Valentina Melfa: "Il futuro non si subisce, si costruisce"
Ritratto di un’imprenditrice gelese tra parità di genere, tre stelle di legalità e grandi player energetici
L’alba sul lungomare gelese non è soltanto il momento in cui prende forma la giornata, ma è l’istante in cui la visione si fa azione. La sveglia suona presto per Valentina Melfa: un allenamento di fitwalking scandito dal mare, il tempo di riordinare i pensieri e poi via verso la polvere e il rigore dei cantieri. La sua è una storia d’impresa atipica e potente, scritta in un settore storicamente a trazione maschile, quello delle infrastrutture, dei metanodotti e dell'Oil & Gas. Oggi Amministratore e Socio Unico di Meic Costruzioni, Vicepresidente di Sicindustria Caltanissetta e figura di spicco nel panorama dell'imprenditoria femminile italiana, Valentina ha guidato l'azienda di famiglia verso traguardi eccezionali: dalle tre stelle nel Rating di Legalità dell'Agcm al primo posto in Italia per la certificazione sulla parità di genere riconosciuto da Italgas, fino al Premio Industria Felix per la solidità finanziaria. Una parabola professionale che dimostra come l'eccellenza, l'etica e la tenacia non abbiano confini geografici né di genere.
Hai iniziato la tua carriera come Responsabile dell'Ufficio Personale in Komes SpA, sei passata alla gestione di commessa e oggi dirigi un'azienda in forte espansione. In che modo questa evoluzione operativa e nella gestione delle risorse umane ha plasmato il tuo stile di leadership aziendale?
"È stata un'evoluzione che mi ha dato tre sguardi diversi in azienda e oggi è il fondamento del mio stile di leadership. Dall'ufficio personale ho imparato che l'azienda sono le persone. In Komes SpA gestivo selezione di personale, contratti, conflitti. Ho capito presto che un cantiere non si costruisce con i mattoni, ma con la fiducia. Se una persona non si sente ascoltata, tutelata e valorizzata, non darà mai il 100% in cantiere. Quella sensibilità verso la risorsa umana me la porto dietro ancora oggi. Dalla gestione di commessa ho imparato il rigore operativo. Passare in campo, su commesse complesse per clienti come Italgas e Snam , mi ha tolto dalla scrivania. Lì contano solo tre cose: sicurezza, tempi e qualità. Ho imparato a prendere decisioni rapide sotto pressione, a gestire imprevisti, maestranze e committenza nello stesso momento. Ho capito che una brava responsabile HR che non conosce la polvere del cantiere non può guidare nessuno. Oggi come Amministratore e Socio Unico di Meic Costruzioni, unisco i due mondi. Il mio stile di leadership è responsabile, etica ed inclusiva : esigente sui risultati, ma attenta alle persone. Chiedo il massimo in termini di qualità e sicurezza, perché nei nostri cantieri non si scherza. Ma quel massimo lo ottengo solo se la squadra si sente parte di un progetto comune. Per questo in Meic Costruzioni non facciamo subappalti a cascata: il cantiere è gestito direttamente da noi, con maestranze interne formate da noi. Komes mi ha insegnato a gestire le persone, la commessa mi ha insegnato a gestire le responsabilità, Meic Costruzioni mi ha insegnato a gestirle insieme".
Ricoprire sia il ruolo di Amministratore sia quello di Socio Unico comporta responsabilità totali. Come gestisci i momenti di decisione strategica ad alto rischio, specialmente in un settore complesso come quello delle infrastrutture e dell'Oil & Gas?
"Quando sei Socio Unico, ogni decisione è tua, al 100%. Non puoi delegare la responsabilità. In un settore ad alto rischio come Oil & Gas ho imparato che non si può decidere di pancia. Prima di dire sì a una commessa o a un investimento, vado in cantiere. Guardo con i miei occhi, parlo con il team, verifico i rischi reali di sicurezza e di costi. Prendo tempo per analizzare, valuto lo scenario peggiore. Ma una volta deciso, non torno più indietro. In Meic abbiamo una regola: si discute prima, poi si rema tutti dalla stessa parte. Essere Socio Unico non vuol dire fare tutto da sola. Vuol dire assumersi la responsabilità di scegliere le persone giuste. Essere Amministratore e Socio Unico significa che alla fine del giorno, se qualcosa va storto, rispondi tu. E questa consapevolezza ti costringe a essere più preparata, non più spaventata."
