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Giudiziaria

Anno giudiziario: “Cosa Nostra riferimento della mafia”

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Cosa Nostra continua a essere l’organizzazione mafiosa di principale riferimento, dedita al controllo dell’economia legale (soprattutto nei settori degli appalti, spesso grazie alla complicità di propri referenti inseriti negli apparati amministrativi locali, del traffico di rifiuti, dell’edilizia e dell’agricoltura), oltre che dei settori del gioco e delle scommesse, del traffico degli stupefacenti, dell’illecito sfruttamento dei siti minerari”.

Lo ha affermato, nella sua relazione, Maria Grazia Vagliasindi, presidente della Corte d’Appello di Caltanissetta, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Cosa nostra ha altresì evidenziato “straordinarie capacita’ di infiltrazione anche nei territori di altre regioni (soprattutto in Liguria, Toscana, Piemonte e, recentemente, nel Lazio ed in Lombardia) oltre che all’estero (ad esempio in Germania), dove risultano stabilmente radicati soggetti criminali, di origine nissena ed ennese, che mantengono organici rapporti con le famiglie mafiose.

Non meno significativo e’ il capillare reimpiego di capitali provenienti da tali illecite attività’, in particolare dal traffico di sostanze stupefacenti e dalle estorsioni, le forme piu’ diffuse di controllo mafioso del territorio che vedono coinvolta, oltre a Cosa Nostra anche la Stidda”.

“Grazie al procuratore Salvatore De Luca per l’impegno e la determinazione con cui sta guidando la Procura in una monumentale attività d’indagine che oggi, pur a distanza di tanto tempo, vuole fortemente far luce sugli scenari di anni e aspetti che, ancora oggi, appaiono avvolti da una nebbia malefica”. Così il Pg di Caltanissetta, Antonino Patti, all’inaugurazione dell’Anno giudiziario sulle inchieste sulle stragi di via D’Amelio e Capaci. Ha poi sottolineato “lo spirito di abnegazione di tutti quei magistrati che stanno lavorando, con passione e a tempo pieno, sacrificando vita privata ed esponendosi a pericolo per la loro incolumità”.

 “Ho sentito voci cominciate subito dopo la notizia dell’arresto di Messina Denaro. Non c’è stato nemmeno il tempo di ringraziare le forze dell’ordine che già sentivamo di ombre sull’ attività investigativa condotta. Ciascuno può fare i commenti che vuole ma le speculazioni devono fermarsi davanti ai fatti”. Lo ha detto il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia, che ha coordinato le indagini sull’arresto del boss, intervenendo all’inaugurazione dell’anno giudiziario.

 “Facciamo i processi e poi la gente potrà giudicare cosa è accaduto il 16 gennaio, quando è stato raggiunto un risultato storico, un successo che lo Stato ha il dovere di rivendicare senza dietrologie e speculazioni”, ha aggiunto. “Il mio ufficio – ha sottolineato de Lucia – continuerà comunque a impiegare solo il metodo della ricerca dei fatti. Il nostro lavoro è accertare i reati, individuare i responsabili e farli condannare a una pena giusta. Questo è il nostro compito, scritto nella Costituzione, e a noi interessa solo questo”.

 “Per questo storico risultato raggiunto grazie alle forze dell’ordine, col coordinamento della Dda, voglio ringraziare in particolare gli uomini e le donne del Ros. L’indagine che ha portato alla cattura di Matteo Messina Denaro è una indagine impeccabile svolta con strumenti tecnici e non c’è elemento di fatto che dica il contrario. Negli atti ci sono i fatti e i fatti sono duri da contrastare con le opinioni. Tutti possono esprimerne, d’altronde esistono anche i terrapiattisti, ma restano i fatti”.

“Il mondo della giustizia, a Palermo come nel resto d’Italia, riesce ad andare avanti anche grazie all’impegno e all’abnegazione del personale amministrativo che, nonostante le numerose difficoltà, contribuisce a garantire i servizi ai cittadini. Servono però nuove assunzioni a tempo indeterminato e strutture adeguate per i lavoratori e gli utenti”. Lo dice Roberto Immesi della segreteria provinciale di Palermo di Confsal-Unsa, primo sindacato del ministero della Giustizia, nel giorno dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.
“E’ necessario – spiega Immesi –anzitutto valorizzare il personale già assunto che aspetta ancora il Fondo risorse decentrate del 2020 e del 2021, la terza tornata delle progressioni economiche, le progressioni giuridiche e il contratto integrativo, anche per contrastare l’inflazione crescente, e procedere all’assunzione a tempo indeterminato di nuove unità nei profili maggiormente scoperti. Gli addetti dell’Ufficio per il processo, assunti per due anni e sette mesi ed entrati in servizio all’inizio del 2022, hanno diritto ad avere risposte chiare sul loro futuro, specie in vista del secondo bando che dovrebbe portare al reclutamento di altre 8 mila unità. A questo si aggiunga che è ormai improcrastinabile puntare sull’informatizzazione e sull’ammodernamento degli edifici giudiziari, anche in termini di risparmio energetico”.

