Maniaci, il giornalismo coi baffi: "c'è del marcio nell'Antimafia!"

"Lo diceva Peppino Impastato: la mafia è una montagna di mer... Io lo confermo e lo sottoscrivo! La nostra amata Sicilia è una terra bellissima, invidiata da tutti ma devastata da pochi stronz…..che l...

01 novembre 2021 03:35
Maniaci, il giornalismo coi baffi: "c'è del marcio nell'Antimafia!" -
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"Lo diceva Peppino Impastato: la mafia è una montagna di mer... Io lo confermo e lo sottoscrivo! La nostra amata Sicilia è una terra bellissima, invidiata da tutti ma devastata da pochi stronz…..che l’hanno resa famosa soltanto per la cupola e i morti ammazzati”. L’incipit del nostro articolo è ricco di ben due sostantivi mozzati ma l’idea rende, eccome. Perché in effetti il pensiero del collega giornalista Pino Maniaci, editore e direttore di TeleJato, è un pensiero comune. In tanti la pensano come lui, trincerandosi però dietro ad un cupo silenzio. Lui invece ci mette la faccia dinnanzi alla telecamera “perché – dice – qualcuno doveva pur farlo”. Con tutti i rischi annessi. E di rischi Pino ne ha corsi tanti, toccando pedine fino a quel momento ovattate da un sistema istituzionale che sapendo faceva finta di non sapere. Chiamiamola reticenza, per non dire omertà.
Se la mafia è quanto appena scritto, allora cos’è l’antimafia?
“Beh, qui si apre un mondo. E’ nata con ottimi auspici. Tutti a fare muro contro il malaffare: associazioni, movimenti. Poi, ad un tratto, qualcuno ha capito che con l’antimafia poteva arricchirsi. Troppi soldi in giro, il boccone era appetibile e l’occasione è stata presa al volo. Qualcuno mi criticava e mi massacrava quando parlavo di mafia dell’antimafia, ma le varie inchieste e i vari processi hanno dimostrato, nel tempo, che non mi sbagliavo….Soldi chiamano soldi”.
Ti fa più paura la mafia o l’antimafia?
“Sei cattivo con questa domanda (ride e inala la nicotina dell’ennesima sigaretta). Sono sincero: fanno paura entrambe. Non mi sarei mai aspettato che il Tribunale di Palermo, definito un vero e proprio avamposto contro la mafia, il top del top in tema di legalità, non ascoltasse le mie denunce quando parlavo che dentro i palazzi (soprattutto in ambito di misure di prevenzione), c’era qualcuno che si fregava i soldi, così come poi ampiamente acclarato dal tribunale di Caltanissetta. Dicevo ai magistrati palermitani: attenti, c’è qualcosa che non va per il verso giusto. Dall’altra parte, però, ricevevo solo risposte evasive. Chi gestiva la sezione misure di prevenzione del tribunale, era Dio onnipotente. Intoccabile”. Il riferimento è a Silvana Saguto, radiata dalla magistratura e condannata in primo grado a 8 anni e mezzo per affari illeciti nella gestione dei beni confiscati alla mafia.
Deduco che è una vera e propria lotta tra te e la Saguto
“Saguto è solo un nome. Bisogna intervenire a fondo. Dalla serie cambia il direttore d’orchestra ma la musica è sempre la stessa. Purtroppo c’è un arricchimento personale da far paura. Pensa che ci sono parcelle milionarie che spaziano dai 7 ai 4 milioni di euro. Impressionante. Un vero e proprio bancomat, soldi a palate. Alcuni beni confiscati, sono stati venduti ad una cordata cipriota che – mi risulta – è composta da gente poco raccomandabile. Il paradosso dei paradossi”.

In quanti secondo te hanno fatto carriera con l’antimafia?
“L’elenco è lunghissimo e coinvolge politici, associazioni farlocche, magistrati, massoni”.
Cosa hai provato quando nel 2016 sei stato coinvolto nel blitz per mafia a Borgetto e Partinico, con l’accusa di avere estorto somme di denaro e agevolazioni dai due sindaci per evitare commenti critici sull’operato delle amministrazioni?
“Mi è caduto il mondo addosso ma me lo aspettavo. Pochi giorni prima mi erano giunte voci che volevano farmela pagare per le mie inchieste. Ti vogliono fare fuori, mi dicevano. Quello che ho appena detto è confermato dalle intercettazioni telefoniche. Non potevo mai pensare che quelli che credevo i punti di riferimento delle mie denunce, potessero diventare i miei carnefici. C’è stata molta cattiveria, quasi una vendetta. Vedere la mia foto e sentire il mio nome durante la conferenza stampa assieme ai 9 mafiosi arrestati durante la stessa retata, mi ha fatto molto male. Mi sono chiesto: cosa ci faccio io assieme a questi pezzi di mer…? Ma la verità viene sempre a galla e lo scorso aprile è giunta l’assoluzione piena”.