Di recente Meic Costruzioni ha ricevuto il Premio Industria Felix per la performance gestionale, la sicurezza finanziaria (Cerved Score) e la tenuta dell'occupazione. Quali scelte di bilancio e di allocazione del capitale sono state fondamentali per mantenere l'azienda così solvibile?
"Il Premio Industria Felix ci ha fatto molto piacere perché non premia il fatturato più alto, ma la continuità e la solidità. E la solidità non si improvvisa.Quando sono diventata Socio Unico per passaggio generazionale, ho fatto una scelta che mio padre mi ha insegnato e che mantengo ancora oggi. Lavoriamo quasi esclusivamente con grandi committenti solidi - come Snam, Italgas - che pagano a tempi certi. Preferiamo meno clienti, ma buoni, piuttosto che tanti clienti che mettono a rischio la liquidità. E ogni euro che entra ha una destinazione precisa: prima sicurezza e stipendi, poi investimenti, poi crescita. Alla fine, la solvibilità per me non è un numero in bilancio. È la libertà di poter dire di no a un lavoro che non ci convince, di poter garantire un posto di lavoro sicuro alle nostre maestranze".
Dallo scorso anno ricopri la carica di Vicepresidente di Sicindustria (Delegazione Caltanissetta) e sei tesserata Aidda (Associazione imprenditrici e Donne Dirigenti di azienda). Come riesci a conciliare la gestione operativa aziendale con l'impegno per lo sviluppo economico del territorio siciliano?
"Non sono due impegni separati, sono lo stesso. Meic costruzioni può crescere solo se cresce il territorio. Quindi non è tempo tolto all’azienda, è tempo investito nel suo futuro".
Lavorate con player di primaria importanza come Snam Rete Gas, Italgas e Stogit (da varianti metanodotti a revamping di centrali di compressione). Qual è la sfida più grande nel rispettare i rigorosi standard di qualità e sicurezza imposti da questi committenti?
"Lavorare con Snam e Italgas è una scuola. Sono molto esigenti e questo è un bene. La sfida più grande non è tecnica, è culturale. Devi far capire a tutta la squadra, dal manovale al capocantiere, che lì non sei in un cantiere normale. Sei dentro un'infrastruttura strategica nazionale. Un errore non è un ritardo, è un rischio per il Paese.Con loro non basta il Pos scritto bene. Devi dimostrare ogni giorno che la sicurezza è vissuta. Dpi controllati, procedure rispettate anche quando nessuno ti guarda. Noi abbiamo portato questo rigore in tutti i cantieri Meic Costruzioni, anche quelli più piccoli. Ogni saldatura, ogni getto, ogni materiale è tracciato e certificato. Abbiamo imparato a lavorare con una documentazione molto efficace. Questo all'inizio è stato faticoso, poi è diventato il nostro vantaggio: oggi quando andiamo da un nuovo cliente, arriviamo già con standard elevati. Lavorare con questi colossi ci ha fatto diventare un'azienda migliore. Ci ha insegnato che la qualità non è un costo in più, è l'unico modo per poter dormire tranquilli la sera. E quando un tecnico Italgas ti dice 'con Meic Costruzioni siamo tranquilli', quello vale più di qualsiasi fatturato. Oggi guardiamo al nostro score operativo come il risultato più soddisfacente, essere a pochi punti dal raggiungimento del 100, è la nostra più grande soddisfazione".
Guardando alle esperienze storiche come Gestore di Commessa, qual è stato il progetto edilizio o meccanico più complesso da gestire dal punto di vista logistico e operativo, e come hai superato gli imprevisti di cantiere?
