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La parola della domenica

Ha pazienza Dio, è un inguaribile ottimista, spera sempre che riusciamo a cambiare

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In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

Lc 13,1-9

 Le immagini che ogni giorno le televisioni ci trasmettono sono drammatiche. La guerra tra Russia e Ucraina è incominciata da un mese e gli effetti sono davanti agli occhi di tutti. Di chi è la colpa? Dove il Dio raccontato da Gesù? Dove, se uomini che si professano cristiani uccidono fratelli nella fede? Sono alcune domande che ci vengono naturali. Stavamo uscendo dallo spettro della pandemia, Dalle tante troppe morti. Quei camion in fila pieni di bare resteranno fisse nella nostra memoria. E ora sta guerra. Famiglie distrutte. Civili uccisi. C’è una persona che crede alle bombe intelligenti?Ma dov’è Dio, alla fine? Come credere ancora nella salvezza?Come sperare? Se Dio è buono perché la sofferenza?Se fosse un Dio capriccioso potrei capire. Ma credo in un Dio buono e misericordioso, perché devo fare i conti col dolore? Soprattutto quando, infine, dirigo la mia vita verso di Lui, verso il Vangelo, apro squarci di conversione e quindi, in qualche modo, mi aspetterei un po’ più di strada diritta? L’idea che il dolore, la disgrazia, alla fine vada ricondotta a Dio in fondo ci tormenta. Di chi è la colpa per la morte di quei tali sepolti dal crollo della torre di Siloe? E di quei poveracci uccisi durante il culto dai soldati romani? La risposta di Gesù è destabilizzante: non i loro peccati sono la ragione della loro morte. Ma l’imperizia del costruttore e la violenza dei romani. Ci sono ragioni semplici di causa ed effetto che giustificano gran parte del dolore che viviamo. Come in questa assurda guerra. La risposta di Gesù è destabilizzante: non sono i nostri  peccati  la ragione della nostra  morte. Ma l’imperizia del costruttore . Ci sono ragioni semplici di causa ed effetto che giustificano gran parte del dolore che viviamo. Le nostre scelte, i nostri giri di testa, la prevaricazione degli esseri umani, la bramosia, la caducità dell’essere, il fatto che siamo creatura fragili. Giusto ci sta.  Ma, aggiunge Gesù, approfittate di questi episodi per farvi i conti in tasca, per capire che la vita è breve e instabile, che è essenziale trovare l’essenziale. Non offre risposte, ma indica un percorso, vede nella sofferenza una opportunità. Mi ribello in me stesso, io vorrei non soffrire, altro che storie. Ma, alla fine mi arrendo: non ho in me tutte le risposte, non so la ragione del dolore, almeno di quello dell’innocente. Ma mi fido. Sì, Signore, cerco di prendere le inevitabili fatiche della vita non come una punizione ma come un’opportunità. E no, non ce l’hai affatto con me, non scherziamo. Io, spesso, ce l’ho con me. E tu non sei l’assicuratore della mia vita, non sono una marionetta. Quanto vola alto Gesù! Quanta dignità ritrovo in me stesso! L’evangelista Luca osa andare oltre. Dio è come il padrone che sa pazientare anche se il fico è sterile, anche se si aspetta un abbondante raccolto e non trova nulla. Invece di tagliare il fico e di piantarne un altro, come faremmo noi, gli zappa intorno e lo concima, sperando che porti frutto. Ha pazienza Dio, è un inguaribile ottimista, spera sempre che riusciamo a cambiare, a dare il meglio di noi, a fiorire e portare frutti. Quante vite aride incontro. E quanto anche la mia vita, nonostante tutte le cure che ho sperimentato in questo lunghi anni, rischia di inaridirsi. La quaresima mi è data come opportunità per guardare onestamente a me stesso, per vedere se i frutti che produco sono gustosi o acerbi. Per vedere se la cura che Dio rivolge nei miei confronti mi fa crescere rigoglioso o se, piuttosto, rischio di richiudermi in me stesso, nutrendomi della linfa solo per vegetare. È così bello sperimentare le attenzioni di Dio! Ma lo riusciamo a fare solo se il nostro sguardo si spalanca oltre l’ovvio, oltre il quotidiano. Anche il dolore, allora, può essere letto in una prospettiva diversa. Nonostante la sofferenza, il Dio che Gesù è venuto a raccontare è buono. E ha un solo desiderio: che fioriamo. Allora la sofferenza che sperimentiamo può trasformarsi in un concime che ci nutre dell’essenziale.

