Dare nuova vita al Castelluccio di Gela

Da un sito abbandonato ad un museo digitale: la proposta di Paola Cammilleri, relatrice a Roma al convegno internazionale “Fortmed 2026”

A cura di Redazione Redazione
24 febbraio 2026 19:19
Dare nuova vita al Castelluccio di Gela -
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Trasformare il Castelluccio in un museo digitale e dargli così una nuova vita. Al convegno internazionale “Fortmed 2026”, dedicato alla valorizzazione delle fortificazioni del Mediterraneo e tenutosi all’università La Sapienza di Roma, la proposta è stata lanciata da Paola Cammilleri, dottoressa in architettura laureatasi alla Kore di Enna con una tesi sull’importante fortezza d’epoca medievale. Un sito mai davvero valorizzato e “sfruttato” come volano per il turismo culturale.

La proposta della dott. Cammilleri è espressa in un articolo scientifico redatto con la prof. Antonella Versaci, sua relatrice della tesi alla Kore, e la collaborazione del prof. Alessio Cardaci dell’università di Bergamo. È stato pubblicato negli atti del convegno e fa parte della serie di volumi denominati “Defensive architecture of the Mediterranean” (l'intera collana è disponibile gratuitamente online).

Si tratta di un approfondimento della sua tesi di laurea e prevede, dopo una minuziosa fase di recupero del sito, la creazione di un vero e proprio museo diffuso e digitale attraverso due possibili soluzioni: un allestimento "smart", nessuna teca fisica ma pannelli con rimandi multimediali fruibili tramite smartphone; il video mapping della narrazione storica da Federico II di Svevia ad oggi, che ha come obiettivo quello di trasformare il rudere in un "faro" culturale.

«Ho preso a cuore il Castelluccio perché non è soltanto un manufatto storico – spiega Paola Cammilleri –, ma un luogo carico di memoria, identità e potenzialità inespresse. Questo progetto non è semplicemente un intervento di restauro, ma un investimento strategico sul futuro della città. Un castello valorizzato diventa un motore di rigenerazione urbana, il mio obiettivo è far sì che questo luogo torni a essere protagonista: non più solo memoria del passato, ma spazio vivo, dinamico e condiviso, capace di raccontare la storia della città mentre ne costruisce il futuro».

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