L’Università di Palermo presenta la Comunità di pratica in Digital Health Prevention

PALERMO (ITALPRESS) – Promuovere stili di vita sani a 360 gradi, coinvolgendo tutte le componenti del panorama accademico, è la missione portata avanti dalla Comunità di pratica in Digital Health Prevention, istituita dall’Università di Palermo e presenta

A cura di Italpress Italpress
11 giugno 2026 17:22
L’Università di Palermo presenta la Comunità di pratica in Digital Health Prevention -
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PALERMO (ITALPRESS) – Promuovere stili di vita sani a 360 gradi, coinvolgendo tutte le componenti del panorama accademico, è la missione portata avanti dalla Comunità di pratica in Digital Health Prevention, istituita dall’Università di Palermo e presentata questa mattina nell’Aula Magna di Palazzo Steri: si tratta del primo ateneo in Italia a dotarsi di un simile strumento.

L’iniziativa è rivolta a studenti, docenti e personale universitario e si colloca nell’ambito delle attività di ricerca del progetto Digital Lifelong Prevention (Dare), finanziato dal Piano nazionale complementare al Pnr a mezzo di un bando competitivo emanato dai ministeri dell’Università e della Salute.

I ricercatori dell’Ateneo prenderanno in prestito i dati sociodemografici, sugli stili di vita e sui principali determinanti di salute da un campione rappresentativo della comunità universitaria, che potrà aderire al progetto su base volontaria: il reclutamento avrà luogo dal 19 giugno al 24 luglio e poi da settembre a fine 2026, presso l’Ambulatorio medico universitario (edificio 14 del Campus di viale delle Scienze) e il Laboratorio di Valutazione funzionale del dipartimento di Scienze psicologiche, pedagogiche, dell’Esercizio fisico e della Formazione (nel complesso di via Pascoli).

I dati raccolti, sempre nel rispetto della privacy di ciascuno, andranno poi a confluire in una piattaforma progettata di gruppi di ricerca dell’ateneo per realizzare sperimentazioni di comunità: ogni analisi verrà portata avanti con metodiche avanzate, che prevedono anche il ricorso ad algoritmi di intelligenza artificiale, per prevenire il rischio di sviluppare malattie croniche e fornire a ciascun soggetto informazioni e consigli finalizzati all’acquisizione e al mantenimento di corretti stili di vita.

“È un progetto assolutamente innovativo – sottolinea il rettore Massimo Midiri –, Digital Prevention significa utilizzare un modello di prevenzione su salute e stile di vita, quindi già c’è un tema culturale che investe in maniera interdisciplinare numerose competenze e numerosi docenti del nostro ateneo. Altrettanto fondamentale è fare tutto questo attraverso un approccio digitale: il nostro ateneo si sta attrezzando con l’impiego di una potentissima intelligenza artificiale per avere moltissimi dati sanitari della nostra comunità, ma anche di chi corra entrare in questo tipo di percorso. Attraverso l’analisi di questi dati potremo introdurre elementi di correzione rispetto alle anomalie che registreremo tramite esami del sangue o comportamenti errati nello stile di vita”.

Il tema, aggiunge Midiri, “diventa fortemente innovativo perché introduce in ambito accademico la volontà di stare meglio: i concetti di wellness e welfare sono strettamente combinati, quindi cominciare a lavorare su una popolazione giovane permette di introdurre rapidamente correzioni negli stili di vita che in un’età più avanzata si potrebbero tradurre in malattie conclamate; speriamo di poter contribuire in un miglioramento della salute anche all’interno del Sistema sanitario regionale. C’è grande attenzione al benessere psicologico: abbiamo più vedette che segnalano quando qualcosa non funziona a livello psicologico o organico, sempre nella logica di far stare meglio i nostri studenti affinché sappiano che l’ateneo non tiene solo a farli crescere personalmente ma anche alla loro salute”.

