Nasce a Palermo #NoMaranza, l’associazione che dice no alla mala movida

da slogan in favore della sicurezza nei locali diventa un'associazione che punta a riappropriarsi degli spazi pubblici di Palermo.

A cura di Italpress Italpress
05 marzo 2026 19:20
Nasce a Palermo #NoMaranza, l’associazione che dice no alla mala movida -
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PALERMO (ITALPRESS) – Una rete di cooperazione tra diverse realtà imprenditoriali e non solo, per dire tutti insieme no alla mala movida e promuovere una serie di comportamenti virtuosi: questo il proposito di #NoMaranza, che da slogan in favore della sicurezza nei locali diventa un’associazione che punta a riappropriarsi degli spazi pubblici di Palermo. A promuovere la nuova realtà è Natale Giunta, chef e titolare del locale CitySea, che per primo aveva lanciato lo slogan a mo’ di provocazione (raccogliendo una serie di pareri sui social sia positivi che negativi) e, a due mesi di distanza, lo trasforma in qualcosa di più concreto.

Il ‘battesimo’ di #NoMaranza si è tenuto al Palermo Marina Yachting. È lo stesso Giunta a spiegare l’origine del nome dell’associazione: “La dicitura #NoMaranza viene dal killer di Paolo Taormina, che di cognome si chiama Maranzano: noi non vogliamo altre vittime per la movida, si esce per divertirsi e non con la paura di essere ammazzati. Nei nostri locali facciamo entrare tutti, a prescindere dal look, purché siano educati: la nostra è una provocazione contro quello che oggi è uno status, ovvero portare la barba in un certo modo, la tuta e il marsupio”.

L’evento è stato un’occasione per confrontarsi con le istituzioni sul tema della sicurezza: al contempo è stata presentata la mostra fotografica Sì Maranza, un racconto del fotografo palermitano Alessio Falzone sugli esempi di movida pulita per dimostrare come non tutti coloro che portano una barba siano necessariamente pericolosi. Uno dei propositi dell’associazione è rivedere l’articolo 100 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (Tulps): questo prevede la responsabilità diretta dei gestori dei locali in caso di risse o danneggiamenti nei pressi dell’attività. “Il pericolo arriva quando un gruppo di persone, vestite tutte allo stesso modo, minacciano di fare casino se il buttafuori non li fa entrare nel locale – sottolinea lo chef – L’articolo 100 del Tulps prevede che in caso di rissa, tentativo di rissa o danneggiamento noi gestori dobbiamo organizzare ordine e servizio pubblico, che però oggi è ingestibile. Queste persone sanno che se si verificano determinati episodi il locale chiude: questa è una cosa gravissima, gli esercenti dovrebbero essere protetti dallo Stato. A me capita di continuo di dover dire a certe persone che non possono entrare nei miei locali: #NoMaranza nasce per disperazione, perché i buttafuori non hanno strumenti a disposizione e devono solo evitare le aggressioni. Se arrivano gruppi di 20-30 persone che vogliono entrare e noi diciamo che non è possibile, è lì che iniziano le ritorsioni: questo può provocare la chiusura delle attività, noi abbiamo 55 dipendenti solo in questa struttura e non vogliamo chiudere per colpa dei delinquenti”.

La movida, conclude Giunta, “deve essere divertimento: siamo tutti al collasso e negli ultimi anni nessuno ha fatto niente. Forse questa è l’unica iniziativa mia che ha fatto un po’ parlare negli ultimi dieci anni: nessuno si è preso a cuore questo problema. Il divertimento deve tornare libertà, che non può essere condizionata da una serie di delinquenti che stanno distruggendo non solo la nostra città, ma anche le altre: a Palermo però stiamo arrivando a una situazione di non ritorno”.

Sull’articolo 100 del Tulps si sofferma anche il vicepresidente di #NoMaranza, Mario Bellavista: questo, spiega, “fa sì che i gestori dei locali spesso abbiano il timore di denunciare proprio per il rischio di vedere chiusa la propria attività; noi chiederemo e sosterremo chiunque chiederà in parlamento la modifica di questa norma, che oggi è veramente datata. Prevediamo anche di proporre dei protocolli d’intesa con prefettura e Comune, affinché i gestori dei locali che sono virtuosi e che applicano alla lettera le regole possano avere garantita una protezione e una tutela da parte della pubblica autorità, senza rischiare di denunciare ed essere chiusi. Intendiamo anche formare i gestori dei locali, dargli assistenza legale e formare anche i giovani: abbiamo già previsto campagne pubblicitarie e conferenze da fare proprio nelle scuole per spiegare ai ragazzi come ci si comporta, per evitare alla radice che si creino queste sacche di inciviltà. Noi non siamo razzisti, quella dell’uomo con la barba che non può entrare in locale è soltanto una provocazione: noi siamo cittadini, professionisti, imprenditori che hanno deciso di dedicare parte del proprio tempo alla propria città e alla società”.

Anche la giornalista Stefania Petyx ha scelto di aderire all’associazione, con il ruolo di segretaria: “La motivazione di quest’iniziativa è semplice: vedo una movida sempre più incattivita e pericolosa per i nostri ragazzi e anche per noi, per cui sentivo che bisognava fare qualcosa; quando mi hanno chiesto di partecipare ho detto sì, perché comunque il problema c’è e non possiamo permetterci di non vederlo, ma dobbiamo fermarlo in tempo. Non abbiamo nulla contro le barbe e chi si veste in quel modo, però i ristoratori sanno perfettamente chi entra per dar problemi e quelle persone non devono entrare: tutte le altre barbe, gentili, simpatiche e che vogliono divertirsi, sono le benvenute”.

– Foto xd8/Italpress –

(ITALPRESS).

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