La telefonata “fuori dal gioco” che cambiò le regole del calcio

Rimane aperta la ferita che il Presidente della Fifa, Infantino, ha inferto allo sport, alla legalità e alla giustizia sportiva

A cura di Redazione Redazione
24 luglio 2026 14:38
La telefonata “fuori dal gioco” che cambiò le regole del calcio  -
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Da don Luigi Petralia, vicario foraneo di Gela, parroco della chiesa San Giacomo e attento osservatore del gioco del calcio, riceviamo e pubblichiamo

Si è concluso da pochi giorni, l’avvincente campionato del mondo di calcio, con la vittoria, crediamo veramente meritata, della Spagna. Quando il gioco diventa arte, tecnica, passione, entusiasmo, con il minor numero di falli, è realmente uno spettacolo! Ma nessun gioco può essere tale se non ci sono regole certe, chiare, e soprattutto applicate e fatte applicare. Qui abbiamo un arbitro con i suoi collaboratori; perfino la tecnologia in diretta, quella della revisione Var, che consente di rivedere in tempo reale le decisioni arbitrali, nei casi dubbi. Tutto serve per garantire il più possibile la giustizia sportiva per chi vince e per chi perde. Gli spettatori, tifosi o meno tifosi, sono ben contenti di poter dire “vinca il migliore” (sperando che vinca la propria squadra del cuore), a patto che il migliore giochi lealmente e secondo le regole. Questo è necessario anche per evitare che tifoserie troppo accese esplodano in conflitti verbali e fisici di violenze anche gravi e mortali. Conosciamo (purtroppo) molto bene questo fenomeno nei nostri Paesi europei.

Non tutto però è andato per il verso giusto! Non è stato il gioco in campo che ha rovinato la festa, ma piuttosto un intervento esterno super-arbitrale e al di sopra di ogni regolamento e legge! È nota, infatti, l’espulsione del giocatore degli Stati Uniti nella partita contro la Bosnia-Erzegovina: l’attaccante Folarin Balogun viene espulso con cartellino rosso dal direttore di gara Claus dopo revisione al Var, e secondo il regolamento deve saltare per squalifica la partita successiva, che sarà quella tra Usa e Belgio. Ma ciò non avviene. La squalifica viene annullata e l’attaccante Balogun gioca la partita successiva contro il Belgio. Giustamente il Belgio fa pubblicamente le sue osservazioni, invocando il ricorso legale in caso di sconfitta. Ma, “grazie a Dio” (permettetemi l’espressione), tutto procede senza altri intoppi, poiché il Belgio supera nettamente la squadra americana per 4 a 1.

Ma perché la squalifica di Balogun è stata annullata? Si è certi di un intervento telefonico del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, al Presidente della Federazione Fifa, Gianni Infantino, che ha piegato il regolamento a favore degli Usa. Benché la decisione del reintegro dell’attaccante non abbia portato a cambiamenti sostanziali per l’esito delle competizioni, rimane una grave violazione sportiva ed etico-morale di una ingerenza politica nel regolamento sportivo nel più significativo degli eventi mondiali di calcio. Una ferita gravissima allo sport e a chi ama lo sport! A questa ingiusta alterazione del regolamento avrebbe dovuto opporsi per primo tutto lo staff calcistico della Nazionale Usa, per non accettare privilegi e favoritismi contrari alla lealtà sportiva. Ma ciò non è avvenuto!

Lo sport è scuola di vita e non solo pura passione agonistica! È palestra di dignità, di legalità, di lealtà, di sacrificio, di rinunce. Pensiamo quanto sia impegnativo uno stile di vita di un professionista dello sport. Da sempre i risultati migliori richiedono un doppio impegno agonistico: il rispetto delle regole della competizione e un impegno quotidiano per uno stile di vita in conformità allo sport praticato. Questo porta a lottare con gli avversari, ma non contro gli avversari: infatti si gioca insieme, non per sopraffare o annientare gli avversari, ma piuttosto per evidenziare le capacità e le qualità gli uni di fronte agli altri. Si cerca di superare l’avversario sportivamente, non di sopraffarlo con interventi “fuori dal gioco”!

Trump è intervenuto “fuori dal gioco”! Era doveroso che il Sig. Infantino rispondesse anche al Presidente Trump: mi dispiace, ma sei “fuori dal gioco”! In precedenza, il Presidente della Fifa si era permesso di ironizzare sulla mancata qualificazione della squadra italiana, auspicando di allargare a 64 nazionali la competizione mondiale, per far rientrare anche l’Italia! Forse dovrebbe farsi un buon esame di coscienza, non solo sportivo, prima di esprimere valutazioni sul sudore e i sacrifici dei veri sportivi, che sanno accettare la sconfitta sportiva, ma non si meritano affatto una umiliazione morale fuori luogo. E se Trump avesse “chiesto” ad Infantino di far rientrare ai Mondiali la nostra cara Italia, che cosa avrebbe risposto o fatto il Presidente Fifa?

Si chiude il Mondiale, con la soddisfazione di tante quadre emergenti, ma rimane aperta la ferita che il Presidente della Fifa, il Sig. Infantino, ha inferto allo sport, alla legalità e alla giustizia sportiva. Non possiamo consegnare ai giovani, agli sportivi, un gioco (qualsiasi gioco) minacciato da un potente di turno, da un superiore alle regole e ai regolamenti. Non si possono cambiare le regole durante lo svolgimento di una competizione: per simpatia o antipatia, per paura o per interessi, per privilegi o posizioni sociali, per cultura, per ricchezza o povertà… Anche nello sport, la dignità della persona umana è il primo valore da non calpestare mai: né la propria dignità, né quella degli altri.

In conclusione di questa mia riflessione ad alta voce: anche se fuori contesto calcistico, abbiamo appreso che il Presidente Donald Trump ha proposto il Sig. Infantino alla carica di Segretario Generale delle Nazioni Unite. Ci viene da dire che le mani dei potenti non hanno sosta! Se il Presidente della Fifa ha dimostrato mancanza di fermezza nel suo “proprio campo”, cosa potrebbe combinare in campo altrui? Basterebbe anche una telefonata, un desiderio, un punto di vista di qualche potente della terra per influenzare decisioni sulla vita e i destini di popoli e nazioni ben più destabilizzanti di una partita di calcio?

Se qualcosa bisogna fare riguardo all’Onu, a mio parere, sarebbe rivisitare il regolamento che anima questa importantissima Istituzione poiché lo scenario geopolitico attuale è molto diverso da quello di settant’anni fa. Si potrebbe superare il diritto di veto dei singoli Stati che hanno vinto la seconda guerra mondiale ( Usa, Francia, Russia, Inghilterra e Cina), che molte volte è utilizzato per interessi nazionali di questi paesi che esercitano il diritto di veto, allargandolo questo diritto, a una votazione a maggioranza, aumentandone la capacità decisionale; si potrebbe anche pensare di estendere a turno, ad altri Paesi che fanno parte di questa organizzazione che rispettino pero i diritti umani, la democrazia, la legalità e altri fattori culturali importanti.

Sperando di circoscrivere nel passato gli errori fatti, costruiamo con responsabilità il futuro che Dio pone nelle nostre mani.

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