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Giudiziaria

Condanne definitive, due nisseni in carcere

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La Squadra Mobile Caltanissetta ha arrestato un 64enne nisseno, in esecuzione di un ordine di carcerazione, emesso dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Caltanissetta: l’uomo deve scontare la pena di cinque anni e quattro mesi di reclusione, a seguito di sentenza di condanna, emessa dal locale Tribunale, per i reati di rapina ed estorsione continuate in concorso.

Dopo le formalità di rito, l’arrestato è stato condotto nella Casa Circondariale di Caltanissetta. Gli agenti della Polizia dell’ufficio investigativo della Questura hanno, inoltre, tratto in arresto un 68enne in esecuzione di ordine di carcerazione, emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale nisseno, dovendo lo stesso scontare la pena di sette mesi di reclusione, a seguito di sentenza di condanna emessa dallo stesso Tribunale per il reato di violenza sessuale aggravata. L’uomo, che si trovava già agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, è stato condotto nella Casa Circondariale di Enna.

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Giudiziaria

Il Cefpas condannato a rimborsare le spese legali ad un revisore

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Caltanissetta – Il CEFPAS e’ stato condannato a rimborsare le spese legali ad un proprio revisore.

Il Dr. G.G., originario di Palermo, allora dipendente della Regione Siciliana, nel 2016 veniva nominato componente del Collegio dei Revisori del Centro per la Formazione permanente e l’aggiornamento del personale del servizio sanitario.

Nel 2019 il Direttore del CEFPAS depositava presso la Procura della Repubblica di Caltanissetta un esposto contro i componenti del Collegio dei Revisori, ivi compreso il Dr. G.G., assumendo l’illegittimità dei rimborsi spese richiesti dai Revisori del CEFPAS in ragione della funzione svolta.

A seguito dell’esposto, veniva dunque avviato un procedimento penale a carico dei componenti del Collegio dei Revisori del CEFPAS che veniva definito dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Caltanissetta, il quale, rilevando l’infondatezza della notizia di reato, emetteva un’ordinanza di archiviazione.

A questo punto, il Dr. G.G., essendo stato assolto con formula assolutoria ed in ragione del fatto che il procedimento penale in questione era scaturito da fatti riconducibili alla funzione di Revisore del CEFPAS (Ente strumentale della Regione Siciliana) richiedeva allo stesso CEFPAS, in virtù della specifica normativa regionale, il rimborso delle spese legali sostenute per la difesa nell’ambito del detto procedimento penale.

La richiesta tuttavia veniva negata dal direttore del CEFPAS, il quale assumeva la non rimborsabilità delle spese sostenute dal revisore, ritenendo insussistenti i presupposti per il rimborso e contestando anche la quantificazione del rimborso richiesto.

Dopo avere esperito il tentativo di mediazione, anch’esso risultato infruttuoso stante il rifiuto di partecipare alla mediazione da parte del CEFPAS, il dr. G.G. con il patrocinio degli Avv.ti Girolamo Rubino e Daniele Piazza, avviava innanzi al competente Tribunale di Caltanissetta un procedimento semplificato introdotto a seguito della riforma Cartabia, al fine di ottenere il riconoscimento del diritto al rimborso delle spese legali sostenute nell’ambito del suddetto procedimento penale, nonché la condanna del CEFPAS al pagamento delle predette spese.

A sostegno dell’azione promossa gli avv.ti Rubino e Piazza evidenziavano che, ai sensi dell’art. 39 della L.R. 145/80 e dell’art.24 della L.R. 30/2000, a tutti i soggetti, ivi inclusi i pubblici amministratori, che in conseguenza di fatti ed atti connessi all’espletamento del servizio e dei compiti d’ufficio siano stati sottoposti a procedimenti di responsabilità civile, penale ed amministrativa e siano stati dichiarati esenti da responsabilità è assicurata l’assistenza legale, in ogni stato e grado del giudizio, pertanto, la richiesta di rimborso formulata dal Dr. G.G. avrebbe dovuto ritenersi pienamente fondata.