"Ce ne sono state tante, ma se devo sceglierne uno che mi ha insegnato di più, è quello dei lavori di costruzione delle varianti per la risoluzione delle interferenze Snam Rete Gas con la costruenda Superstrada Pedemontana Veneta. Avevi quattro cantieri in uno: lavori di scavo in forte pendenza, lavori di zollatura di manto erboso, microtunnel per attraversamenti, cantiere a 2000 chilometri di distanza...Dal punto di vista logistico è stato un incubo: accessi contingentati, permessi di lavoro giornalieri, materiali che non potevi stoccare in loco per questioni di sicurezza.Per superare gli innumerevoli imprevisti è stata necessaria una preparazione maniacale prima di entrare in cantiere con risorse dedicate Cronoprogramma non solo su carta, ma con tutta l’organizzazione intorno a un tavolo per cercare di gestire tutte le attività con interferenze. Gestire l’imprevisto non bloccando tutta la produttività. Un unico centro decisionale in campo. Ho vissuto quella commessa con la mia presenza, non tutti i giorni ma quasi. Non cercare il colpevole, cercare la soluzione. In quei cantieri l'imprevisto è garantito. La regola che ho dato alla squadra è stata: il problema si porta già con una proposta di soluzione. Così trasformi l'ansia in operatività. Alla fine abbiamo chiuso in tempo e senza un infortunio e con i complimenti del cliente che per me è l'unico indicatore che conta davvero. Quel cantiere mi ha insegnato che la complessità non si gestisce con più burocrazia, ma con più presenza e competenza. E me la sono portata dietro quando sono diventata Amministratore di Meic Costruzioni".
Il settore delle opere civili e dei metanodotti comporta alti rischi operativi. Quali protocolli interni adotta Meic Costruzioni per garantire la massima sicurezza dei lavoratori sul campo?
"Alcuni pilastri fondamentali: formazione continua in campo, non solo attestati; controlli a sorpresa in cantiere anche da parte mia, con stop immediato se c'è un rischio; Stop Work per tutti - chiunque può fermare il lavoro se vede un pericolo; e mezzi e attrezzature di proprietà con controlli serrati sulle manutenzioni. Obiettivo: che tutti tornino a casa la sera".
Con l'evoluzione del mercato verso le energie rinnovabili e la decarbonizzazione, come si sta posizionando Meic Costruzioni rispetto al futuro delle reti gas e della rete infrastrutturale italiana?
"È la domanda che mi faccio ogni giorno come Amministratore. In tanti pensano che decarbonizzazione significhi fine del gas. Noi pensiamo l'opposto, senza reti gas non c'è transizione. L'Italia ha una delle reti gas più estese e moderne d'Europa. Quella rete non sparirà, si trasformerà. Trasporterà gas, poi biometano, poi miscele con idrogeno. Ma per farlo, va adeguata, manutenzionata, resa più sicura e più intelligente. E questo è esattamente il nostro lavoro. Non costruiamo più solo metanodotti nuovi, facciamo revamping, adeguamento per idrogeno-ready, sostituzione di tratti per biometano. È un lavoro più complesso, più tecnico, dove la nostra esperienza è fondamentale. Non è più scavare e posare, è rendere una rete vecchia capace di trasportare le energie nuove. Una rete che deve durare altri 30 anni non può avere falle. I nostri contratti di manutenzione e pronto intervento diventano strategici: garantire che la rete esistente sia efficiente è il modo più veloce per abbattere emissioni. Meno dispersioni, più sicurezza, meno Co2. Questo è decarbonizzazione concreta, non slogan. Credo fortemente nelle rinnovabili. Le vedo come un'opportunità. La vera sfida italiana non è smantellare quello che abbiamo, ma far evolvere la rete che abbiamo già. Questo e' cio' che oggi Meic Costruzioni sta facendo con la digitalizzazione delle reti e degli impianti con il cliente Italgas".
La tua azienda è stata premiata a Torino da Italgas come "primo fornitore a livello nazionale" ad aver ottenuto la certificazione sulla parità di genere. Come sei riuscita ad abbattere gli stereotipi di genere in un settore storicamente a prevalenza maschile come quello delle costruzioni e della metalmeccanica?
