Francesco Pira ricorda Franco Gallo a Tele Gela Color
"Indelebile il suo sorriso e i suoi occhi pieni di curiosità, e un’ironia irresistibile"
La foto di copertina che vi proponiamo, risale al 1991. Dagli studi di Tele Gela Color, ogni martedì alle 21, andava in onda il rotocalco sportivo Dribblando. Alla conduzione, c'era un giovanissimo Franco Gallo. Il direttore responsabile di allora, era Francesco Pira, attuale Professore di Sociologia all’Università di Messina, saggista e giornalista.
Pira, attraverso il nostro giornale, traccia un ricordo del collega prematuramente scomparso ieri.
"Ci conoscevamo da ragazzi, poco più che ventenni, e la nostra passione comune, il giornalismo sportivo, ci aveva fatti incontrare nei campi polverosi in terra battuta, dove si giocava un calcio rude ma vero. Una cosa che mi colpi subito furono i suoi occhi pieni di curiosità. Franco sapeva parlare con gli occhi, e la mimica facciale gli permetteva sempre di non nascondere la sua soddisfazione e o di manifestare il disappunto. Forse per questo suo essere così sanguigno ma senza alcuna patina, o retropensiero che lo ha reso popolare. E le tantissime testimonianze sui social network, oggi vera piazza, ma anche i tantissimi messaggi, persino dei politici che strigliava nelle sue trasmissioni, fanno capire che tutti apprezzavamo e apprezzavano la sua sincerità e onestà intellettuale.
Eppure nonostante la sua intransigenza, la sua capacità di essere testardo nella ricerca della verità, di Franco ho un ricordo davvero tenero. Quando giovanissimi assunsi la Direzione Responsabile di Tele Gela, affidatami dall’editore Antonio Cavaterra, subito mi resi conto che lui era un punto di riferimento certo, non soltanto per lo sport, ma sapevo che quella nicchia gli piaceva tantissimo. Era imbattibile, sapeva tutto delle squadre che seguiva. Molto professionale e meticoloso.
Lo ricordo al timone della trasmissione Dribblando, nostro fiore all'occhiello, una vera "Domenica Sportiva" del nostro comprensorio. La capacità di Franco consisteva nel saper trovare gli ospiti, sempre molto qualificati, coordinare i servizi e i collegamenti con i corrispondenti. Allora era tutto più difficile con il digitale ma anche molto genuino. Oggi grazie alla tecnologie è tutto più semplice. Era una redazione, la nostra, molto affiatata. C'erano Donata Calabrese, Giuseppe D'Onchia, Giovanna Sirchia, Gianni Licitra, Gianni Abela, Antonio Calafiore. Lavoravamo tanto ma ridevamo tantissimo. Garantivamo informazione di qualità grazie anche a tecnici molto bravi. Eravamo seguitissimi non soltanto a Gela.
Le mie studentesse e i miei studenti, che seguono in Università i miei corsi di giornalismo digitale e giornalismo sportivo, mi sentono ripetere una cosa in cui credo fermamente: un buon giornalista sportivo può fare anche altro. E’ difficile il contrario. E Franco era un eccellente giornalista sportivo. Non è mai stato un giornalista-tifoso, anzi. Non si è mai posto con supponenza, anzi. Le domande erano la sua arma migliore per comprendere e per essere testimone vero. Franco aveva colto la trasformazione del giornalismo in analogico a digitale. Per questo sapeva accompagnare con intelligenza i suoi articoli sui quotidiani, o le sue performance televisive, con post sui social che costruivano consenso, ma che non erano mai autocelebrativi o irrispettosi. Certo non era un giornalista che le mandava a dire, né parlava a scriveva con mezze frasi o senza assumersi la piena responsabilità di quanto sosteneva. E vi confesso che da Direttore questo mi piaceva tantissimo. La capacità di dominare l’evento con passione ma anche con tanta professionalità. Proprio al giornalismo sportivo è dedicata la mia penultima pubblicazione che firmo con Roberta Casagrande e Umberto Spaticchia, uscito per i tipi di FrancoAngeli. Lo cito perché nella post fazione un grande giornalista Rai, Stefano Bizzotto, di cui mi onore di essere amico ha scritto che “oggi come ieri il giornalismo sportivo, con la sua narrazione, ha il compito di costruire una memoria collettiva. L’impresa sportiva deve diventare patrimonio comune: è la missione che accompagna chi sceglie di fare quel mestiere. Con una differenza rispetto al passato: che noi giornalisti non siamo più soli. Ci fanno compagnia le piattaforme social grazie alle quali chiunque può inserirsi nel circuito mediatico che parte dall’evento e arriva al lettore/telespettatore”.
E Franco aveva capito che anche i social erano un mezzo e aveva capito come usarle e non farsi usare. Anche quando parlava di politica nella sua seguitissima trasmissione, dove era capace di gestire con bravura qualunque situazione difficile in studio.
Vorrei dedicare l’ultima parte di questo ricordo a sua moglie Marina e alla sue figlie. In particolare a Marina che conosco fin dai tempi in cui si fidanzarono. Ricordo la prima volta in cui me la presentò con la sua ragazza. Da allora insieme hanno fatto un lunghissimo cammino in cui li ho sempre visti come una coppia perfetta, in vera simbiosi. Hanno vissuto il loro amore poi donato anche alle due figlie fin dalla loro nascita. In questa società liquida, come la chiamava un grande sociologo, Zygmunt Bauman, loro hanno saputo costruire una famiglia solida, granitica, indistruttibile.
Franco esce di scena con il suo sorriso indelebile e i suoi occhi pieni di curiosità ma ci lascia tutto quello che ha costruito con sacrifici e con amore per la sua Gela e per tutto quello che rappresentava. E’ stato un grande figlio di questa città e mi auguro che tutti noi che gli abbiamo voluto bene, troveremo in futuro, il modo di ricordarlo. Perché lui anche da lassù ci guarda con i suoi occhi curiosi e pieni d’affetto. Come ha scritto Cicerone: “la vita dei morti è riposta nel ricordo dei vivi”. Buon viaggio Franco e sono certo che anche lassù troverai il modo con ironia di commentare quanto accade. Tu pensaci, noi ti penseremo di sicuro".
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