L'inferno mascherato da luogo di cura

Anzaldi: (Spi Cgil) “La cura degli anziani non è un business, è un dovere civile. Chi non garantisce rispetto deve chiudere”

A cura di Redazione Redazione
12 luglio 2026 12:29
L'inferno mascherato da luogo di cura  -
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Ancora una volta la cronaca restituisce l’immagine di un “inferno mascherato da luogo di cura”. È quanto denuncia lo SPI CGIL di Caltanissetta in riferimento alle indagini sulle tre strutture per anziani del territorio nisseno, dove si configurano reati di sevizie e maltrattamenti.

“Non sono solo una sconfitta per chi gestisce quelle attività — dichiara il sindacato — sono uno schiaffo in pieno volto alla dignità umana e una ferita profonda per tutta la comunità nissena”.

Per lo SPI la posizione è netta: “è inconcepibile che non si riesca a garantire la sicurezza e la serenità di chi ha costruito il nostro presente e che, per fragilità o età, è diventato l’anello debole della catena”.

Secondo il sindacato, la responsabilità “non è solo di chi ha materialmente esercitato queste violenze. È di un sistema di vigilanza che appare tragicamente insufficiente, incapace di prevenire anziché limitarsi a contare i danni dopo che il reato è stato consumato”.
Lo SPI chiede quindi che le ispezioni non restino “eventi sporadici” e sollecita Prefettura, Procura e ASP di Caltanissetta ad aprire “un tavolo di confronto urgente per definire protocolli di monitoraggio serrati, costanti e, soprattutto, improntati alla trasparenza totale”.

Particolare attenzione viene rivolta alle famiglie. “Dietro ogni anziano maltrattato c’è una famiglia che vive il dramma lacerante della scelta. Molti nuclei, costretti dai ritmi di una società che non permette più l’assistenza domiciliare totale, affidano i propri cari alle strutture sperando di donare loro dignità e protezione. Scoprire che invece li hanno consegnati alla ferocia è un dolore che spezza il cuore”.

“Le famiglie pagano, spesso profumatamente, non solo un servizio, ma la tranquillità di sapere i propri cari al sicuro” prosegue lo SPI, che assicura: “Non abbasserà la guardia. Non ci accontentiamo delle condanne postume; vogliamo risposte sulle misure che verranno adottate per evitare che un simile scenario si ripeta”.
L’obiettivo, per il sindacato, è che “ogni struttura sia una casa di vetro, costantemente monitorata” e che “chiunque lucri sulla pelle dei nostri anziani” sappia che ogni violazione sarà perseguita “con ogni mezzo legale e sindacale a nostra disposizione”.

“La cura degli anziani non è un business, è un dovere civile — conclude il Segretario Generale Paolo Anzaldi — i servizi sociali, l’assistenza domiciliare e il welfare per la non-autosufficienza non devono essere considerati costi da tagliare o delegare, ma investimenti prioritari sulla dignità umana. Chi non è in grado di prendersi cura dei nostri anziani con umanità e rispetto, deve chiudere. Subito”.

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