Il microfono oggi è spento, la luce rossa non si accende

Gela ha una voce in meno. E un silenzio in piú. Ciao Franco

24 aprile 2026 19:22
Il microfono oggi è spento, la luce rossa non si accende -
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Ha raccontato Gela con la sua penna, col suo viso, con la sua voce inconfondibile (anche se sosteneva sempre che la mia fosse più d'impatto, quasi artificiale...). Il collega Franco Gallo, aveva cominciato la sua professione giornalistica dagli studi dell'ultimo piano dello stabile di via Cristoforo Colombo. All'ingresso del portone, campeggiava l'insegna Telegela color. Conduceva il tg serale, quello delle 20. E quando si ritardava nella messa in onda, cominciava a canticchiare. Sempre la stessa canzone. La ricordo come fosse oggi: I Only Have Eyes for You di Art Garfunkel. Sapeva ogni passaggio di quel brano. E riavvolgeva il nastro e ripartiva daccapo, ogni qualvolta partita un servizio (all'epoca si chiamavano rvm). Fu lui a condurre l'edizione straordinaria del tg delle 19.30 del 27 novembre del 1990, giorno in cui a Gela si consumò la strage di mafia con 8 morti e 11 feriti. Un telegiornale a più riprese, condotto successivamente da Donata Calabrese e Gianni Licitra, sotto la direzione di Francesco Pira, in uno dei giorni più tristi che la collettività ricordi. Innamorato dello sport , ed in particolar modo del calcio, dopo qualche anno gli fu affidata la conduzione di un programma sportivo, in onda ogni martedì alle 21. Fu lui stesso a suggerire il titolo della trasmissione: Dribblando. Anche per il nuovo direttore responsabile, Franco Infurna, il gerundio del verbo dribblare, sembrò perfetto da utilizzare in quel contesto così come si usa nel calcio per superare un avversario mantenendo il possesso palla. Iscrittosi all'albo dei giornalisti il 7 novembre del 1991, Franco Gallo ha cominciato a collaborare con la redazione locale del quotidiano La Sicilia di Catania raccontando la cronaca sportiva gelese e con il Corriere dello Sport. Frequenti i suoi interventi a Salastampa di Antenna Sicilia. Amareggiato e deluso come tutti noi che seguimmo la Juve Terranova fino in Abruzzo nell'andata degli spareggi play-out col Chieti, nella primavera del 1997, esultò al ritorno in un Vincenzo Presti gremito fino all'inverosimile, dopo il 3-0 rifilato ai teatini che sancí la permanenza in C2. Era in collegamento telefonico dallo stadio assieme a Lorenzo Lo Iacono in quella che fu una delle dirette più seguite sulle frequenze di Radio Gela Express. Non importava - in quel momento - ascoltare dettagliatamente cosa accadesse in campo; le urla di gioia ad ogni gol segnato dai biancazzurri, davano la dimostrazione evidente che ce l'avremmo fatta. E così fu. Il giorno dopo, nel corso della trasmissione Stadio Express del lunedì, da lui condotta, si presentò in studio senza un filo di voce...

"Ne è valsa la pena - disse -. Per la squadra della mia città, è il minimo". Identico cliché anni dopo, con la promozione in C1 del Gela di Emanuele Domenicali nel 2005. Al gol di Unniemi alla Cavese, cominciò ad abbracciare talmente forte i colleghi Fabrizio Parisi e il compianto Totò Sauna, con cui prendevamo posto in tribuna, in una morsa difficile da contenere.  Non trattenne le lacrime subito dopo la disfatta col Pescina che - di fatto - interruppe il sogno promozione in Prima Divisione nel 2009.

Ricominció ad esaltarsi per il ripescaggio in C della squadra del presidente Angelo Tuccio e per le promozioni accumulate una dietro l'altra dopo la scomparsa del delfino biancazzurro.

Oltre al calcio, che ha seguito dalla terza categoria fino a domenica scorsa, ha raccontato anche le gesta delle squadre di pallavolo, basket, calcio a cinque, esaltandosi per le promozioni dell'Eurotec, dell'Heraclea, dell'Enviroil Basket Gela e della Pro Gela. Tifosissimo della Juventus, preferiva però seguire una partita delle squadre di Gela che poltrire davanti alla Tv a vedere i bianconeri. Innamorato della famiglia (la moglie Marina, le figlie Roberta e Ludovica e il genero Matteo) e dedito al suo lavoro di assistente amministrativo a scuola, Franco ha poi dato voce allo spazio televisivo Agorà, che ha condotto ogni venerdì su Canale 10 (da dove tutto ha avuto inizio) per poi transitare alla nuova Tele Gela e a Rete Chiara. 'La piazza dei gelesi" - così come amava definire la trasmissione - ha denunciato fatti e misfatti della nostra città: dalla buca all’appalto opaco, dal ragazzo costretto a partire al porto insabbiato, dalla politica sorda e miope alla mozione di sfiducia. E sulle frequenze di Radio Gela Express, ha condotto per tantissimi anni "Lo dico alla radio". Non faceva salotto, davanti ad un microfono. Faceva trincea. Parlava con i sindaci, con i cittadini, con i direttori generali che non volevano rispondere. Li inchiodava alle loro responsabilità. "Noi non siamo giudici - ripeteva - siamo testimoni. E i testimoni parlano".

Franco in tutti questi anni, ha parlato di noi. Adesso raccontiamo noi di lui. Ma viene male. Perché manca la sua voce; manca il suo intercalare "diciamo" prima di dire una verità. Scomoda a tutti. Manca il modo in cui aprire e chiudere una trasmissione. Manca il suo pezzo di Art Garfunkel che - anni addietro - assieme alla collega Fabiola Polara, di ritorno da un corso di aggiornamento giornalistico a Ragusa, abbiamo dovuto obbligatoriamente ascoltare per l'intera durata del viaggio in auto.

Il microfono oggi è spento. La luce rossa non si accende più. La città, da oggi, ha una voce in meno. E un silenzio in piú. Ma nel silenzio, siamo sicuri, che la sua voce resterà nelle strade che ha difeso e nelle battaglie che ci ha lasciato. Ciao Franco.

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