Il latino e greco nell'era dell'intelligenza artitificiale
Il prof Piras (Università La Sapienza) ne ha parlato a Web radio Eschilo intervistato dagli studenti Emanuele Morselli e Ginevra Romano
Cosa ci danno davvero il greco e il latino? E se l'intelligenza artificiale traduce in pochi secondi, che senso ha continuare a studiarli? Sono alcune delle domande che due studenti del Liceo Classico Eschilo di Gela, Emanuele Morselli e Ginevra Romano, hanno posto al prof. Giorgio Piras, ordinario di Filologia Classica alla Sapienza di Roma e già direttore del Dipartimento di Scienze dell'Antichità, un dipartimento che per il sesto anno consecutivo è al primo posto al mondo nella classifica QS World University Rankings per Classics and Ancient History con 97,8 su 100.
L'incontro, voluto dal dirigente scolastico prof. Maurizio Tedesco, è andato in onda sulla Web Radio Eschilo, la radio d'istituto. A condurre, proprio Morselli e Romano,
L'intervista è partita da una domanda classica e ricorrente: che cosa resta davvero del greco e del latino? Da lì il dialogo si è allargato al lavoro del filologo, a come si ricostruisce un testo antico il più vicino possibile all'originale, fino a un'espressione diventata virale, quel "carpe diem" che sui social viene letto come invito a vivere senza pensare al domani, ma che nel poeta latino Orazio ha un significato ben più complesso.
Cuore del confronto è stato il rapporto tra antichità e intelligenza artificiale. Piras ha spiegato quanto le nuove tecnologie stiano cambiando il lavoro dello studioso, offrendo strumenti impensabili fino a pochi anni fa, ma ha messo in guardia dalla scorciatoia facile: affidarsi solo alla macchina per tradurre significa perdere ragionamento, logica, memoria e capacità di comprensione del testo.
Spazio anche a una riflessione sul presente: c'è qualcosa del mondo antico che oggi ci costringe a mettere in discussione la nostra idea di progresso? E infine il tema più sentito dai ragazzi, il futuro di chi sceglie l'umanistico e il consiglio a chi ama le lettere ma teme una strada difficile e poco sicura.
Alla fine Morselli e Romano hanno tirato le fila: i classici non sono solo versioni da tradurre, ma domande e strumenti per leggere il mondo, a patto di non accontentarsi delle risposte più facili. E il dialogo con l'antichità non è incompatibile con l'IA, anzi può insegnarci a usarla con più consapevolezza.
Piras si è complimentato con i due liceali per l'intelligenza e la profondità delle domande, ribadendo il valore delle lingue antiche: inducono al ragionamento, sviluppano capacità logiche e memoria, permettono di comprendere i testi e di conoscere le radici della nostra civiltà.
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