"Non ho abbattuto gli stereotipi a chiacchiere. Li ho abbattuti con i fatti. E Italgas lo ha riconosciuto. Quando ci ha premiati a Torino come primo fornitore in Italia che ha ottenuto la certificazione per la parità di genere, per me non è stato un punto di arrivo, è stata la conferma che la strada che ho intrapreso in Meic Costruzioni era quella giusta. Non ho mai fatto battaglie di genere ma ho fatto l'imprenditore. La certificazione parità di genere non è una targa, è un'organizzazione. Per ottenere la Uni/PdR 125 non basta dire 'qui trattiamo tutti uguali'. Devi dimostrarlo attraverso processi di selezione trasparenti, parità salariale a parità di ruolo, piani di crescita per tutti, conciliazione vita-lavoro reale, tutela della genitorialità. Noi lo abbiamo fatto. Abbiamo scritto regole chiare. Perché in un settore maschile, se non hai regole scritte, vince sempre l'abitudine. Il premio di Italgas mi ha emozionata perché è arrivato da un cliente esigentissimo, che non regala nulla. Ci ha detto: 'voi siete i primi in Italia perché ci avete creduto prima degli altri. Non per fare marketing, ma perché credevate fosse giusto'. E il messaggio che voglio dare alle ragazze è questo: non cercate un settore facile per le donne. Andate dove non ci sono donne. È lì che potete fare la differenza. Noi donne non dobbiamo diventare uomini per farcela in tutti i settori. Dobbiamo restare donne e far diventare il mondo del lavoro un posto migliore."
Il riconoscimento Women Value Company di Intesa Sanpaolo ha evidenziato la tutela della diversity e la valorizzazione del capitale umano. Quali azioni concrete sono applicate in azienda a supporto della conciliazione vita-lavoro e dello sviluppo delle carriere femminili?
"Quattro azioni concrete premiate da Intesa: flessibilità oraria e turni concilianti con la famiglia; parità salariale a parità di ruolo, certificata Uni/PdR 125; piani di crescita per competenze e protocollo di rientro dopo maternità .Non è beneficenza: valorizzi il talento e hai meno turnover e più qualità".
Il segreto dello stile di guida di Valentina Melfa, risiede in un’evoluzione a tre fasi. Il debutto nell'Ufficio Personale di Komes SpA le ha insegnato che «i cantieri si costruiscono con la fiducia e con le persone, non soltanto con i mattoni». Il passaggio sul campo, come Gestore di Commessa per complessi interventi al servizio di colossi come Snam e Italgas, le ha trasmesso il rigore operativo, la gestione del rischio e la prontezza decisionale sotto pressione. Infine, la guida solitaria ed etica di Meic Costruzioni ha fuso questi due mondi: un modello organizzativo che rifiuta i subappalti a cascata, investe su maestranze interne formate e garantisce contratti a tempo indeterminato anche in momenti di incertezza di mercato. L'etica come fattore di competitività in una regione complessa come la nostra, Meic Costruzioni ha scelto di non cercare scorciatoie. La decisione strategica di lavorare prevalentemente con grandi committenti nazionali solida la stabilità di bilancio e la continuità occupazionale. La conformità alle norme non è vissuta come burocrazia, ma come un pilastro identitario: dal Modello 231 alla tracciabilità totale dei pagamenti e delle forniture. E' il coronamento di una filosofia ben precisa: la capacità e il coraggio di 'saper dire di no" a lavori non trasparenti pur di tutelare il valore aziendale e i diritti dei lavoratori. E mentre il mercato si sposta verso la decarbonizzazione, Meic Costruzioni guarda al futuro della rete infrastrutturale italiana proponendosi come partner chiave per il revamping, l'adeguamento delle condotte verso l'idrogeno e il biometano e la digitalizzazione delle reti gas. Ma l'innovazione in azienda è prima di tutto culturale. Abbattere gli stereotipi di genere in metalmeccanica non è stato un esercizio retorico, ma un'applicazione rigorosa di welfare, parità salariale certificata e conciliazione vita-lavoro.
L'ottenimento delle "tre stelle" nel Rating di Legalità dell'Agcm (premio Mf Legal Rating 2024) è un traguardo raro per una piccola media impresa. Quali costi organizzativi o procedure interne sono stati necessari per raggiungere questo livello di compliance aziendale?
