“Il filo sottile della parola” stasera al Museo di Niscemi

Niscemi - Continua il tour letterario del prof. Filippo Monacapilli che dopo la tappa di Leonforte, ultima di una lunga serie, approda stasera alle 17.30 nell’auditorium del Museo civico di Niscemi co...

A cura di Redazione Redazione
25 marzo 2023 10:50
“Il filo sottile della parola” stasera al Museo di Niscemi -
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Niscemi - Continua il tour letterario del prof. Filippo Monacapilli che dopo la tappa di Leonforte, ultima di una lunga serie, approda stasera alle 17.30 nell’auditorium del Museo civico di Niscemi con la presentazione del libro “Il filo sottile della parola – Aforismi e pensieri” edito dalla casa editrice ' L' inedito letterario'.

Ultima creatura dall’autore, originario di Aidone, che ha scelto la forma giapponese Haiku di 17 sillabe e 3 versi, essenziale e diretta. “Il filo sottile della parola” si presenta intimista ma anche impegnata sul piano politico e sociale. L'autore affronta la vita in versi come in un mondo di lupi mascherati da agnelli e descrive così il mondo circostante, ultimo testimone dei concetti di democrazia greci e mazziniani.

L’incontro di stasera si apre con i saluti del sindaco Massimiliano Conti, dell’assessore alla cultura Marianna Avila, del presidente del Consiglio comunale Angelo Chessari e del direttore del Museo civico Franco Mongelli. Dialoga con l'autore Enrico Di Martino.

"Dopo le lusinghiere e apprezzate produzioni - scrive lo scrittore Corrado Calvo - che lo hanno imposto all’attenzione del vasto pubblico Filippo Minacapilli ci regala un’opera dedicata tutta agli Aforismi. La sua parola si fa più concisa, lapidaria, talvolta mordace, perfino sapienziale o corrosiva, smascherando luoghi comuni o fustigando falsi moralisti.

Dagli eleganti Haiku e dalla loro sintesi estetica, passa a quella più corposa e, in alcuni casi, scudisciante degli aforismi approdando a un piano sempre più incisivo con cui sfogare amarezze e disillusioni o rendere partecipi di certezze sapienziali o addirittura metafisiche.

Lo fa librandosi sopra orizzonti dal grande valore civico, umano e sociale, sviscerando con disarmante facilità temi complicati che la sua alchimia sa rendere semplici e fruibili.

Non ci inganni, però, la semplicità espressiva che magistralmente il nostro raggiunge; essa si regge sulla profondità di un pensiero ricco e fecondo, frutto di ricerca e di impegno. C’è in tutti gli aforismi -  sociali, politici o culturali che siano - una tensione intellettuale e morale salda e consapevole. Vi troviamo la concentrazione espressiva che fu propria dell’epigramma ellenistico o dei precetti  sapienziali, un contorno meditativo che attinge al bagaglio culturale del suo autore, alla ricchezza delle relazioni e delle esperienze maturate. In Filippo Minacapilli traspare netta, sfuggendo a qualsiasi sorta di mascheramento, la solida certezza dell’intellettuale, cosciente del ruolo che è chiamato a svolgere in una società come la nostra, dibattuta fra i mille mostri e i grovigli di cui si nutre.

L’officina della poesia, che si avverte anche in questi aforismi, ci consegna un uomo del nostro tempo, preoccupato di leggere, capire e comunicare. Con stile e misura sembra levarsi dai suoi aforismi l’antica voce che fu di Callimaco e di Teocrito, di Catullo e di Licinio Calvo. Gliene proviene la forza espressiva e sintetica, la lucida capacità di analisi, l’ironia mordace e una propria leggiadra arguzia ironica.

Il culto di questa singolare forma letteraria è proseguito nel medioevo sino ad arrivare a noi.

Il nostro Filippo Minacapilli è, quindi, in ottima compagnia. Ma lo fa col suo stile e la geniale carica espressiva che possiede. Grazie all’immediatezza e alla spontaneità di cui veste i suoi aforismi, travalica gli schemi usuali, rivelando di utilizzare con destrezza la metafora e tutte le altre figure retoriche, rendendoci accessibili sotto una luce nuova i fatti e gli elementi compositi della realtà.

