Damante come un soldato che si piega ma pronto a riprendere la guerra

Gela - “Sto bene, tutto sommato. Qualche dolore articolare, un poco di stanchezza ma niente di grave. Mi sento come un soldato che si piega in battaglia per un momento ma con lo spirito di chi è pront...

A cura di Liliana Blanco Redazione
20 gennaio 2022 17:43
Damante come un soldato che si piega ma pronto a riprendere la guerra -
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Gela - “Sto bene, tutto sommato. Qualche dolore articolare, un poco di stanchezza ma niente di grave. Mi sento come un soldato che si piega in battaglia per un momento ma con lo spirito di chi è pronto a riprendere la guerra con più grinta e motivazioni di prima”. E’ la guerra della salvezza dei pazienti ricoverati nella terapia intensiva dell’ospedale Vittorio Emanuele di Gela, piegata momentaneamente per il contagio del personale esposto, nonostante le precauzioni della bardatura utilizzata durante i turni. A parlare è il primario Salvatore Damante che, dopo due anni di lavoro intenso a contatto con centinaia di pazienti passati dal reparto di terapia intensiva covid, è ‘caduto’ anche lui e con lui il reparto per il momento carente di personale, ancora di più della normalità. Otto posti letto gestiti da tre rianimatori ed un primario in terapia intensiva mentre in pianta organica ne sono previsti 12; ventidue mesi di ‘trincea sanitaria’ benché con otto posti letto. Ma sempre al completo con altri pazienti nel reparto ordinario. Niente ferie spicciole, niente Natale, Capodanno o Epifania. Turni a ripetizione e qualunque fisico crolla e con esso le barriere immunitarie.  E con il contagio del primario e dei suoi collaboratori è durata da Natale a Santo Stefano la decisione della dirigenza di chiudere la terapia intensiva dell’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta e adesso i viaggi della speranza sono indirizzati verso il capoluogo. Almeno per ora. Otto posti letto che rappresentano un baluardo di salvezza per i gelesi, descritti in taluni casi come una panacea infinita di posti per una popolazione che copre un bacino di utenza di almeno 150.000 persone se si considerano i comuni viciniori. Otto posti letto e lo slogan come un disco rotto: ‘ospedale al collasso’. Mentre i malati ordinari restano in lista di attesa e rischiano la vita…….

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