"Le tre stelle Agcm non te le regala nessuno. E per una Pmi come Meic Costruzioni , ottenere il massimo punteggio e poi essere premiata al Mf Legal Rating 2024 è stato forse più difficile che ottenere un appalto da Italgas o Snam. Perché non è un certificato che compri. È un radiografia totale della tua azienda: l'Agcm va a vedere se sei pulita davvero. Ci è costata fatica organizzativa. E l'abbiamo voluta. Modello 231 vero, non di facciata. Noi lo abbiamo costruito e cucito su Meic. Abbiamo mappato tutti i reati possibili nel nostro settore e abbiamo scritto procedure su come evitarli. Ogni persona sa cosa può fare e cosa non può fare. E c'è un Organismo di Vigilanza esterno che ci controlla davvero, non per finta. Tracciabilità totale: niente nero, niente scorciatoie. Per le tre stelle devi dimostrare che paghi tutto tracciato, che i fornitori sono verificati, che non hai contenziosi gravi, che rispetti l'antimafia in modo maniacale. Noi abbiamo dovuto rivoluzionare la gestione fornitori: white list, verifica antimafia anche quando la legge non lo chiede, pagamenti solo con bonifico tracciato. All'inizio i fornitori storici hanno brontolato. Poi hanno capito che con Meic Costruzioni si lavora solo se sei pulito come noi. Il costo organizzativo più alto per arrivare a tre stelle è stato imparare a dire di no. No a un subappalto sottocosto che non rispettava i contratti. No a un lavoro dove ti chiedevano di chiudere un occhio. No a scorciatoie sui tempi di sicurezza. Ogni 'no' è un mancato fatturato nell'immediato. Ma ogni 'no' è una stella in più nel Rating. Questo e'motivo di grande orgoglio. Io sono di Gela. So cosa vuol dire fare impresa in Sicilia. Avere tre stelle Agcm in Sicilia è un messaggio: si può fare impresa pulita, solida, nazionale, partendo da qui. Senza compromessi. Il premio Mf Legal Rating 2024 ci ha dato ragione. Eravamo lì con grandi gruppi e c'era Meic Costruzioni, con tre stelle. Quello è stato il momento in cui ho detto: Valentina, tutto lo sforzo è valso la pena".
In che modo, invece, l'attenzione a questi indicatori è diventata un reale vantaggio competitivo nelle gare e negli affidamenti con i grandi gruppi?
"Nelle gare con player nazionali , lo scoring model racconta l’impegno dell’azienda verso questi indicatori. I criteri di valutazioni misurano quanto l’azienda sia attenta ed abbia attuato la sostenibilità. Chi non ha gli indicatori giusti oggi, domani non lavora più con i grandi gruppi. La sostenibilità non è più complementare, è sostanza. Auspichiamo che questi criteri meritocratici possano raggiungere una percentuale alta per la valutazione ed aggiudicazione delle gare".
Il premio Industria Felix ha evidenziato un "parametro etico": Meic Costruzioni non si è privata di risorse umane, registrando un delta addetti pari o crescente. Qual è la tua strategia per attrarre e trattenere talenti in una regione complessa come la Sicilia?
"È il premio a cui tengo di più. Riuscire ad essere attrattivi è difficilissimo. La mia strategia: stabilità - contratto a tempo indeterminato anche quando il settore usa precariato, perché chi si sente sicuro non va via per 200 euro; formazione pagata da noi - saldatori, patentini, qualità - investire sulle persone è dire 'credo in te'; prospettiva - in Meic chi entra come manovale può diventare capo cantiere. Nei bilanci puoi aggiustare tutto, il numero di dipendenti no. Noi non abbiamo licenziato, abbiamo assunto. Perché Meic Costruzioni non è tubi ed escavatori, sono persone. Siamo fortemente convinti che il capitale umano crea il capitale economico".
L'innovazione tecnologica e la digitalizzazione sono oggi fattori chiave di crescita. Come si stanno evolvendo i processi operativi e la gestione dei cantieri all'interno di Meic Costruzioni tramite il digitale?
"Lavorando con clienti così importanti, l’attenzione per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione è al centro della loro strategia per trasformare le infrastrutture di distribuzione in reti intelligenti. Come fornitori veniamo coinvolti attivamente lavorando di pari passo ed acquisendo tutti i loro processi operativi per la gestione dei cantieri".
Storicamente la tua azienda ha gestito cantieri sia al Sud (Sicilia, Campania) che al Nord (Veneto, Emilia-Romagna, Friuli). Qual è l'orientamento geografico e di mercato per i prossimi anni?
"Nessuna preclusione, siamo qualificati per operare in tutto il territorio nazionale. Le nostre sedi operative storiche sono in Friuli, a Pordenone ed a Tarcento da circa 15 anni. Negli ultimi cinque lustri, abbiamo lavorato in tutta Italia".
Operare da Gela su scala nazionale dimostra un forte legame con il territorio d'origine. Quali sono i principali vantaggi e i limiti che riscontra nell'avere la sede principale nel sud della Sicilia rispetto ai grandi hub del Nord?
