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A 78 anni dalla fine del Genocidio

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Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche della 60ª Armata del “1º Fronte ucraino” del maresciallo Ivan Konev arrivarono per prime nella città polacca di Oświęcim (in tedesco Auschwitz), scoprendo il vicino campo di concentramento e liberandone i superstiti. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo l’orrore del genocidio nazista.

Ad Auschwitz, circa dieci giorni prima, i nazisti si erano rovinosamente ritirati portando con loro, in una marcia della morte, tutti i prigionieri sani, molti dei quali morirono durante la marcia stessa.

L’apertura dei cancelli di Auschwitz mostrò al mondo intero non solo molti testimoni della tragedia, ma anche gli strumenti di tortura e di annientamento utilizzati in quel lager nazista.

Nonostante i sovietici avessero liberato, circa sei mesi prima di Auschwitz, il campo di concentramento di Majdanek e «conquistato [nell’estate del 1944] anche le zone in cui si trovavano i campi di sterminio di Belzec, Sobibor e Treblinka [precedentemente smantellati dai nazisti nel 1943]» fu stabilito che la celebrazione del giorno della Memoria coincidesse con la data in cui venne liberato Auschwitz”.

La data del 27 gennaio in ricordo della Shoah, lo sterminio del popolo ebraico, è indicata quale data ufficiale agli Stati membri dell’ONU, in seguito alla risoluzione 60/7[8] del 1º novembre 2005.

Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale, celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata per commemorare le vittime dell’Olocausto. È stato così designato dalla risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005 durante la 42ª riunione plenaria. La risoluzione fu preceduta da una sessione speciale tenuta il 24 gennaio 2005 durante la quale l’Assemblea generale delle Nazioni Unite celebrò il sessantesimo anniversario della liberazione dei campi di concentramento nazisti e la fine dell’Olocausto.

Si è stabilito di celebrare il Giorno della Memoria ogni 27 gennaio perché in quel giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa, impegnate nella offensiva Vistola-Oder in direzione della Germania, liberarono il campo di concentramento di Auschwitz.

In tutta l’Italia proliferano le manifestazioni per ricordare l’evento storico che dovrebbe insegnare molto sulla storia per non ripetere ciò che è avvenuto.

“Ogni anno, il Giorno della Memoria, istituito con legge nel 2000, ci sollecita a ricordare – ha detto oggi il Presidente della Repubblica Mattarella – a testimoniare e a meditare sui tragici avvenimenti che attraversarono e colpirono l’Europa nella prima metà del secolo scorso, il Novecento; definito, da alcuni storici, non senza ragione, come “il secolo degli Stermini”. Lo facciamo, sempre, con l’animo colmo di angoscia e di riprovazione.  Gli anni che sono passati da quegli eventi luttuosi, infatti, non attenuano il senso di sconforto, di vuoto esistenziale, di pena sconfinata per le vittime innocenti che si prova di fronte alla mostruosità del sistema di sterminio di massa – degli ebrei e di altri gruppi considerati indegni di vivere – pianificato e organizzato dal nazismo hitleriano e dai suoi complici in Europa”, con queste parole il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha aperto il suo discorso al Quirinale in occasione del Giorno della Memoria.

“E’ fondamentale mettere in luce come la persecuzione razziale poggiasse su un complesso sistema di leggi e provvedimenti, concepiti da giuristi compiacenti, in spregio alla concezione del diritto, che nasce – come sappiamo – dalla necessità di proteggere la persona dall’arbitrio del potere e dalla prevaricazione della forza.  La Shoah, infatti, ossia la messa in pratica di una volontà di cancellare dalla faccia della terra persone e gruppi ritenuti inferiori, è stato un lento e inesorabile processo, una lunga catena con molti anelli e altrettante responsabilità. La scelta nazista, con le famigerate leggi di Norimberga, e quella fascista – che la seguì omologandovisi – di creare una gerarchia umana fondata sul mito della razza e del sangue fornì i presupposti per la persecuzione e il successivo sterminio”, ha ricordato  il presidente della Repubblica.

“Il sistema di Auschwitz e dei campi a esso collegati fu l’estrema, ma diretta e ineluttabile, conseguenza di pulsioni antistoriche e antiscientifiche, istinti brutali, pregiudizi, dottrine perniciose e gretti interessi, e persino conformismi di moda. Tossine letali – razzismo, nazionalismo aggressivo, autoritarismo, culto del capo, divinizzazione dello Stato – che circolarono, fin dai primi anni del secolo scorso, dalle università ai salotti, persino tra artisti e docenti, avvelenando i popoli, offuscando le menti, rendendo aridi cuori e sentimenti”, ha sottolineato Mattarella.

“Il regime fascista – ha proseguito il Capo dello Stato – nel 1938, con le leggi razziali agì crudelmente contro una parte del nostro popolo. E’ di grande significato che la Costituzione volle sancire, all’articolo 3, la pari dignità ed eguaglianza di tutti i cittadini, anche con l’espressione “senza distinzione di razza”. Taluno ha opinato che possa apparire una involontaria concessione terminologica a tesi implicitamente razziste. I Costituenti ritennero, al contrario, che manifestasse, in modo inequivocabile, la distanza che separava la nuova Italia da quella razzista. Per ribadire mai più”.

Antonio Matasso

In occasione del Giorno della Memoria, la FIAP (Federazione Italiana Associazioni Partigiane) rende omaggio anche in Sicilia alle vittime dell’Olocausto, ricordando tutti coloro i quali hanno perso la vita a seguito delle follie razziali e antidemocratiche germinate in Europa nel Novecento, per colpa del nazismo e del fascismo. Antonio Matasso, presidente di FIAP Sicilia, ha voluto rivolgere in particolare un pensiero agli ebrei siciliani e alla resistenza ebraica: «In questo 27 gennaio – dichiara l’esponente antifascista- il ricordo si estende anche ai discendenti dei siciliani fedeli all’ebraismo, che dopo il 1492 furono dispersi in tutto il Mediterraneo. In particolare, gli ebrei di Salonicco, tra cui vi erano numerose persone di discendenza isolana, furono sterminati quasi per intero: morirono pressoché tutti i sessantamila deportati nei campi di concentramento ed oggi solo milleduecento ebrei vivono nella città macedone, dove nei secoli avevano a lungo costituto la maggioranza della popolazione. In Sicilia vogliamo rendere omaggio anche a tutti questi innocenti, insieme a quei giusti che, militando nella Brigata Ebraica, sbarcarono sulle nostre coste nel 1943, contribuendo alla liberazione dell’isola». Matasso ha infine ricordato l’universalità dei valori della resistenza alla tirannia, oggi incarnati soprattutto dai giovani iraniani, che combattono un regime omicida e antisemita, nonché dalla lotta del popolo ucraino contro la dittatura dei massacratori russi. Una resistenza guidata dal presidente Volodymyr Zelensky, difensore della democrazia e della libertà, che appartiene peraltro alla comunità ebraica d’Ucraina.

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