosi tutto il necessario rigore perché il sistema di attuale autogoverno dei Magistrati non sia più percepito come strumento di affrancamento dalle loro responsabilità o per la difesa corporativa di loro privilegi.
Lasciare invariati i termini di siffatte questioni, sol perché convinti di poter godere del voto blindato della maggioranza contro il tentativo di riforma costituzionale della magistratura, significherebbe legittimare ancor di più la percezione che del potere giudiziario, come contropotere in grado di influire e condizionare la stessa volontà del Parlamento, è ormai propria di una parte neppure minoritaria degli italiani, aprendo le porte ad un clima di costante tensione, destinato a danneggiare le fondamenta stessa della nostra democrazia.
Il responso delle urne suggerisce che la palla passi ora direttamente nelle mani delle forze progressiste presenti in Parlamento, perché siano promotori di una riforma ordinata che sia la giusta sintesi tra l’esigenza di preservare l'indipendenza del giudice e la garanzia di processi più giusti, senza per questo sottrarre spazi di garanzia per l’imputato, evitando che il tema resti confinato alla sola dialettica tra "giustizialisti" e "garantisti" e disinnescando, prima che sia troppo tardi, la logica dello scontro frontale o del muro contro muro"
Il comitato ringrazia quanti hanno ritenuto di doversi spendere per la causa delle ragioni del SI, mossi dal desiderio di assicurare processi più giusti, maggiore trasparenza e responsabilità della Magistratura, nel rispetto degli stessi principi costituzionali e a garanzia dei soli cittadini, assicurando nella nostra città un quasi sostanziale pareggio del risultato referendario.
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