"Gela è la mia scelta, non un ripiego. Potevo spostare la sede a Milano vicino ai clienti, ci ho pensato più volte ma fino ad oggi ho detto di no. È il messaggio più bello che posso dare alla mia terra: non bisogna andare via per farcela. Possiamo farcela qui, e da qui andare ovunque".
Dove vedi la tua azienda nei prossimi 5-10 anni in termini di fatturato, ambiti d'intervento e struttura organizzativa?
"Viviamo un momento storico molto particolare, tra conflitti politici-economici dove vi è una forte instabilità. Prezzi dei materiali che cambiano repentinamente, carenza di manodopera specializzata, cantieri da gestire con massima oculatezza. La scelta di player internazionali e quotati in borsa è una scelta di stabilità dinanzi a questi scenari. Stiamo puntando ad una crescita sostenibile e solida per affrontare al meglio i progetti sui quali stiamo lavorando, per garantire un futuro concreto a tutta la nostra organizzazione".
Sei mamma di Ludovica e Martina. Come hai strutturato l'equilibrio tra una carriera aziendale così intensa e impegnativa e il ruolo genitoriale?
"Non l'ho strutturato, ho ascoltato il mio cuore. Non nascondo che quando partivo alle 4 del mattino per andare a prendere un aereo e mia figlia Ludovica, che aveva 3 anni, si svegliava e piangeva vedendomi andar via, non era facile. Per fortuna c'era mia mamma e questo mi dava un grande conforto. Ricordo che piangevo per tutto il tragitto fino a Catania, con un grande senso di colpa. Tutto cio' nel tempo sono riuscito a trasformarlo in forza. La forza di dare un esempio a loro. Faccio del mio meglio, ogni giorno. E qualche giorno il meglio è da Amministratore di Meic Costruzioni, qualche giorno è da mamma di Ludovica e Martina. La verità è che non esiste equilibrio perfetto. Ultimamente ho letto il libro di Cristina Scocchia, Ad di Illy 'Il coraggio di provarci'. Mi e'piaciuto molto a tal proposito la metafora del giocoliere. L'artista di strada non lancia in aria le sue palline tutte insieme, non pretende che siano tutte in alto sopra la testa: quando una sale l'altra scende e viceversa, ed e' lui a imprimere la spinta e a dettare i tempi. Questa metafora la condivido e mi rappresenta. Bilanciare i due aspetti non e' qualcosa che semplicemente accade, e' il risultato di scelte consapevoli che si fanno giorno dopo giorno. Il mio lavoro e' sempre stato molto importante, ma non e' mai venuto al primo posto. So che la mia felicita' dipende piu' dalla sfera personale che da quella professionale Ho insegnato a Ludovica e Martina una cosa: la mamma lavora, lavora tanto, perché crede in quello che fa. Sto cercando di essere da esempio per loro. E quando sono con loro, cerco di essere davvero con loro. Abbiamo sempre costruito momenti brevi e intensi, non avevo altra scelta (il mio lavoro mi impegna molto) e questa l'ho fatta diventare la cosa piu' bella! Ricordo quando loro erano piccole, anche nella quotidianieta' quando il lavoro mi travolgeva, andavamo al parco di fronte casa, per quei pochi minuti dopo pranzo, a raccogliere fiori e nel frattempo mi raccontavano la loro giornata a scuola ed io amavo filmarle .Oggi che sono grandi, rivedere quei video, ben custoditi, assieme a loro, mi riempe il cuore di gioia e ci fa ridere insieme, nel consolidare ancor piu' il nostro rapporto che allora, come ora, e' esserci, ascoltare e condividere. Le mie figlie sanno cosa vuol dire per una donna fare impresa e ancor piu'farlo in Sicilia. Sanno che nulla ti viene regalato. Spero sia la lezione più grande che lascio loro. Da sola non ce l'avrei mai fatta. Mia mamma e' stata sempre presente con le mie figlie, le ha sempre seguite e donato loro tanto amore. Ludovica e Martina oggi sono orgogliose quando mostro a loro i traguardi raggiunti, abbiamo sempre condiviso tutto con loro anzi loro sono le mie consigliere! Dinanzi alle mie perplessità, loro riescono a focalizzare sempre la migliore strada da intraprendere. Quando le vedo orgogliose, so che sto percorrendo la strada migliore per me e per loro".
