L'allarme dei volontari: sul randagismo soli da 17 anni
Lettera al sindaco:"servono risorse e un piano strutturale"
Non basta più la generosità di chi corre a salvare un cane ferito, anticipa le spese veterinarie e rinuncia alla propria vita per affrontare l’ennesima emergenza. A Gela, il randagismo rischia di mettere in ginocchio anche chi da anni cerca di arginarlo. È il grido d’allarme lanciato da V.I.T.A. Randagia Odv, guidata da Giulia Cassaro, in una lettera aperta al sindaco che denuncia la crescente difficoltà dei volontari e chiede finalmente una risposta strutturale da parte delle istituzioni.
Le criticità sono quotidiane: animali da soccorrere, cliniche da contattare, strutture spesso lontane e fatture da pagare con risorse personali e donazioni che non bastano. «Non è normale che la sopravvivenza di un animale dipenda dalla disponibilità economica di un volontario», scrive l’associazione, sottolineando come un problema collettivo sia finito per gravare soprattutto sulle spalle di pochi.
A pesare non sono soltanto i costi e le rinunce alla vita familiare e personale, ma anche il logoramento emotivo provocato dal contatto continuo con la sofferenza. «Anche noi abbiamo un limite. Anche noi crolliamo», ammettono i volontari, che raccontano di essere sempre più in difficoltà nel garantire lo stesso contributo di appena un paio di anni fa.
Il passaggio più duro della lettera riguarda i diciassette anni trascorsi tra emergenze e tentativi di trovare soluzioni. L’associazione afferma di avere presentato più volte proposte e piani operativi, scontrandosi troppo spesso con risposte come «Non si può fare» e «Non abbiamo i mezzi». Per i volontari, l’impegno del volontariato ha finito così per coprire lacune che non possono essere considerate una condizione normale.
La richiesta al Comune è precisa: un piano concreto, risorse adeguate e un confronto stabile con chi conosce direttamente le criticità del territorio. Non una promessa risolutiva immediata, ma l’avvio di un percorso capace di trasformare le parole in interventi verificabili.
«Non abbiamo più bisogno che ci venga riconosciuto il cuore. Abbiamo bisogno che qualcuno ci aiuti a non doverlo spezzare ogni giorno», è il messaggio rivolto all’amministrazione. Perché, avverte l’associazione, «il randagismo non si risolve con la compassione di pochi». E il rischio è che, insieme alle forze dei volontari, vengano meno anche le possibilità di soccorso per gli animali più fragili. «Non lasciateci soli. Non lasciate soli loro»: l’appello finale al sindaco.
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