Hai sempre avuto fiducia nella giustizia?
“Assolutamente si!” Purtroppo ci sono magistrati che hanno un solo obiettivo: quello di essere degli eroi, di andare in prima pagina, di distruggerti. Lo ha detto pure Palamara: una parte della giustizia è corrotta e corruttibile!”

Torniamo per un attimo alla Saguto. Entrambi siete stati protagonisti della docu-serie di Netflix tra il cinema e il giornalismo, ribattezzata “Vendetta – guerra nell’antimafia”. Divisi da una rivalità profonda, probabilmente insanabile, quello che ci ha più colpito è la naturalezza con la quale avete affrontato le telecamere e le aule di giustizia. Manco fosse una fiction…
“Personalmente sono abituato alla tv e dunque per me è stato naturale. Devi pensare che il progetto di Netflix è nato nel 2005. La troupe televisiva mi ha seguito passo passo perché voleva realizzare un documentario sulle mie inchieste giornalistiche. Poi la realtà si è disposta in modo sorprendente”.
Perché in Sicilia è facile delinquere?
Riaccende l’ennesima sigaretta. “Tre parole: assenza dello Stato. Si può delinquere e rimane impuniti. Si vuole realmente fare la lotta alla mafia? Bene, allora facciamola. Ma sul serio. E le pene devono essere esemplari. In Italia abbiamo una delle migliori intelligence del Mondo, tra Carabinieri, Polizia, Finanza, Servizi Segreti, Ros. E’ mai possibile che non si riesca a scovare quel cogl….di latitante che corrisponde al nome di Matteo Messina Denaro? Dobbiamo avere bisogno del pentito di turno per individuarlo? Negli anni siamo riusciti a debellare le Brigate Rosse e l’Anonima Sequestri. L’impegno è stato costante e risolutivo. Non vorrei pensare male…”
In che senso?
“Se si sconfiggesse la mafia, cosa resterebbe dell’antimafia? Sarebbero tutti disoccupati…”
Come te la immagini la Sicilia tra qualche anno?
“Vorrei che splendesse di luce propria. Una terra libera dal malaffare. Ci vuole l’impegno di tutti noi. Io personalmente ce la sto mettendo tutta attraverso le mie inchieste giornalistiche e non mi fermerò mai, dinnanzi a niente e a nessuno. Ma lo Stato deve fare la sua parte, liberandoci dall’oppressione mafiosa. E, soprattutto, cambiando le leggi: chi commette fatti cruenti deve marcire in galera!”
Nei tuoi tg non mancano gli attacchi al boss Matteo Messina Denaro
“Voglio che sia arrestato, la sua latitanza rappresenta l’emblema di Sicilia terra di mafia. Ho fatto una scommessa: quando lo prenderanno, mi taglierò i baffi. Spero che accada al più presto…”

Hai mai avuto paura per la tua incolumità?
“Tutti abbiamo paura, è un fatto naturale. E come ti dicevo prima, ho paura sia della mafia che della pseudo antimafia. Dal 2008 sono sotto tutela dei Carabinieri. Sembra quasi un gioco: mi indagano per estorsione ma mi tutelano”. Ride per non piangere.

Cuffaro, Crocetta, Musumeci. Qual è il tuo giudizio sui tre ultimi governatori della Sicilia?
“Non farmi entrare in questo campo. Come tutti gli esseri umani, hanno i loro difetti. Te la dico in siciliano: “Nun c’è nenti di pigghiari dei tre. Il mio giudizio è assolutamente negativo”.
Conosci la realtà di Gela? "Gela é molto distante dal mio ambito lavorativo. Leggo dalle cronache che c'è un serio problema dovuto all'inquinamento. Bisogna intervenire subito per rendere la città vivibile e fruibile a tutti. Non escludo, in futuro, di realizzare un servizio televisivo con la mia troupe". Cosa ti senti di dire a quei giovani che si affacciano al mondo del giornalismo?
“Di dire sempre la verità e di non guardare in faccia a nessuno. Soprattutto di non essere politicizzati. Deve trionfare sempre l’imparzialità”.

Consigliavi di dire sempre la verità. Tu l’hai sempre detta in questi anni di lavoro?
“Sempre. E l’ho pagata caramente. Ma ne vale la pena per una Sicilia libera!”

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