Totò Sauna

Buona Domenica

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La parola della domenica

Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi

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DOMENICA 22 MAGGIO 2022 – Rubrica ad ispirazione cattolica a cura di Totò Sauna


In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]: 
«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. 
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore. 
Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate». Gv 14,23-29

Continua il Vangelo di Giovanni. Continua Gesù a darci i suoi ultimi insegnamenti. Non si stanca. Lo fa perché ci ama. Immensamente. Ogni secondo della nostra vita terrena. Ce lo dice. Ce lo dimostra. E si preoccupa quando prendiamo delle strade sbagliate. E’, però, un innamorato non corrisposto. Siamo sempre pronti a sostituirlo con altre cose. Quasi mai riamato. Lo tradiamo con altri falsi amori. Magari, in quel momento più attraenti per noi, ma frivoli e caduchi. Ma, Lui, instancabilmente, ci chiama per l’ennesima volta  “Vi lascio la Pace, vi do la mia Pace. Non come la dà il Mondo , io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore non abbia timore” La prima cosa che pensiamo noi o almeno io, che la pace sia l’assenza della guerra, di qualsiasi combattimento, di dolce far niente, di assenza di sofferenze. Questa non è la pace che intende Gesù. Gesù vuole la guerra. Vuole un combattimento feroce, duro senza sconti. Altro che assenza di guerra. Gesù vuole una guerra totale. Ecco, la pace arriva dopo aver combattuto questa guerra. Ne abbiamo testimonianza per la guerra in Ucraina. La pace deve scoppiare prima nel cuore dei leader.  Se non abbiamo il coraggio di combattere questa guerra, non siamo suoi discepoli, non siamo pronti per il regno di Dio. Non ci sono sconti, Chi si ritira o nega questa guerra non conoscerà mai la felicità. Quella vera. Una guerra che può durare tutta la nostra vita. La nostra. Perché siamo, come dice la Bibbia, un popolo dalla dura cervice. Un popolo che non ascolta. Il terreno di questa guerra, di questa battaglia è il nostro cuore, il nostro cervello, il nostro corpo. La nostra anima. Una battaglia che si svolge tra due amori quello di Gesù, che ci vuole per sé, e il mondo che ci propina continuamente idoli da adorare. Senza i quali ci sentiamo persi, nulli, frastornati. Appena ci manca il telefonino, il mondo ci crolla addosso. Potrei raccontarvi tante esperienze. Ma, credo che ciascuno di noi ne fa esperienza continua. Ma, quanti idoli il mondo ci propina e noi non siamo in grado di dirgli di no? Posso fare un lungo elenco. Ma la cosa che mi sorprende di più in questa guerra è che Gesù non pretende la nostra lotta, il nostro impegno, la nostra fatica, il nostro sudore. Vuole solo un si, al suo amore, alla sua chiamata. Un si forte e sincero. Costante. Senza tentennamenti. Vuole solo che siamo obbedienti alla sua chiamata. L’obbedienza a Cristo non è quella del mondo. Non è rispondere ad un comando di un superiore o del tuo capo ufficio. E’ un rispondere alla persona che ci ama. Gesù non ci vuole robot, ma esseri pensanti. Capaci di decidere in maniera libera alla sua chiamata. In questa battaglia, Gesù non ci lascia soli. Ci da delle armi. Armi infallibili, che se usate potranno portare alla vittoria. Il Paraclito, lo Spirito Santo, la Preghiera, la Chiesa, la Parola La comunità di credenti. Non siamo soli, siamo in compagnia, in forte compagnia. Gesù è chiaro dobbiamo essere pronti in questa guerra a uccidere i nostri idoli, a buttarli dalle finestra. Solo cosi possiamo conoscere la vera pace. Penso ad Abramo. Vi invito a leggere il capitolo 22 della Genesi. Dio chiama alla guerra Abramo. Lo chiama quando si accorge che Isacco era diventato un idolo, quando si accorge che Isacco poteva occupare il primo posto nel cuore di Abramo. Dio non ha dubbi e lo manda alla guerra . Deve bruciare il suo idolo il suo figlio, il suo unico figlio.  E’ Dio che ha dato Isacco ad Abramo e Sara. Ma  loro ne hanno fatto un idolo. Dio ci dà tutto, ma noi ne facciamo idoli . Possiamo mai avere la pace del nostro cuore se al primo posto mettiamo le squadre di calcio, i telefonini le preoccupazioni del mondo ? Appena non ci sono o non rispondono ai nostri desideri, tutto crolla e finisce la finta pace, la finta felicità. Di questo facciamo esperienza ogni giorno. Ma Abramo non inizia nemmeno la guerra. Sa  che solo Dio può dare la Pace. Depone le armi e si fida del Signore. Fino alla fine. Immaginate la scena. Isacco pronto ad essere sacrificato e Abramo che alza il coltello. Dio lo ferma. Perché ha capito che nella lotta Abramo ha fatto vincere Dio. Alla fine di questa battaglia conosceremo la pace. Non la nostra, ma quella che  ci dà il Signore. E quale è la pace che dà il Signore? Sapere in ogni momento della mia e della vostra vita quale è il giusto cammino, quale è la giusta via, non avere dubbi. Qualunque cosa accada, ed essere sereni, felici, non la felicità sconquassata del mondo, la felicità dei beoni, ma la felicità del cuore, del godere l’attimo presente. Abbiamo vinto, Gesù ha vinto, non abbiamo dubbi. Signore vieni nel mio cuore, dimora nel mio cuore, fammi conoscere la Pace, la tua Pace

