Srr: Di Stefano non può state nel cda
Il sindaco di Gela difende la nomina: "Entrato per norma, non per forza. Presenterò un nuovo parere"
La poltrona di Terenziano Di Stefano nel consiglio di amministrazione della Srr4 traballa. Gli organismi di controllo della società che gestisce i rifiuti nell’Ato 4 hanno messo nero su bianco un parere: secondo i professionisti esterni il sindaco di Gela non avrebbe i requisiti per restare, perché guida un Comune con più di 15mila abitanti.
Di Stefano era entrato nel cda presieduto da Gianfilippo Bancheri, sindaco di Delia, al posto di Salvatore Letizi dimessosi dopo l’inchiesta sui presunti casi di corruzione nella gestione del Comune di Sommatino. Per Gela era stato un ingresso rivendicato come segnale di cambiamento nella governance del ciclo dei rifiuti, visto che il Comune detiene il 46% delle quote.
Ora però il sindaco gelese respinge le contestazioni. "Sono organi di controllo che ritengo decaduti e da rinnovare".
Secondo Di Stefano la sua nomina è legittima e si basa sulle nuove regole in vigore dal 2025 che consentono anche ai sindaci dei Comuni più grandi di sedere nel cda. "Non è stato un atto di forza di Gela. Prima della cooptazione avevo già depositato un parere dei miei legali. Ne presenterò un altro pro veritate".
Il sindaco ricorda anche il contesto: "Sono entrato perché a Mazzarino il sindaco era vicino alla sfiducia e a Sommatino Letizia si era dimesso da indagato. Dopo le vicende di Timpazzo volevamo che Gela avesse voce in capitolo sulle scelte del territorio. Qualcuno ora tira fuori norme che non c’entrano".
La partita si gioca a inizio agosto. È già convocata l’assemblea della Srr4, che dovrà affrontare sia la questione della permanenza di Di Stefano sia il rinnovo degli organi di controllo: in agenda la nomina dei tre componenti del collegio sindacale e del revisore legale.
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