Sanità, Arancio replica alla FP-CGIL
"La rete ospedaliera non può essere a senso unico.Se Gela ha aiutato Caltanissetta, perché oggi il percorso inverso è impossibile?"
Sulla questione dei possibili trasferimenti di medici dal Sant’Elia di Caltanissetta al Vittorio Emanuele di Gela interviene anche Giuseppe Arancio, segretario del PD.
Leggo con attenzione la precisazione della Fp-Cgil, dice Arancio, pur apprezzando l’affermazione secondo cui non si vogliono contrapporre i due territori, "ritengo che il ragionamento del sindacato parta da un presupposto completamente sbagliato".
"Nessuno vuole ‘depauperare’ l’ospedale di Caltanissetta per rafforzare quello di Gela. Il problema è un altro: le risorse disponibili devono poter circolare all’interno della rete ospedaliera provinciale, quando questo è necessario per garantire concretamente il diritto alla salute dei cittadini", spiega.
Arancio entra nel merito con un esempio concreto: "Se, per esempio, in un reparto di chirurgia di Gela non si riescono a effettuare determinati interventi perché manca un chirurgo, mentre a Caltanissetta la dotazione organica consente di avere una maggiore disponibilità, perché mai non dovrebbe essere possibile organizzare una presenza temporanea, anche soltanto due volte alla settimana, del professionista a Gela? Non si tratta di togliere stabilmente un medico a Caltanissetta. Si tratta di utilizzare in maniera intelligente e circolare le professionalità disponibili".
Una modalità, sottolinea, che non è affatto una novità.
"Parlo anche per esperienza diretta. Per decenni ho diretto la Salute mentale di Gela e, in quel periodo, abbiamo garantito il funzionamento dell’SPDC di Caltanissetta attraverso una disponibilità di personale proveniente da Gela: con soli due medici in servizio a Gela, garantivamo cinque guardie e, in altre fasi organizzative, un solo medico due guardie. Quella mobilità delle professionalità era possibile quando serviva a garantire il funzionamento del servizio."
E quindi la domanda: "Per quale motivo ciò che è stato possibile da Gela verso Caltanissetta dovrebbe diventare impossibile quando la direzione è quella opposta? Non si comprende quale principio organizzativo impedisca oggi di utilizzare, quando necessario e senza compromettere il funzionamento del presidio di provenienza, le risorse professionali di Caltanissetta per sostenere temporaneamente Gela".
Arancio ricorda anche altri precedenti: "Il primario di Cardiologia di Gela ha svolto per diversi anni l’incarico di primario a scavalco anche a Caltanissetta, proprio per garantire la continuità del servizio. Anche in quel caso una professionalità è stata utilizzata a beneficio di due ospedali. E ancora: nel corso degli anni, altri medici del pronto soccorso e di altri reparti dell’ospedale di Gela sono stati utilizzati presso il presidio di Caltanissetta".
"Per questo motivo trovo difficile comprendere perché oggi, quando la necessità riguarda Gela, si debba parlare immediatamente del rischio di creare una nuova emergenza a Caltanissetta", prosegue.
"Il punto non è stabilire quale ospedale debba ‘vincere’ o quale territorio debba ricevere più risorse. Il punto è molto più concreto: se un medico può essere utilizzato temporaneamente in un altro presidio senza compromettere il servizio di provenienza, perché non farlo? La vera emergenza è quella di un paziente che non può essere operato perché manca il chirurgo, o di un pronto soccorso che non riesce a garantire adeguatamente i propri turni perché manca personale."
Secondo il segretario dem è giusto verificare turnazioni e fabbisogni, come sostiene la FP-CGIL, "ma quei dati non possono diventare il pretesto per bloccare a priori qualsiasi forma di mobilità temporanea e reciproca. Anzi, proprio dalla verifica delle turnazioni dovrebbe emergere dove esistono margini organizzativi per mettere temporaneamente una professionalità a disposizione di un altro presidio".
"La rete ospedaliera provinciale deve essere realmente una rete. E una rete funziona se le risorse possono essere utilizzate, in maniera equilibrata, flessibile e temporanea, dove in quel momento sono maggiormente necessarie. Se Caltanissetta ha bisogno di Gela, Gela deve essere disponibile a sostenere Caltanissetta. Ma se è Gela ad avere una necessità urgente e Caltanissetta dispone di professionalità che possono essere temporaneamente messe a disposizione senza compromettere i propri servizi, non vedo quale ragione organizzativa, sindacale o dirigenziale dovrebbe impedirlo."
Il rischio, conclude Arancio, è un paradosso: "La rete ospedaliera viene invocata quando bisogna spostare risorse da Gela verso Caltanissetta, ma improvvisamente smette di funzionare quando le risorse devono fare il percorso inverso. La collaborazione tra ospedali non può essere a senso unico. E soprattutto non può essere il sindacato a decidere, in via preventiva, che una soluzione organizzativa non sia praticabile. Saranno i dati, le turnazioni, le competenze professionali e la responsabilità delle direzioni sanitarie a stabilire se e quando un medico possa essere temporaneamente utilizzato in un altro presidio."
"Quello che bisogna chiedere ad Asp e Regione è esattamente questo: una gestione flessibile, trasparente e realmente provinciale delle risorse, insieme a un piano strutturale di assunzioni. Perché il problema non si risolve scegliendo tra Gela e Caltanissetta. Si risolve facendo funzionare davvero la rete. La solidarietà tra presidi non può avere una sola direzione. Deve essere reciproca".
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