La Sicilia si conferma la regione più colpita dagli incendi
Legambiente commenta i dati del report Bioeconomie delle Foreste. Il presidente Castronovo: “Numeri che restituiscono fotografia drammatica”
Anche quest’anno la Sicilia si conferma la regione più colpita dagli incendi, con numeri che restituiscono la dimensione di una vera e propria tragedia ecosistemica, che colpisce non solo le aree naturali ma anche le zone urbane e i campi agricoli. I dati forniti dall’annuale report Bioeconomie delle Foreste, presentato oggi a Roma nel corso del “IX Forum Foreste sulla gestione sostenibile e forestale, restituiscono d’altronde la dimensione di un’emergenza ormai strutturale, che impone un cambio di passo nelle politiche di prevenzione e tutela del territorio.
Al 15 ottobre 2026, sull’isola sono andati in fumo 71.178 ettari, pari al 54,4% dell’intera superficie bruciata a livello nazionale, a fronte di 836 eventi incendiari. Un bilancio particolarmente grave, che segna un incremento del 41% rispetto all’anno precedente e colloca la Sicilia al primo posto in Italia sia per estensione delle superfici percorse dal fuoco sia per numero di incendi.
A rendere ancora più preoccupante il quadro è la concentrazione dei danni in alcuni territori: sono 20 i comuni siciliani che hanno superato i mille ettari bruciati. Tra questi, Bivona, in provincia di Agrigento, che con 8.827 ettari rappresenta il comune maggiormente devastato a livello nazionale, seguito da Butera, nel Nisseno, con 4.143 ettari, Resuttano con 3.379 ettari e Castronovo di Sicilia con 2.514 ettari.
Numeri che raccontano non soltanto la perdita di patrimonio naturale e forestale, ma anche una futura condanna per le comunità locali, per le attività agricole e il paesaggio, che se in un recente passato guardavano al futuro con preoccupazione, ora lo fanno con vera e propria disperazione. Particolarmente significativo è anche l'impatto sugli ecosistemi di maggiore valore naturalistico: in Sicilia sono 12.786 gli ettari della rete Natura 2000 interessati dagli incendi, pari al 18% della superficie regionale bruciata. Un danno che coinvolge habitat di interesse comunitario, aree fondamentali per la conservazione della biodiversità e territori che svolgono un ruolo essenziale nella tutela degli equilibri ecologici.
“Sfortunatamente per noi, - dichiara Tommaso Castronovo presidente di Legambiente Sicilia - i numeri del rapporto restituiscono una fotografia drammatica e, purtroppo, non sorprendente della Sicilia. Siamo di fronte a una vera e propria emergenza ambientale, che deve fare i conti con condizioni meteo climatiche sempre più estremi e che non può essere affrontata soltanto attraverso il rafforzamento degli interventi di spegnimento quando gli incendi sono già divampati. La dimensione dei danni, la ricorrenza degli eventi e il coinvolgimento di territori già colpiti negli anni precedenti dimostrano quanto sia indispensabile investire in una strategia organica di prevenzione e di controllo del territorio, sfortunatamente assente tra le scelte intraprese dal nostro governo regionale”.
Occorre superare la logica dell'emergenza e costruire un sistema capace di intervenire prima che le fiamme si sviluppino, attraverso una gestione attiva e sostenibile del patrimonio forestale, lapianificazione e manutenzione del territorio, il recupero delle aree degradate e il coinvolgimento delle comunità locali. È necessario mettere in campo un piano regionale di prevenzione che abbia continuità nel tempo e risorse adeguate, puntando sulla gestione forestale sostenibile, sulla cura delle aree rurali e periurbane, oltre che sull’aggiornamento capillare dei Catasti incendi dei comuni e sul monitoraggio costante dei territori maggiormente esposti.
Serve inoltre rafforzare il coordinamento tra istituzioni, enti locali, sistema antincendio, mondo agricolo e associazioni, promuovendo una cultura della prevenzione e della responsabilità collettiva. La tutela delle foreste e delle aree rurali non è soltanto una questione ambientale: significa proteggere le comunità, le risorse idriche, il suolo, il paesaggio e la capacità dei territori di affrontare gli effetti della crisi climatica. La Sicilia non può permettersi di perdere ogni anno una parte così importante del proprio patrimonio naturale.
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