“Parole che uniscono, storie che cambiano”
Il progetto ideato dalla prof. Laura Gnoffo ha favorito un confronto proficuo, oltre i pregiudizi, tra studenti e detenuti di Balate
Un ponte tra due mondi solo apparentemente lontani: quello degli studenti della 5º A dell’Istituto Morselli-Sturzo di Gela e quello dei detenuti della casa circondariale di Balate. È questo il cuore del progetto “Parole che uniscono, storie che cambiano”, un’iniziativa dal forte valore educativo e sociale, nata con l’obiettivo di promuovere il dialogo, superare il pregiudizio e stimolare una riflessione profonda sul significato dell’errore, della responsabilità e della possibilità di cambiamento.
Il progetto è stato ideato e coordinato dalla professoressa Laura Gnoffo, docente impegnata sia nell’insegnamento scolastico tradizionale sia all’interno della realtà carceraria. Proprio dalla sua esperienza diretta nella casa circondariale è nato il desiderio di creare un momento di incontro autentico tra due realtà che raramente dialogano, ma che condividono bisogni comuni: ascolto, comprensione e crescita.
L’iniziativa ha visto coinvolti gli studenti dell’istituto e i detenuti, protagonisti di uno scambio significativo fatto di riflessioni, testimonianze e confronti. Un’occasione preziosa per comprendere come una persona non possa essere definita per sempre dal proprio errore e come l’educazione rappresenti uno strumento fondamentale di consapevolezza e rinascita.
All’incontro era presente anche l’associazione antiracket di Gela, l’on. Salvatore scuvera e il senatore Pietro Lorefice che hanno partecipato all’iniziativa contribuendo al dibattito sui temi della legalità e della responsabilità sociale.
«L’esperienza si è rivelata un’importante occasione di crescita formativa per tutti i partecipanti. Gli studenti hanno potuto confrontarsi con storie di vita reali, superando stereotipi e pregiudizi; i detenuti hanno avuto l’opportunità di sentirsi ascoltati e riconosciuti come persone, oltre ogni etichetta», ha spiegato la prof. Gnoffo.
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