E' arrivato l'anno nuovo con un carico di vecchi problemi

Un Comune che ascolta è anche più efficace. Le politiche pubbliche costruite con il contributo dei cittadini tendono a essere più mirate e sostenibili, perché tengono conto dei bisogni reali

01 gennaio 2026 00:57
E' arrivato l'anno nuovo con un carico di vecchi problemi  -
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Siamo appena entrati nel 2026 e come sovente accade ad inizio anno, si tracciano le linee guida per giungere alla risoluzione dei problemi. Che a Gela sono tantissimi. Un elenco infinito. Ci siamo appena lasciati alle spalle il vecchio anno, che si è trascinato le difficoltà degli anni precedenti, tutt'ora irrisolti. Chiariamo fin da subito che le idee non mancano a chi amministra il palazzo di città; alle idee, però, bisogna che susseguano i fatti. Concreti, tangibili per edificare progetti che durino nel tempo. Indistruttibili. Ci siamo stancati dei soliloqui intrisi di parole che lasciano solo le briciole. I gelesi vogliono fatti. Dicevamo dell'elenco infinito di problemi, un libro aperto: acqua, porto, ospedale, strutture sportive, centri di aggregazione, rifiuti, strade impraticabili....Parliamo di servizi essenziali per una comunità che vuole crescere, il classico biglietto da visita di una città normale. Per senso di responsabilità e per dovere legittimo di cronaca, saremmo poco inclini alla verità se scrivessimo che nulla è stato fatto. Ma si tratta di una percentuale molto bassa rispetto a quanto dovrebbe essere. Anche perché, se anche adesso (primo dell'anno), continuiamo a scrivere sempre e solo delle stesse tematiche, vuol dire che insistono ancora e sono sotto gli occhi di tutti. Solo chi non vuole vedere ed analizzare a fondo le gravi criticità -permettermi di dire - ama poco la propria terra, come se i fatti quotidiani fossero distanti anni luce.

La nostra amata Gela - qualcuno fa finta di non esserne a conoscenza - ha punti di forza notevoli che devono essere migliorati, rendendola una città più vivibile. E' pur vero che non è solo compito delle istituzioni, ma anche dei cittadini, soprattutto dei giovani, che rappresentano il futuro. Ma ai giovani bisogna dare gli strumenti necessari. Migliorare la nostra città significa renderla più sostenibile, più inclusiva e più attenta ai bisogni di tutti.

Non chiediamo la luna, chiediamo solo di avere l'acqua tutti i giorni, un presidio ospedaliero efficiente, un porto praticabile, spazi verdi (come parchi e giardini curati che aiuterebbero a migliorare la qualità dell’aria e offrirebbero luoghi di incontro e relax), luoghi per praticare sport (è una vergogna assoluta lo stato di abbandono in cui versa il Pala Cossiga). Si chiede il miglioramento dei trasporti pubblici, al fine di renderli più frequenti ed efficienti, che permetterebbe di ridurre il traffico e l’inquinamento. La creazione di piste ciclabili sicure e di zone pedonali che possano favorire l’uso di mezzi sostenibili come la bicicletta o gli spostamenti a piedi. Tutto questo renderebbe la città più sicura e accessibile a tutti.

Chiediamo spazi per i giovani: biblioteche moderne, centri culturali, luoghi di aggregazione che aiutino i ragazzi a socializzare, esprimere la propria creatività e sviluppare passioni positive.

Chiediamo di investire in attività culturali e sportive perché significa prevenire il disagio e costruire una comunità più unita.

Chiediamo strade ben illuminate, marciapiedi in buono stato ed edifici curati che facciano sentire i cittadini più tranquilli e rispettati. Lo abbiamo sempre detto e scritto: il rispetto delle regole e la collaborazione tra cittadini e istituzioni sono fondamentali per mantenere un ambiente ordinato e accogliente.

In tutto questo è essenziale favorire la partecipazione dei cittadini. Ascoltare le idee delle persone, soprattutto dei giovani, attraverso assemblee, progetti scolastici o iniziative locali, aiuta il Comune a prendere decisioni più giuste e condivise. Perché sentirsi parte attiva della propria città aumenta il senso di responsabilità e di appartenenza. Ecco perché - repetita juvant - è importante che l'amministrazione pubblica ascolti i cittadini. L'ascolto è il cuore di una democrazia viva e concreta. Le decisioni che riguardano il territorio, i servizi e la qualità della vita quotidiana non possono nascere lontano dalle persone che quei luoghi li abitano ogni giorno. Ascoltare non significa solo informare, ma creare un dialogo reale, continuo e rispettoso.

I cittadini conoscono meglio di chiunque altro i problemi del proprio quartiere. Quando il Comune apre canali di ascolto – assemblee pubbliche, consultazioni online, sportelli di segnalazione, incontri di quartiere – riconosce questo sapere diffuso e lo trasforma in una risorsa per governare meglio.

L’ascolto rafforza anche la fiducia nelle istituzioni. Troppe volte i cittadini percepiscono (più che altro sono costretti!) a vedere il Comune come distante o burocratico. Dare voce alle persone, rispondere alle segnalazioni, spiegare le scelte e motivarle riduce la distanza tra amministrazione e comunità. La trasparenza, infatti, non è solo pubblicare atti, ma rendere comprensibili le decisioni e dimostrare che le opinioni raccolte hanno un peso reale.

Un Comune che ascolta è anche più efficace. Le politiche pubbliche costruite con il contributo dei cittadini tendono a essere più mirate e sostenibili, perché tengono conto dei bisogni reali. Progetti condivisi incontrano meno resistenze e favoriscono la collaborazione: cittadini, associazioni e amministrazione diventano alleati nella cura del bene comune.

Naturalmente, ascoltare richiede impegno. Servono tempo, competenze e strumenti adeguati. Non tutte le richieste possono essere accolte, ma tutte meritano attenzione e una risposta chiara. Dire “no” spiegando il perché è già una forma di rispetto. L’importante è evitare l’ascolto solo formale, che raccoglie opinioni senza poi tradurle in scelte.

In un’epoca di sfide complesse – ambientali, sociali ed economiche – il contributo dei cittadini è indispensabile. Il Comune non deve temere il confronto: dal dialogo nascono soluzioni migliori e una comunità più consapevole. Ascoltare i cittadini non è un favore, ma un dovere istituzionale e un investimento sul futuro della città.

Solo così la nostra amata città può (e deve) dventare un luogo migliore in cui vivere oggi e domani. E solo in questo caso, al di là del linguaggio politico abusato e a volte astruso, potremmo realmente parlare di "modello Gela". Buon 2026

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