Gli Avv.ti Rubino e Piazza deducevano in giudizio come, nel caso di specie, dovevano considerarsi sussistenti tutti i presupposti richiesti dalla normativa di riferimento per potere accordare al proprio assistito il richiesto beneficio, ovvero: 1) era stato ingiustamente convenuto in giudizio per fatti connessi alla funzione di componente del Collegio dei Revisori del CEFPAS; 2) era stato pienamente assolto dal procedimento penale in questione. 

Inoltre, i difensori, contrariamente a quanto sostenuto dal direttore del CEFPAS, rilevano altresì la quantificazione del rimborso delle spese processuali risultava conforme alle vigenti tariffe forensi.  

Con sentenza del 7 giugno 2024 il Tribunale civile di Caltanissetta, condividendo integralmente le argomentazioni difensive sostenute dagli Avv.ti Rubino e Piazza, ha accolto il ricorso, e per l’effetto, ha dichiarato il diritto del Dr. G.G al rimborso delle spese legali sostenute per il procedimento penale. 

Per effetto della sentanza il CEFPAS è stato condannato al pagamento sia delle somme dovute a titolo di rimborso spese legali del suddetto procedimento penale, sia delle spese giudiziali del procedimento svoltosi innanzi al Tribunale civile di Caltanissetta.

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Giudiziaria

Ars: il Deputato Giuffrida resta in carica

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Palermo – L’avv. Santo Orazio Primavera, candidato (risultato non eletto) nella lista denominata “De Luca Sindaco di Sicilia – Sud chiama Nord”, con ricorso proposto innanzi al Tribunale di Palermo, ha chiesto di accertare l’ineleggibilità dell’On.le Salvatore Giuffirda e di dichiararlo decaduto dalla carica di Deputato Regionale.

L’On.le Giuffirda, infatti, pochi mesi fa si è insidiato nella carica di Deputato Regionale e ha  aderito al Gruppo Parlamentare della DC, dopo che la Corte d’Appello di Palermo aveva dichiarato decaduto Davide Maria Vasta, confermando una sentenza del Tribunale di Palermo di accoglimento del ricorso proposto con il patrocinio gli avvocati Girolamo Rubino, Giuseppe Impiduglia e Sergio Verga.

L’Avv. Primavera – che già in passato aveva agito contro l’On.le Giuffrida con azioni dichiarate inammissibili –  nel ricorso da ultimo proposto ha sostenuto come quest’ultimo non si sarebbe collocato in aspettativa entro il termine di 180 giorni antecedenti alla scadenza naturale della legislatura (4/11/2022) e ha sostenuto che, in ogni caso, il collocamento in aspettativa fosse nullo giacchè affetto da presunti vizi formali.

L’On.le Giuffrida si è costituito in giudizio con il patrocinio degli avvocati Rubino, Impiduglia e Verga, chiedendo il rigetto del ricorso e rilevando come il termine per il collocamento in aspettativa – nel caso di elezioni anticipate (come quelle svoltesi in Sicilia nel 2022) – è di 10 giorni dalla pubblicazione del decreto di convocazione dei comizi elettorali. Tale termine è stato rispettato dall’On.le Giuffirda – allora Dirigente Regionale – che ha tempestivamente chiesto di essere collocato in aspettativa.

Il Tribunale di Palermo, condividendo le difese degli avvocati Rubino, Impiduglia e Verga ha rigettato il ricorso proposto dal Primavera, rilevando come la legge regionale siciliana prevede, in ipotesi di conclusione anticipata della legislatura, che tutte “le cause di ineleggibilità alla carica di deputato regionale previste dalla vigente legislazione” non operano ove il candidato si collochi in aspettativa nel rispetto del termine di 10 giorni dalla pubblicazione del decreto di convocazione dei comizi elettorali (intervenuta il 10/8/2022). 

Il Tribunale di Palermo ha, inoltre, rilevato che gli eventuali vizi formali del provvedimento di collocamento in aspettativa dell’On.le Giuffrida “non hanno inficiato in alcun modo l’efficacia del provvedimento: gli effetti dell’aspettativa si sono, invero, regolarmente prodotti, avendo il Giuffrida concretamente cessato di esercitare le proprie funzioni dirigenziali a decorrere dal 19/8/2022 e ininterrottamente fino al 25/9/2022, in tal modo rimuovendo efficacemente quella causa di ineleggibilità derivante dalla funzione dirigenziale ai sensi dell’art. 10 comma 1 bis L.R. 29/1951 e, quindi, l’ostacolo al pieno esercizio del suo diritto di elettorato passivo.”

Per effetto della suddetta sentenza l’On.le Salvatore Giuffrida manterrà la propria carica di Deputato Regionale.

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