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“S. G.”, il racconto in musica di un’infanzia. “Gabro” lancia il suo primo pezzo

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La passione per la musica una costante, insieme a quella per il basket. In mezzo i ricordi di gioventù, di quell’infanzia spensierata vissuta tra San Giacomo e i Cappuccini, frequentando il grest. Da quei ricordi, un’idea: fare aggregazione attraverso la musica, riportarla nei quartieri e coinvolgere i più piccoli in attività artistiche che possano distoglierli dalle tentazioni dello smartphone e dei social h24, ma soprattutto dalla malavita. È la proposta di Gabriele Guarnaccia, nome d’arte “Gabro”, che è pronto a lanciare il suo primo brano musicale: “S. G.” il titolo, iniziali di San Giacomo. Un pezzo rap che da mezzanotte sarà online su Spotify mentre il videoclip verrà pubblicato domani alle 14 su YouTube. Il pezzo, scritto da Gabro, è arrangiato e prodotto da Prod. Cimins.

«La musica, l’arte e lo sport devono essere il simbolo del riscatto per le nuove generazioni – dice –, perché specie quando si è molto piccoli è facile perdersi. Dobbiamo impegnarci per i ragazzi e dare un senso alle loro giornate, dobbiamo dire agli adolescenti che non è vero che per forza bisogna andare via per fare qualcosa di buono. Questa sfida ci coinvolge tutti – conclude Gabro –, istituzioni e associazioni in primo luogo ma anche le parrocchie e i cittadini che vogliono fare qualcosa per riscattare il loro territorio».  

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L’evoluzione di Iudice è “stormy.”Da Catania un dialogo internazionale con la pittura

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Catania – Aprire un nuovo confronto dialogico tra artisti locali con talento di respiro internazionale ripartendo dalla centralità della pittura prima, da una commistione tra tele e installazioni poi. Con questa ambizione la nuova Galleria d’Arte del catanese Gianluca Collica di San Gregorio (Catania), ospita nel vernissage di “0.1 palla al centro” il maestro gelese Giovanni Iudice con l’olio su tela, “Stormy Blue” 2020, che ritrae un mare tumultuoso e la grafite su carta “Due Asini” 2018.

La mostra – va vista – è a una decina di chilometri da Catania, in un antico palmento per la spremitura dell’uva, appartenuto al padre di Gianluca, Francesco grande appassionato d’arte, dove è stata appena inaugurata la Collica & Partners. Una dimora magica, immersa in un rigoglioso giardino mediterraneo e impressa nella memoria di tutti coloro che hanno avuto l’opportunità di frequentarla. Lontana dal minimalista modello del “white-cube”, dove l’arte è adesso a misura d’uomo e si confronta con la quotidianità e la mostra si svela agli occhi per gradi con inediti accostamenti. 

Giovanni hai dipinto in stile Van Gogh (chiedo ironica)?

“E’ la mia seconda stagione – racconta l’artista – un’evoluzione che vede ancora la centralità del mare ma che dal realismo muta verso un movimento astratto dove il visitatore vede ciò che vuole. Un cuore bianco tra le onde del mare o un gabbiano che spicca il volo: l’immagine, attraverso la pittura, diventa tumultuosa e racconta altro lasciando l’iconografia per spostarsi sulla sensazione che genera”.

Perché Gianluca Collica?

“E’ un gallerista che stimo particolarmente, quello che mi ha introdotto ad “Artefiera” Bologna con il progetto “Orientale Sicula” e un ciclo di opere presentate tre anni fa. Un intenditore del quale apprezzo vedute e contenuti oltre la grande ambizione di aprire una Galleria d’Arte nella campagna sicula, in una tenuta appartenente alla famiglia che così onora il ricordo del padre e che certamente è tra le più sperimentali in Europa”.

Per lo scatto si ringrazia il fotografo Francesco Di Giovanni

E Lei, Collica, perché ha scelto di ospitare il maestro Iudice in questa prima mostra del ciclo?

