Il gruppo Pd interroga la Regione sul porto rifugio

Dopo 15 anni di insabbiamento, quando si interverrà?

A cura di Redazione Redazione
13 maggio 2026 12:14
Il gruppo Pd interroga la Regione sul porto rifugio  -
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Dopo oltre quindici anni di insabbiamento e annunci rimasti sulla carta, il porto rifugio di Gela torna in Aula all’Ars. I deputati regionali Pd hanno presentato un’interrogazione al presidente della Regione e all’assessore alle Infrastrutture per chiedere chiarezza sullo stato dei lavori di dragaggio e ripristino funzionale dello scalo.

Nel documento si ricostruisce una vicenda lunga e bloccata: il porto è di fatto impraticabile, con gravi ricadute sulla marineria locale e sull’intero indotto della pesca. I progetti per il dragaggio dei fondali sono stati più volte annunciati, rimodulati e rinviati, senza mai arrivare all’avvio dei cantieri.

Dal 2016, poi aggiornato nel 2023, sono destinati al porto di Gela circa 5 milioni di euro dalle compensazioni Eni. Il 12 ottobre 2024 la Giunta regionale ha approvato un nuovo accordo attuativo con Eni per un contributo di 3,7 milioni destinati al ripristino funzionale e per il rimborso di 1,7 milioni alla Regione per interventi già realizzati. Soggetto attuatore è l’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale, cui nel 2022 è stata trasferita la gestione del sedime portuale.

Secondo l’interrogazione, l’Autorità portuale avrebbe già avviato le attività preliminari e impiegato risorse per la progettazione e la candidatura dell’intervento a linee di finanziamento regionali, nazionali ed europee. Ma i tempi si allungano: la Capitaneria di Porto ha autorizzato nuovi campionamenti dei sedimenti, perché quelli del 2023 sono scaduti dopo il triennio di validità. Una procedura che comporta ulteriori ritardi e costi.

A complicare il quadro, il Ministero delle Infrastrutture ha confermato in risposta a un’interrogazione parlamentare che il percorso autorizzativo è ancora in corso. La Commissione VIA-VAS, con parere del 4 aprile 2025, ha richiesto una nuova procedura di valutazione ambientale. Lo stesso Ministero stima un investimento complessivo che potrebbe superare i 150 milioni di euro, con un primo stralcio funzionale da circa 40 milioni per il dragaggio di 140.000 metri cubi di sedimenti, la realizzazione del canale di accesso e il recupero delle aree di attracco.

“Nonostante gli annunci e le interlocuzioni tra Regione, Autorità portuale e Governo nazionale, i lavori non sono partiti e il porto resta inutilizzabile” scrivono Chinnici e Catanzaro, sottolineando i danni economici, sociali e occupazionali per Gela.

I deputati Dem chiedono quindi alla Regione di precisare lo stato dell’iter autorizzativo, le ragioni del mancato avvio dei lavori, la disponibilità effettiva delle risorse Eni e gli esiti delle trattative sul primo stralcio da 40 milioni. Chiedono inoltre il cronoprogramma aggiornato e valutano utile l’istituzione di una cabina di regia permanente con Comune di Gela e operatori economici per garantire trasparenza e monitoraggio pubblico.

In chiusura, l’interrogazione sollecita il governo Schifani ad adottare “iniziative urgenti” per evitare nuovi rinvii e restituire finalmente operatività al porto rifugio.

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