Qual è l'insegnamento più grande o il valore personale che speri di aver trasmesso loro attraverso il tuo percorso di donna, madre e imprenditrice in un settore complesso?
"Guardando il mondo difficile che stiamo vivendo, spero di aver trasmesso loro che non devono scegliere tra essere donne, essere madri ed essere forti. Possono essere tutto insieme, senza chiedere permesso. Io ho lavorato in un settore complesso, di uomini, di cantieri, di problemi da risolvere ogni giorno. Molte volte sono tornata a casa stanca, con la paura di non farcela, di non essere abbastanza brava come imprenditrice e abbastanza presente come mamma. Ho sempre detto loro che la vera forza non è non avere mai paura. E’ avere paura e mostrare il coraggio di provarci sempre. E’ cadere, sporcarsi e rialzarsi il giorno dopo. Dove abito, proprio all'ingresso, ho una mattonella che era a casa dei miei nonni materni e l’ho chiesta come regalo. C'è scritto: non è forte chi non cade ma è forte chi cade e si rialza. Le mie figlie mi prendono in giro, perché quando affrontiamo discorsi importanti, un’altra frase che accompagna sempre i nostri discorsi è “che ognuno è artefice del proprio destino”. Il valore che spero rimanga non è l’azienda ma il coraggio gentile. Lavorare sodo, studiare, essere esigenti con se stessi ma non diventare mai dure con gli altri".
La tua formazione accademica è in Scienze Politiche con indirizzo Economico. Quanto ha inciso questa preparazione multidisciplinare (rispetto a un background meramente tecnico/ingegneristico) nella visione strategica e nella comprensione dei mercati e delle dinamiche istituzionali?
"La formazione in scienze politiche mi ha dato l’opportunità di avere una lente multidisciplinare ma allo stesso tempo una lente economica per capire dove va il mercato ed una lente istituzionale per guidare il lavoro che nel mio settore e’ di gestione istituzionale. E’ stata fondamentale questa formazione che, nel tempo, sono riuscita ad integrare con la mia esperienza maturata sul campo e la collaborazione di validi tecnici ed una mia personale direzione strategica".
Il tuo coinvolgimento nel Lions Club Gela Host risale al 2015. Qual è il valore del dare al territorio al di fuori delle attività di business dell'azienda?
"Undici anni fa sono entrata nei Lions e lì ho capito una cosa che nel business non ti insegnano: l’impresa costruisce infrastrutture, il Lions ti insegna a costruire comunità e a dare servizio, così come recita il motto ufficiale: We serve”.
In qualità di figura premiata per la leadership al femminile e la gestione d'impresa, quale consiglio fondamentale dai a una giovane donna che desidera avviare un'attività imprenditoriale in settori complessi e tradizionalmente strutturati?
"Sii più preparata di tutti.Non assumere comportamenti maschili per integrarti, resta donna. La tua identità e la tua autenticità sono il tuo vantaggio. In un mondo precario e aggressivo, le aziende hanno bisogno di un leader che tiene insieme e quella è la leadership femminile che non è debolezza ma è il futuro".
Nonostante le commesse su scala nazionale (dal Veneto al Friuli), hai mantenuto la residenza e il quartier generale a Gela. Che ruolo gioca il legame affettivo e personale con la Sicilia nelle tue scelte di vita e professionali?
"Le mie radici sono a Gela. Vedo un potenziale incredibile per questo paese magari con un ritorno alla vocazione di questo territorio, dove le risorse naturali e le bellezze culturali di questa terra possano far sviluppare l’industria del turismo, accompagnate da uno sviluppo industriale sostenibile. Amo viaggiare e spostarmi. Ho scelto di rimanere a Gela, dove si trova la sede legale della Meic Costruzioni auspicando di poter dare un contributo imprenditoriale a questa terra".
Al di là del bilancio aziendale e delle commesse, quali sono i valori personali, gli hobby o i momenti nel privato che ti permettono di ricaricare le energie e staccare dal lavoro?
