Stragi del ’92, a Palermo un incontro sulla memoria e la ricerca della verità

Si è svolto un incontro pubblico dal titolo 'L'estate che cambiò Palermo' per parlare dell'impatto che le stragi ebbero sulla cittadinanza

A cura di Italpress Italpress
10 luglio 2026 20:52
Stragi del ’92, a Palermo un incontro sulla memoria e la ricerca della verità -
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PALERMO (ITALPRESS) – Un percorso che non si è mai fermato e che viene alimentato quotidianamente dalla memoria e dall’impegno concreto che tutti, istituzioni e società civile, portano avanti in termini di legalità: all’Istituto dei Ciechi Florio Salamone si è svolto un incontro pubblico dal titolo ‘L’estate che cambiò Palermo’ per parlare dell’impatto che le stragi del 1992, il 23 maggio a Capaci e il 19 luglio in via d’Amelio, ebbero sulla cittadinanza nella misura in cui contribuirono a sollevare una mobilitazione contro la mafia come mai la si era vista prima. All’appuntamento, promosso dal Forum XIX Luglio e dall’Istituto Siciliano di Studi Storici, Politici ed Economici (Isspe) in vista della Fiaccolata in ricordo delle vittime di via d’Amelio (giunta al 30esimo anniversario e in programma tra nove giorni), hanno preso parte tra gli altri il presidente della Corte d’Appello di Palermo Antonio Balsamo, la deputata di Fratelli d’Italia Carolina Varchi e il capogruppo di Fratelli d’Italia nella commissione parlamentare Antimafia Raoul Russo.

“Quei 57 giorni che sono rimasti scolpiti nel nostro animo hanno segnato un punto di non ritorno – sottolinea Balsamo, – Da quel momento tutta la popolazione palermitana ha capito che nessun compromesso è possibile con la mafia. L’inaccettabilità della situazione che era venuta a creare nel nostro paese per effetto di questa strategia del terrorismo mafioso ha coinvolto ogni cittadino, spingendo tutti a un fortissimo moto di ribellione contro Cosa nostra e i protagonisti di questa strategia che voleva piegare lo Stato ai disegni di un’organizzazione criminale: da lì si è realizzato un cambiamento profondo nella mentalità collettiva, è stato un momento drammatico in cui però il dolore è stato trasformato in coraggio da tante persone comuni”. 

Adesso l’obiettivo, aggiunge il presidente della Corte d’Appello di Palermo, è trovare la verità laddove ancora non c’è: “Ci sono, sia sulla strage di Capaci sia su quella di via d’Amelio, tanti buchi neri e tanti aspetti che hanno ancora bisogno di una ricostruzione completa: ad esempio nessuno di noi è stato finora capace di dare un volto a quelle persone appartenenti al mondo economico e politico con cui Riina aveva avuto contatti preventivi, quelli che Antoninò Giuffrè chiama ‘tastate di polso’, prima di dare avvio alla strategia stragista; ci sono tanti buchi neri che riguardano anche la strage di via d’Amelio, ancora non sappiamo chi ha premuto il telecomando”.

Balsamo esprime poi profonda ammirazione per la famiglia di Paolo Borsellino per la sua “capacità di impegnarsi con un coraggio straordinario nella ricerca della verità: sono un esempio per l’intero paese. Mi piace anche ricordare le parole della signora Agnese: nel momento in cui era impegnata nella ricerca della verità sull’uccisione del marito e delle persone che erano con lui in quel drammatico 19 luglio 1992 pensava sempre alle tante altre vittime di mafia e al loro diritto alla verità. Oggi il modo migliore per onorarla è l’approvazione di una riforma costituzionale secondo cui la Repubblica tutela le vittime di reato: sarebbe il segno di un impegno corale di solidarietà da parte di tutte le istituzioni e del popolo italiano”.

Russo si sofferma sul ruolo spartiacque di quel 19 luglio 1992, in cui “si ebbe piena coscienza che tutto era cambiato: la strage di Capaci aveva già devastato la città e le coscienze, ma quella di via d’Amelio sembrava un epilogo totalmente scontato. Quell’estate è stata determinante per creare una grandissima risposta civile da parte di un’intera generazione, di una comunità che ha saputo trovare il coraggio di ribellarsi, di uno Stato che prese atto di una guerra che non si era mai voluta combattere sul serio: iniziò un percorso che ha visto oggettivamente grandi successi, ma fa amarezza che dopo 34 anni la mafia sia tuttora esistente, operativa e viva sotto altre forme, come ci dimostrano gli ultimi episodi di violenza. È un momento in cui bisogna non solo fare memoria, ma proiettarla nell’attualità per creare una reazione altrettanto forte della comunità civile insieme a una rinnovata azione dello Stato”.

Le stragi di Capaci e via d’Amelio, secondo Varchi, “hanno rappresentato uno spartiacque non solo per la società civile, per Palermo e per l’Italia, ma anche nella vita di ciascuno di noi. Chi come me al tempo era una bambina ha avuto la percezione netta che qualcosa di incredibile era accaduto: da lì serviva la ferma consapevolezza di dover decidere da che parte stare, cioè dalla parte della legge e dello Stato ogni giorno della vita e indipendentemente dal ruolo da svolgere nella società, nelle istituzioni e nelle professioni. In questi trent’anni intere generazioni di giovani si sono date il cambio in una staffetta ideale, dalla partenza sempre composta e silenziosa dalla statua della Libertà fino all’arrivo in via d’Amelio: è la più longeva delle manifestazioni antimafia e la più partecipata dalla società civile, senza i soliti turisti dell’antimafia che vogliono dare lezioni di legalità e memoria; noi, in silenzio e con le nostre fiaccole, cerchiamo giorno dopo giorno di squarciare quel muro che separa dall’accertamento della verità su quello che accadde nel 1992”.

– Foto xd8/Italpress –

(ITALPRESS).

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Verificato il: 10 luglio 2026

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