“Iudice perché sicuramente è uno degli artisti siciliani che meglio rappresenta l’arte pittorica del maestro Piero Guccione tornando alla tradizione pittorica del 900. Oggi una delle note comuni tra gli artisti è una rinnovata attenzione per la narrazione che nella figurazione ha probabilmente lo strumento più idoneo a esprimere la relazione tra arte e quotidianità, arte e memoria, arte e Storia. Il Meridione d’Italia per altro nel Novecento ha espresso numerosi esempi di grande pittura figurativa. Ritengo pertanto che sia proprio questo il luogo da cui ripartire con un focus su quattro artisti, siciliani fino al midollo, tutti in debito con la pittura italiana, ma che al tempo stesso manifestano personali e differenti intenzioni nell’uso di questo linguaggio: Giovanni Iudice con Barbara Cammarata, Francesco De Grandi e Francesco Lauretta rientra di certo tra questi.

Intende l’iperealismo del quale tanto si è detto?

“In realtà parlare di iperrealismo è sbagliato mi creda: personalmente ritengo che Giovanni stia vivendo una normale evoluzione verso una pittura di figurazione e sentimento: foto scomposte che danno origine a prospettive improbabili che danno senso al tutto, generando tensione. Un’evoluzione del suo lavoro che definirei rarefatta e non più cronicistica: linguaggio di puro sentimento dove la pittura evoca valori umani che accendono la poesia”.

Che tradotto per il grande pubblico sarebbe?

“Una pittura che ti consente di estraniarti dall’immagine e di avere una lettura dell’opera più libera, trasformando il reale in sentimento, personale e universale. Il dato reale condiziona notevolmente la percezione, cosa che adesso non accade o comunque accade meno. Gli stessi artisti si trovano un passo indietro rispetto alla propria opera. Nessun egocentrismo ma dialogo tra artisti, opere e visitatori”.

La sua è una galleria coraggiosa…

“Soltanto dieci anni fa una Galleria d’Arte di questo tipo era impensabile qui in Sicilia e, forse, qualcuno mi avrebbe tirato le pietre ma oggi è possibile. Vede, la pittura, in particolare modo quella siciliana, era diventata retrò, demodè. Da sei anni a questa parte accade invece qualcosa che personalmente auspicavo da tempo: il ritorno alla pittura, alla sua centralità, uno stile che punta alla sostenibilità del lavoro, che permette una lettura orizzontale della realtà e decisamente low cost”.

RYAN MENDOZA “I’M READY TO TELL YOU EVERYTHING” – 2016 – 2019 -Olio su lino

Negli ultimi anni si assiste a un ritorno prepotente della pittura fatta di riconoscibilità, identità e qualità. Riconoscibilità che nulla ha a che fare con un determinato stile ma che presuppone assoluta libertà d’espressione. Una nuova, bella pittura, che tende all’essenzialità.”

Inaugurare una mostra in tempo di Covid non dev’essere stato il massimo

“È stato difficile capire come muoversi in un continuo rinvio di date: ho accettato il fatto che la convivenza con questa situazione di crisi è l’unica soluzione possibile. Io e il mio socio Maurizio D’Agata dovremo imparare a navigare a vista, decidendo di volta. Dopo la prima mostra, abbiamo in programma le personali di Viola Yeşiltaç, Francesco Lauretta, Rä di Martino e Barbara Cammarata”.

E tu Giovanni cosa vedi nella tua produzione futura?

“Inizio a pensare alla campagna, agli ulivi secolari della nostra terra, al ritorno alle origini: spero di firmare un mio autoritratto attraverso l’ombra proiettata sul terreno dall’albero d’ulivo con il tronco e le sue foglie”.

E il mare?

“Già, il mare. Io sono (anche) mare. Devo essermi ritratto più volte senza saperlo”.

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