Dall’Università di Palermo una svolta per neutralizzare “inquinanti eterni” Pfas

PALERMO (ITALPRESS) – Comprendere come si muovono e come restano intrappolati a livello molecolare i contaminanti fluorurati e i PFAS, le cosiddette sostanze perfluoroalchiliche o “inquinanti eterni”, all’interno dei materiali assorbenti: è questo il trag

A cura di Italpress Italpress
02 settembre 2026 14:30
Dall’Università di Palermo una svolta per neutralizzare “inquinanti eterni” Pfas -
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PALERMO (ITALPRESS) – Comprendere come si muovono e come restano intrappolati a livello molecolare i contaminanti fluorurati e i PFAS, le cosiddette sostanze perfluoroalchiliche o “inquinanti eterni”, all’interno dei materiali assorbenti: è questo il traguardo della ricerca condotta in sinergia tra il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali (SAAF) e il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche, Chimiche e Farmaceutiche (STEBICEF) dell’Università degli Studi di Palermo, in collaborazione con l’Università di Padova.

Lo studio “Ranking Biochar-Fluorinated Contaminant Interactions by 19F Fast Field-Cycling NMR Relaxometry”, pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale open-access “ACS Omega”, introduce una novità metodologica fondamentale, l’identificazione di specifici “descrittori dinamici” ottenuti tramite la rilassometria NMR a ciclo di campo veloce (FFC-NMR su nucleo di Fluoro-19).

“Mentre le tecniche convenzionali forniscono un quadro puramente statico della quantità di inquinante assorbita, i nuovi descrittori dinamici sviluppati dal nostro team – spiegano i ricercatori – permettono di monitorare in tempo reale le fluttuazioni, i tempi di residenza e la mobilità delle molecole fluorurate nei pori del biochar, il carbone vegetale ottenuto dalla pirolisi di biomasse di scarto. In questo modo è possibile stabilire una scala oggettiva di affinità molecolare e prevedere con precisione l’efficacia di sequestro dell’inquinante. I contaminanti fluorurati rappresentano una delle emergenze ambientali più complesse a causa della loro estrema persistenza negli ecosistemi e nelle falde acquifere – proseguono gli autori – Grazie alla cooperazione interdipartimentale e a questi nuovi descrittori dinamici, passiamo da un approccio empirico a una comprensione rigorosa dei meccanismi molecolari di cattura. Questo apre prospettive concrete per progettare filtri a base di biomassa “su misura”, promuovendo soluzioni di economia circolare per la bonifica delle acque e la tutela del suolo”.

Il lavoro sottolinea l’eccellenza della ricerca multidisciplinare dell’Ateneo di Palermo, capace di unire le competenze agronomico-ambientali del SAAF e quelle chimico-fisiche e tecnologiche dello STEBICEF per rispondere alle grandi sfide della sostenibilità e della transizione ecologica.

– Foto ufficio stampa Università di Palermo –

(ITALPRESS).

Fact Check

Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.

Fonte:

Verificato il: 02 settembre 2026

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