Da Gela alla passerella della moda di Milano
Matteo Buttiglieri si afferma come una delle voci più interessanti della nuova generazione di fashion designer italiani
Dalla sua città natale, ha iniziato a scrivere la sua storia, partendo da radici profonde e una passione contagiante. Con determinazione e talento, ha saputo distinguersi, lasciando un segno e aprendo porte verso orizzonti più ampi. Questa è la storia del giovane gelese Matteo Buttiglieri, 23 anni, che ha trasformato le sue origini in una forza propulsiva per raggiungere grandi traguardi.
Matteo si afferma come una delle voci più interessanti della nuova generazione di fashion designer italiani, capace di tradurre nel linguaggio della moda un immaginario potente, dove estetica urbana, vissuto personale e cultura musicale si intrecciano in modo diretto e senza filtri.
“Ho voluto raccontare le mie origini - spiega Matteo. - È un viaggio introspettivo che parte dal quartiere in cui sono cresciuto, vicino allo stadio Vincenzo Presti, dove certe dinamiche erano considerate la normalità, ma crescendo ho capito quanto fossero complesse”.
La sua collezione – presentata alla Fashion Graduate Italia di Milano, uno degli appuntamenti di riferimento dedicati ai giovani talenti delle scuole di moda italiane – è un racconto visivo che affonda le radici nell’infanzia trascorsa a Gela, tra periferie difficili e dinamiche sociali complesse, rielaborate oggi in chiave estetica attraverso un approccio contemporaneo e consapevole.
Trasferitosi giovanissimo in Friuli, Buttiglieri sbarca nel mondo della moda dopo un percorso inizialmente lontano dal settore. Gli studi in elettronica e le prime esperienze lavorative come operaio non bastano a contenere una vocazione più profonda, alimentata fin dall’infanzia anche grazie all’influenza dello zio, professionista nel design automotive.
“Ad un certo punto ho capito che quella non era la mia strada - racconta Matteo - sentivo il bisogno di esprimermi attraverso il design, così ho cercato un percorso più in linea con le mie passioni. Sono entrato in contatto con l’Istituto Modartech, una scuola di alta formazione che unisce all’approccio teorico una forte componente pratica e collaborazioni con le principali realtà del Made in Italy e nel giro di due settimane mi sono trasferito a Pontedera. È stata una decisione istintiva, ma fondamentale. Qui ho potuto dare forma ad un’indagine sul legame tra moda, periferie e marginalità sociale”.
La collezione, intitolata “Serving Th3 Game”, diventa così un viaggio introspettivo, dove la strada si trasforma in codice estetico. Denim usurati, texture che richiamano muri imbrattati e saracinesche graffitate, dettagli luminescenti che evocano la vita notturna: ogni elemento restituisce un frammento di realtà. L’influenza della cultura hip hop attraversa l’intera proposta, fondendo streetwear e tagli sartoriali in un equilibrio tra lusso e sopravvivenza.
Fondamentale anche il legame con la musica: Matteo è produttore musicale e trasferisce nelle sue creazioni l’estetica dei suoi riferimenti artistici, trasformando il designer in un vero e proprio “producer” di visioni. Club e marciapiedi diventano così passerelle simboliche, luoghi di riscatto e affermazione.
Il talento di Matteo Buttiglieri non passa inosservato. Dopo la selezione per sfilare alla Fashion Graduate Italia di Milano, evento dedicato ai migliori talenti delle scuole di moda italiane, il suo percorso si apre rapidamente a scenari internazionali: tra questi, l’invito a partecipare alla Vancouver Fashion Week di ottobre, dove sarà protagonista tra i designer emergenti.
Parallelamente, il giovane creativo è stato coinvolto da Domenico Orefice per collaborare alla realizzazione di una collezione in vista della Milano Fashion Week di giugno, segnando un ulteriore passo verso il consolidamento della propria identità nel sistema moda. Oggi Buttiglieri è all’inizio di un percorso indipendente, ma con una direzione già chiara: raccontare, attraverso la moda, ciò che spesso resta invisibile. Sogni, difficoltà, contraddizioni. E soprattutto, uno stile che diventa forma di resistenza e affermazione personale.
La storia di Matteo si erge a testimonianza del potere trasformativo dell'ambizione e del talento, ispirando generazioni a coltivare i propri sogni e a tracciare il proprio destino.
17.9°