Individuati autori di rapina a rappresentante di gioielli
La Polizia ferma due cugini gelesi
Sono stati individuati e fermati dalla Polizia di Gela, i due soggetti ritenuti responsabili della rapina aggravata in concorso avvenuta lo scorso 24 aprile ai danni di un rappresentante di gioielli nella zona Molino a vento. Si tratta di due cugini (Luigi Di Noto, 40 anni e Nunzio Di Noto, 36). I due provvedimenti di fermo di indiziato di delitto, sono stati emessi dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Gela.
Quel venerdì 24 aprile, un equipaggio della sezione volanti, a seguito di richiesta pervenuta in Commissariato tramite numero di emergenza, intervenne in Corso Vittorio Emanuele perché era stata segnalata una rapina consumata da due individui travisati a bordo di scooter ai danni di un commerciante di gioielli. Le indagini condotte della squadra investigativa del Commissariato, coordinate dalla Procura della Repubblica di Gela, diretta da Salvatore Vella, hanno consentito l’individuazione dei presunti autori,attraverso la visione delle immagini del sistema di videosorveglianza cittadino. Gli investigatori sono riusciti a ricostruire le varie fasi della rapina e il percorso di fuga dei responsabili. In particolare, i due autori, riconosciuti dai poliziotti, una volta giunti nel luogo della consumazione della rapina hanno aggredito alle spalle la vittima, strappandogli di mano con violenza una borsa e uno zaino contenenti gioielli per un valore di circa centomila euro, dandosi poi a precipitosa fuga a bordo dello scooter privo di targa. Le successive verifiche hanno accertato che il mezzo utilizzato per la commissione della rapina è riconducibile a uno dei due rapinatori (il quarantenne), il quale, nel tentativo di eludere le indagini, dopo la commissione dell'azione criminosa, ha ceduto il mezzo a una terza persona per un corrispettivo di mille euro. L’altro complice, in atto risulta sottoposto alla misura alternativa dell’affidamento in prova presso una città del nord Italia, dove è domiciliato e dove domenica doveva fare ritorno, dopo un permesso ottenuto dall’Autorità giudiziaria, per stare qualche giorno a Gela. Il provvedimento di fermo si è reso necessario perché sussistono concreti elementi per ritenere attuale il pericolo di fuga degli indagati.
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