I suoi aforismi spaziano liberamente dalla politica all’animo umano, dalla condotta sociale alla cultura, all’attualità, a tutti i temi che gli sono cari e che già ha toccato con l’eleganza dei suoi versi e la sintesi alta dei suoi haiku. Sono i temi universali, propri di ogni società: i sentimenti e le debolezze umane, la poesia e l’arte, l’ipocrisia e la moralità, la politica e  i temi esistenziali.

Il nostro conserva come un talismano la virtù preziosa della semplicità, amica e compagna della chiarezza. Se passa in rassegna i sentimenti negativi da cui fuggire, è categorico: il rancore “offusca la percezione di ciò che è bello”; l’orgoglio “offusca la mente e indebolisce l’anima”; l’invidia “è un globulo nero che avvelena l’anima”. Ribalta i luoghi comuni: “Non è la farfalla che gioca col fuoco. E’ l’inverso.

Pirandellianamente si sofferma sulla “maschera” e sull’uso che se ne fa nella politica, dove si ama pensare in grande ma con “la testa d’altri” e si sceglie di vivere comodamente “all’ombra degli altri” o dove ci si presenta “da agnelli per poi ingozzarsi come lupi famelici”. Non di meno accade nella società e all’interno dei rapporti interpersonali. E che dire dei voltagabbana, pronti ad applaudire “sempre chi vince” e lesti a percepire quando “il vento cambia direzione”.

Da buon fustigatore dei costumi e della condotta, se la prende con i calunniatori che “hanno denti aguzzi al veleno”, che dispongono di una fantasia così fervida da “parlare di fatti inesistenti”. Possiedono “lingue perfide” come “lame affilate” che purtroppo “lasciano i segni”. “La calunnia è un virus che uccide l’anima” e i “maldicenti diversamente dai serpenti a sonagli, non avvisano prima di spargere veleno

Di contro, a spada tratta e senza peli sulla lingua, difende il valore della democrazia, la cui conquista ha richiesto il sacrificio di molti eroi, e ora “i vigliacchi ne fanno violenza”. “La libertà ha bisogno della parola contro chiunque vorrebbe mortificarla. Il silenzio – si badi bene – è complicità”. Filippo Minacapilli ripone grande fiducia nella parola, picciola ma dalla potenza grande, come affermava il più distruttivo dei Sofisti, il nostro Gorgia. E conclude ricordandoci che “la parola apre l’infinito”; mentre bolla come autentico “vigliacco” il terrorista.

In amore mostra un animo e una mente aperti e, anche qui, rivela chiarezza e nettezza di idee: “nel bacio sono le anime a toccarsi”, “un granello d’amore può valere una vita”, “in amore il dialogo intimo non è fatto di parole”. E sulle quote rosa: “le donne in gamba non cercano spazi rosa, li creano”.

Su tutto, la poesia che “muove gli universi” e il poeta che “sugge nettari rari e poi sparge il bello”, lui che “ama vagare al di sopra delle nuvole”. E rimarca come “l’onda poetica può spazzare via l’odio, la guerra, la discriminazione”.

Filippo Minacapilli rappresenta, dunque, la vasta e composita varietà umana. Con i suoi vizi e le sue virtù, con le sue imperfezioni e i suoi valori. Quei tratti che, in definitiva, la rendono propriamente “umana”.

Distilla saggi consigli e raccomandazioni preziose, aprendoci gli occhi e la mente a quanto ci si muove attorno, marchiando chi della convivenza sociale tenta coi suoi vezzi e le sue magagne di farne sordido bivacco. Si rivela capace di riassumere in brevi sentenziose parole il risultato di una osservazione e carpirne una verità, una regola o una massima di vita, traendole da un cielo che pure ci appariva nebuloso e sfuggente. Danza con i suoi aforismi, perché lui ne sente la musica colorandoli di saggezza e sentimento, rivestendoli di emozione e ansia di capire.

Ci invita, infine, a liberarci da quelle “sbarre invisibili” che incatenano la nostra esistenza".

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