Sud Chiama Nord: "Al fianco di Franzone e dei cittadini"
Lo Giuduce:"Situazione non più tollerabile. La Regione passi dalle rassicurazioni ai fatti"*
*GELA – Ospedale, Sud
Sud Chiama Nord interviene sulla situazione dell’ospedale di Gela e sostiene la battaglia portata avanti dall’Amministrazione comunale e dall’assessore alla Salute Filippo Franzone, chiedendo alla Regione Siciliana interventi immediati e concreti per restituire piena funzionalità al presidio ospedaliero.
«Quello che sta accadendo a Gela non può più essere considerato una semplice situazione di criticità. Siamo di fronte a un progressivo depotenziamento di un ospedale che serve una città di circa 70 mila abitanti e un bacino complessivo di circa 130 mila persone», dichiara Danilo Lo Giudice, coordinatore regionale di Sud Chiama Nord. I numeri descrivono una situazione particolarmente grave: appena due medici di Pronto soccorso rispetto ai 14 previsti, Stroke Unit non attivata, assenza dell’Emodinamica, difficoltà nella gestione dei politraumi per la carenza di ortopedici, mancati ricoveri nei reparti di Oncologia e Nefrologia, mentre Ginecologia e Ostetricia possono contare su quattro medici rispetto ai nove previsti. A ciò si aggiungono numerose unità operative previste da anni e mai attivate. Dei 242 posti letto indicati dal decreto assessoriale del 2019, ne risultano attivi meno di 150. «Sono dati che non possono lasciare indifferenti e che impongono risposte immediate. Sud Chiama Nord ha sempre fatto della difesa dei territori e dell’uguaglianza nell’accesso ai servizi una delle proprie battaglie fondamentali. Non possono esistere cittadini di serie A e cittadini di serie B quando in gioco c’è il diritto alla salute», prosegue Lo Giudice. Da due anni l’Amministrazione comunale di Gela porta avanti interlocuzioni con la Regione e con l’Asp, insieme a iniziative istituzionali e manifestazioni pubbliche. Da dieci giorni la protesta si è trasformata in un sit-in permanente davanti all’ospedale, con la presenza del sindaco Terenziano Di Stefano, dell’assessore Filippo Franzone, degli assessori, del presidente del Consiglio comunale e dei consiglieri. U
na mobilitazione che ha già portato alla raccolta di oltre 4 mila firme a sostegno della sanità gelese, mentre, a fronte delle rassicurazioni ricevute, non sono ancora arrivate certezze sulle soluzioni richieste. «Il caso di Gela dimostra che non bastano più interventi tampone: bisogna cambiare le norme che oggi impediscono alla sanità siciliana di rispondere concretamente alle esigenze dei territori», afferma Cateno De Luca. «Se le regole attuali non consentono di garantire medici, personale e servizi essenziali, allora sono quelle regole che vanno cambiate. La Regione si faccia promotrice delle necessarie modifiche normative, anche a livello nazionale: il diritto alla salute viene prima della burocrazia». «Siamo al fianco di Filippo Franzone, dell’Amministrazione comunale e soprattutto dei cittadini gelesi, che stanno conducendo una battaglia che riguarda l’intera Sicilia», sottolinea Sud Chiama Nord. «Non si può chiedere a una comunità di rassegnarsi alla migrazione sanitaria per ottenere prestazioni che un presidio di questo livello dovrebbe essere nelle condizioni di assicurare. Peraltro, proprio l’Asp di Caltanissetta registra, secondo i dati evidenziati dall’Amministrazione, la più alta percentuale di migrazione passiva della Sicilia, con costi per decine di milioni di euro». «Alla Regione chiediamo quindi di passare dalle rassicurazioni agli atti concreti, indicando tempi, risorse e soluzioni per colmare le carenze di personale, rendere operativi i servizi previsti e restituire all’ospedale di Gela il ruolo che deve avere nella rete sanitaria siciliana. Gela non chiede privilegi, chiede ciò che le spetta. Sud Chiama Nord sarà al fianco della comunità gelese fino a quando questa battaglia non avrà risposte concrete. Il diritto alla salute non può essere determinato dal luogo in cui si ha la fortuna o la sfortuna di vivere».
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