“Il fatto non sussiste”: assolti Renzo Caponetti e la moglie

“Ero certo dell’estraneità ai fatti. Resta il dispiacere per gli ingiusti effetti prodotti dal procedimento sull’Associazione Antiracket”

A cura di Redazione Redazione
23 luglio 2026 18:20
“Il fatto non sussiste”: assolti Renzo Caponetti e la moglie -
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Il Giudice dell'udienza preliminare di Gela, Dr. Roberto Riggio all'esito dell'udienza odierna nel giudizio abbreviato, ha assolto Renzo Caponetti, già Presidente dell'Associazione Antiracket "Gaetano Giordano" di Gela, e la moglie Rocca Lopez, con la formula "perché il fatto non sussiste" con riferimento ad entrambi i capi di imputazione con i quali venivano contestati i reati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e malversazione delle stesse, in relazione al beneficio economico loro attribuito quali appartenenti ad una associazione antiracket vittime di intimidazione ambientale.

La vicenda giudiziaria, scaturita dalle dichiarazioni di un soggetto che Caponetti aveva dovuto allontanare dal movimento antiracket perché coinvolto in vicende giudiziarie, ha avuto inizio il 3 agosto 2022 con il sequestro dei beni dei coniugi Caponetti. Il provvedimento di sequestro era stato annullato dal Tribunale del riesame di Caltanissetta in accoglimento del ricorso presentato dai difensori, Avv. Mario Ceraolo e Avv. Rosario Pennisi, per l'insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza.

A seguito della richiesta di rinvio a giudizio della Procura della Repubblica di Gela, i difensori chiedevano che i sigg. Caponetti venissero giudicati con il rito del giudizio abbreviato che si è concluso con la sentenza che ha assolto Renzo Caponetti e la moglie "perché il fatto non sussiste".

Si è conclusa così una vicenda che ha visto coinvolto Renzo Caponetti, già Presidente dell'Associazione Antiracket di Gela, nel 2005 grazie al suo personale impegno. Nel 2015 Caponetti è riuscito a promuovere nuovi presidi di legalità nel territorio siciliano contribuendo alla nascita di altre associazioni antiracket nell'ennese ed a Niscemi dove grazie ad un imprenditore coraggioso (che Caponetti ha assistito nella denuncia), sono state eseguite diverse misure cautelari nell'operazione antimafia "Fenice".

L'Associazione antiracket di Gela, nel frattempo, aveva raggiunto il numero di oltre duecento iscritti divenendo un punto di riferimento per tutta l'Italia. E l'impegno del Caponetti è stato sempre riconosciuto sia in ambito regionale che nazionale.

«In questi anni - dichiara Renzo Caponetti -, certo dell'assoluta estraneità ai fatti che mi venivano contestati, da subito affermata dal Tribunale del Riesame di Caltanissetta che ha annullato il provvedimento di sequestro per insussistenza di indizi di colpevolezza, ho atteso con serenità e fiducia nella magistratura giudicante l'esito del giudizio di merito, affidandomi alla competenza dei miei difensori, gli Avvocati Mario Ceraolo e Rosario Pennisi, ai quali va il mio ringraziamento per la qualificata assistenza che, facendo emergere la verità dei fatti, ha condotto oggi all'assoluzione mia e di mia moglie.

«Oggi, nel ringraziare quanti non hanno mai fatto mancare la loro vicinanza e sostegno - conclude Caponetti -, mi resta il dispiacere per gli ingiusti effetti prodotti da tale procedimento penale sull'operatività dell'Associazione Antiracket di Gela, che hanno determinato l'indebolimento di uno dei più importanti presidi di legalità del Paese e l'isolamento degli associati, operatori economici alla cui tutela mi sono da sempre dedicato in un territorio flagellato dal fenomeno mafioso».

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