"Racchiudo i miei valori personali nella frase di Kant: 'Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me'. Questo il mio assioma per connotare la mia vita ed una leadership responsabile, etica ed inclusiva. In realtà non stacco mai davvero e questo non mi pesa ma ho imparato a ricaricarmi e a gestire le tensioni. Ormai da diversi anni la mia sveglia suona molto presto al mattino . Ho la fortuna di vivere in un paese meraviglioso che mi regala l'opportunità di arrivare in pochi minuti sul lungomare per il mio allenamento giornaliero, mentale e fisico. Avere la possibilità di godere dell'alba in alcuni periodi dell'anno, è un'esperienza unica. La natura ha un profondo potere rigenerante, ti dona paesaggi, colori e suoni che ti rafforzano interiormente infondendo un senso di pace e serenità. Amo molto la montagna d'estate, i paesaggi dominati dalle montagne verdi e la bellezza dei boschi che riconducono la mente in un naturale equilibrio, come anche in autunno amo fare passeggiate nei boschi per godere del foliage autunnale. Vivendo a Gela ho la grande fortuna di poter beneficiare delle nostre lunghissime spiagge dorate soprattutto di buon mattino per lunghe passeggiate".
Cosa ti hanno insegnato i tuoi genitori?
"Tutto! Mio padre mi ha insegnato il lavoro, non con i discorsi ma con l’esempio. Si è sempre alzato all’alba per andare nei cantieri e per affrontare i vari impegni aziendali. Non parlava di sacrificio, lo faceva. Mi ha insegnato che un lavoro fatto male ti torna indietro, sempre. E che la parola data vale più di un contratto firmato. Ho iniziato a lavorare con lui dall’estate dei miei 14 anni, un gran divertimento per me ed un grande insegnamento seguirlo ed ascoltarlo durante le sue giornate. Mia madre mi ha insegnato la tenacia, mi ha insegnato che una donna può fare tutto. Non mi ha mai precluso nulla, mi ha dato la grande opportunità di vedere il mondo a tutto tondo. Insegnandomi il coraggio di provarci sempre. Ha creduto in me e questo è stata la forza più grande, lei aveva sempre fiducia in me...Scherzosamente dico che sono cresciuta con il biberon fatto di latte e parità di genere e la mia vita lo conferma. Oggi con il passaggio generazionale porto avanti l’attività nel settore Oil & Gas che ha sempre svolto mio padre. Oggi sono grata a loro e non potevo desiderare nulla di più".
E' vero che marinavi qualche giorno di scuola per vedere i lavori che tuo padre eseguiva?
"Io e mio padre abbiamo sempre avuto un rapporto speciale. Essendo la più piccola e l’unica figlia femmina è noto che si instaura un rapporto di complicità. Il sabato mattina la trascorrevamo insieme, spesso mi portava nei suoi cantieri Snam e nei suoi uffici, invece la domenica mattina era un rito che lui mi svegliasse al mattino molto presto, per andare a mangiare la ricotta calda ed insegnarmi ad appena 10 anni a guidare la macchina.Oggi la mia passione per auto e moto nasce da quelle domeniche mattina...come la passione per i cantieri e quindi ciò che oggi svolgo con la mia attività".
Il tuo pregio?
"La tenacia. Penso che l’intelligenza o il talento non bastino. Il talento senza disciplina non serve a nulla".
La storia di Valentina Melfa non è soltanto un modello di eccellenza industriale. È la prova viva che il futuro non si subisce: si costruisce. Con etica, competenza e, soprattutto, con il coraggio di provarci sempre. Nel mondo aspro e verticale dei grandi cantieri, dove il ferro incontra la terra e l’energia muove il Paese, Valentina ha scelto di non recidere la propria linfa. Ha radicato le ali. E dalla nostra città ha dimostrato che la vera rotta non la tracciano le convenzioni, ma la luce di una bussola interiore. Tra le mani la cura di una madre, nello sguardo il rigore dell’imprenditrice, e nel cuore l'eredità di un padre che le ha insegnato che la parola data vale più di un contratto. È il ritratto di una Gela che sa rialzarsi, di un’impresa che sa farsi comunità, e di una donna che, passo dopo passo, alba dopo alba, ha imparato a cucire insieme la bellezza del cielo e la polvere della terra.
Valentina, a volerlo cercare tra tanta disciplina, qual è il tuo difetto?
"L’impazienza. Ci lavoro da anni, per imparare ad esercitare la pazienza. Subito dopo questa intervista, ti annuncio che è prevista una passeggiata di meditazione. L'ennesima..."
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