Il ministro Musumeci al Senato sulla frana di Niscemi

"Non intendo coprire chi dopo il 1997 aveva il dovere di intervenire e non lo ha fatto"

A cura di Redazione Redazione
04 febbraio 2026 14:19
Il ministro Musumeci al Senato sulla frana di Niscemi  -
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Una vicenda lunga quasi trent’anni, segnata da frane, rimpalli di competenze e interventi mai completati. È il quadro che il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, ha delineato nel corso della sua informativa al Senato sulla situazione di Niscemi, ricostruendo per la prima volta — sulla base di documenti recentemente acquisiti — la complessità di una gestione che dal 1997 a oggi non ha mai trovato una soluzione definitiva.

Secondo Musumeci, dopo la prima frana del 1997 furono emanate nove ordinanze nell’arco di cinque anni, stanziati 7 milioni di euro e nominati diversi soggetti attuatori, alternatisi tra presidenti di Regione, capi del Dipartimento di Protezione civile e prefetti territorialmente competenti. «Gli interventi necessari erano chiari fin da subito», ha ricordato il ministro: demolizione e delocalizzazione degli edifici a rischio, consolidamento del versante attraverso una galleria di valico, regimentazione delle acque, deviazione delle acque nere e costruzione di un nuovo depuratore.

Nonostante ciò, la macchina amministrativa si è progressivamente inceppata. Il progetto esecutivo arrivò soltanto dieci anni dopo la frana e, nel 2017, non era ancora diventato un cantiere. Nel frattempo, nel 2014 risultavano ancora da abbattere 71 edifici inabitabili. Tentativi di mediazione tra Comune, Regione e Protezione civile si susseguirono senza esito: nel 2015 il Dipartimento nazionale si dichiarò non più competente sul consolidamento della frana, mentre l’anno successivo la Protezione civile regionale attribuì la responsabilità esclusivamente al Comune.

A rendere il quadro ancora più critico, i pareri del Comitato tecnico-scientifico che già nel 2005 descrivevano una situazione gravemente compromessa. «Tutte le istituzioni dovrebbero sentirsi coinvolte», ha affermato Musumeci, ricordando che al suo insediamento alla presidenza della Regione, nel 2017, la Sicilia era l’unica regione italiana priva di un’Autorità di bacino, con la conseguenza di una gestione del rischio idrogeologico frammentata tra numerosi enti. «L’abbiamo istituita in tre mesi», ha sottolineato.

Un ulteriore aggiornamento, ricevuto nel maggio 2022 e relativo a un tratto di strade provinciali a valle, indicava che il rischio aveva raggiunto il livello 4, il più elevato. Da quel momento si aprì una nuova fase operativa tra Protezione civile regionale e Comune di Niscemi, con sopralluoghi e verifiche sulla compatibilità tra i progetti del 1997 e lo stato attuale dei luoghi. La questione approdò successivamente al Dipartimento nazionale, che affidò al Comune il compito di quantificare le risorse necessarie per il piano di demolizione dei 71 edifici ancora in piedi, condizione indispensabile per accedere ai fondi.

Musumeci ha respinto «con fermezza» ogni tentativo di attribuire agli ultimi tre mesi del suo mandato regionale — tra maggio e agosto 2022 — responsabilità che, a suo avviso, appartengono a un arco temporale ben più ampio. «Non è mio compito cercare i responsabili, ma non intendo coprire chi, dopo il 1997, aveva il dovere istituzionale di intervenire e non lo ha fatto», ha dichiarato.

Il ministro ha concluso richiamando la necessità di un impegno corale: «Questo è il momento di stare vicino agli abitanti di Niscemi e far sentire la presenza concreta dello Stato. Il governo è pronto a qualunque soluzione operativa per restituire sicurezza e serenità alle famiglie che hanno perso per sempre la loro casa. Su questo obiettivo il Parlamento, maggioranza e opposizione, non può tirarsi indietro».

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