La dissacrante ironia sulla corruttela della pubblica amministrazione
Il teatro della denuncia. Vizi e virtù di microcosmi e luoghi pubblici dove si consuma la corruzione: ieri come oggi. Sempre con le stesse dinamiche. Questo è l'impianto su cui è stato costruito lo sp...

Il teatro della denuncia. Vizi e virtù di microcosmi e luoghi pubblici dove si consuma la corruzione: ieri come oggi. Sempre con le stesse dinamiche. Questo è l'impianto su cui è stato costruito lo spettacolo che è andato in scena ieri sera al Teatro Eschilo.

Enrico Guarneri con ‘L’ispettore generale’ di Nikolaij Vasil' evic Gogol per la regìa di Gugliemo Ferro. In una sperduta cittadina di una più vasta e progredita Nazione, arriva la notizia dell’arrivo, dalla Capitale, di un Ispettore Generale. Che sia venuto ad indagare, pare la cosa più ovvia. Ma indagare chi? E perché? Che qualcuno abbia avuto il coraggio di denunciare le molte magagne, le innumerevoli ingiustizie, l’infinita corruttela che regna in paese? Oppure, uno di loro stessi, invidioso del successo e del potere degli altri, ha denunciato tutti? Ma, soprattutto, chi sarà mai questo potentissimo Ispettore? Nella casa del Sindaco si discute da ore: la catastrofe sembra imminente. Anche perché, nell’unica, infima locanda del paese, è appena arrivato…
Dietro la trama si dipana la più feroce, dissacrante, corrosiva satira del potere che un autore di Teatro abbia mai concepito. Ed è dal 1836, anno del debutto pietroburghese, che la commedia non smette di divertire il pubblico con il suo acre umorismo, intriso di veleno. Oggi, la versione che s’incentra sull’enorme talento comico di Enrico Guarneri, accentua ancor di più la parte esilarante; sbalzandone, in un luogo “non-luogo” ed in un tempo “non tempo”, che potrebbero persino essere (entrambi) i nostri, le figure sordidamente irresistibili dell’estabilishment locale, in formato bonsai: il piccolo sopruso, il minuscolo profitto di cui si nutre il misero potere della burocrazia.