Per Walter Mazzucco, referente scientifico del progetto Dare per l’Università di Palermo, l’iniziativa rappresenta “un unicum nel suo genere, poiché inserita in un ecosistema più ampio che fa riferimento alla popolazione generale. La Comunità di pratica per la prevenzione che inauguriamo oggi vedrà il reclutamento su base volontaria di studenti, personale docente e personale tecnico-amministrativo che metterà a disposizione dei ricercatori i propri dati al fine di elaborare il loro profilo di rischio per le principali malattie croniche e restituire questi dati in forma di intervento di prevenzione personalizzata. Non facciamo diagnosi, ma solo profilazioni del rischio di malattia cronica: il nostro target è rappresentato da soggetti sani, rispetto ai quali raccogliamo dati relativi allo stile di vita e a determinanti di salute. In base al profilo di rischio restituiremo, attraverso algoritmi che fanno uno scoring del profilo di rischio e una serie di suggerimenti per mantenere o adottare stili di vita corretti; laddove ci fossero evidentemente problemi di altra natura indirizzeremmo a un percorso di presa in carico in ambito sanitario-istituzionale. Questo è un progetto multidisciplinare a carattere nazionale, in cui ricercatori di più ambiti stanno collaborando nell’ottica di sviluppare soluzioni e strumenti digitali a supporto dei percorsi di prevenzione ma anche per valorizzare dati nell’ambito di approccio all’intelligenza artificiale”.

Il contesto siciliano, spiega Mazzucco, “purtroppo documenta un quadro epidemiologico non molto confortante laddove l’isola, al pari di molte regioni del sud, presenta dati di salute non proprio favorevoli: abbiamo un’aspettativa di vita in media inferiore di tre anni rispetto a chi oggi nasce nell’Italia settentrionale; tutto questo è spiegato da un maggior impatto delle malattie cardiovascolari e cerebrovascolari. Stiamo inoltre perdendo il vantaggio di salute che avevamo ad esempio in ambito oncologico: il dato di incidenza proiettato in avanti nel tempo si allinea a quello del nord del paese. Un altro dato importante è che purtroppo si concentrano sugli stessi individui più malattie croniche: alcune richiedono un impegno in termini non solo sanitari e assistenziali ma anche di presa in carico da parte dei caregiver, che hanno costi sanitari e sociali molto importanti. Tutto questo è spiegato da dati sugli stili di vita che non vedono la popolazione siciliana brillare: abbiamo un’elevata percentuale di popolazione in età adulta che è sedentaria, una quota elevata di soggetti obesi o in sovrappeso, il 25% circa di fumatori nella popolazione regionale; su quest’ultimo aspetto il dato preoccupante è soprattutto tra i giovani, non tanto per l’abitudine tabagica delle sigarette quanto per le sigarette elettroniche e il tabacco riscaldato che rappresentano una porta d’ingresso per l’abitudine tabagica classica”.

Fondamentale, conclude, “intervenire sulla prevenzione: la nostra regione purtroppo ha tutt’oggi difficoltà nel garantire i cosiddetti livelli essenziali delle prestazioni e questo non è solo un problema di ordine organizzativo ma anche culturale, sociale ed economico. La salute di una comunità dipende dipende da una serie di fattori come determinanti di salute, capacità produttiva, livello di istruzione: avere un rapporto diretto con i nostri giovani, che percepiscono la malattia come qualcosa di distante, rappresenta la porta di ingresso per i servizi di prevenzione e per dare continuità agli interventi di prevenzione, che non vanno condotti in maniera estemporanea ma devono accompagnarci per tutta la nostra esistenza”.

A entrare nello specifico sulle mansioni dei ricercatori nella Comunità di pratica è Marianna Bellafiore, referente del dipartimento di Scienze psicologiche, pedagogiche, dell’Esercizio fisico e della Formazione: essi, racconta, “hanno il compito di promuovere l’adozione e il mantenimento di stili di vita salutari attraverso un approccio tecnologico, con l’utilizzo di dispositivi indossabili come ad esempio lo smartwatch e un’app web realizzata proprio nell’ambito del progetto Dare tramite la compilazione di questionari standardizzati sugli stili di vita: questo riguarda in particolare abitudini alimentari, attività fisica, qualità del sonno, dipendenze da fumo, alcool o social media; questo ci consentirà di raccogliere dati per creare modelli predittivi o algoritmi di intelligenza artificiale per identificare precocemente i soggetti più a rischio e progettare strategie di prevenzione personalizzata. Il monitoraggio durerà almeno sei mesi: ogni partecipante indosserà gli appositi dispositivi e anche i questionari verranno somministrati poco per volta”.

-Foto xd8/Italpress-
(ITALPRESS).

Fact Check

Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.

Fonte:

Verificato il: 11 giugno 2026

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