Buona Domenica 

Totò Sauna

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Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri

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Rubrica ad ispirazione cattolica a cura di Totò Sauna


Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’ uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. 
Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. 
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri». Gv 13,31-33a.34-35


Gli ultimi capitoli del Vangelo di Giovanni vengono chiamato il Testamento di Gesù Cristo. Proprio negli ultimi capitoli, Gesù fa tutta una serie di raccomandazioni ai suoi discepoli e a noi, che non troviamo negli altre vangeli. Giovanni conosceva bene i vangeli di Matteo, Luca e Marco, avendo scritto il suo vangelo qualche decennio dopo i tre. Quindi, cerca di sottolineare aspetti e parole che non sono state sviluppate nei primi tre vangeli. Cosa preme molto a Gesù negli ultimi attimi della sua vita? Sa che quelli sono i suoi ultimi attimi passati con i suoi discepoli. Sa che quelle sono le sue ultime parole. Deve misurarle, deve cogliere il centro. Va dritto dritto alla questione. Non può correre il rischio che qualcuno non capisca o qualcuno tergiversi le sue parole. Quindi,non parla per parabole, come invece aveva fatto prima, ma va dritto dritto al cuore. Punta su una cosa. Ti vuoi salvare? Vuoi conquistare il Paradiso ? Vuoi stare alla mia destra? Devi amare il fratello che ti sta vicino. Il fratello che hai accanto. Senza se e senza ma. Sic et sempliciter. Con lamore che, provenendo da Cristo, può riempire il nostro cuore per poi defluire verso il cuore degli altri. Non ci sono categorie esonerate. Non ci sono sconti. Vogliamo seguire Cristo? Dobbiamo amare il fratello. Si, proprio quello antipatico, quello che è odioso, quello che straparla, quello che ci ha tagliato la strada, quello che ci sparla. Si lui. Perché, continua Gesù, vi riconosceranno da questo amore. Guardate come è rivoluzionario Cristo. Non dice che ci riconosceranno e diventeremo cristiani da quanti tesori, da quante processioni, da quante messe, da quanti rosari accumuleremo Ci riconosceranno semplicemente se amiamo il nostro fratello. Da quanto amore semineremo durante la nostra vita terrena. Basta. Non aggiunge altro. Me ne vado in crisi. Si, in crisi. Perché vedete , lo confesso, non sempre ci riesco. Sono lontano da queste parole. Ma so che sono vere. So, che solo amando conquisto la felicità. Ogni volta che non ci riesco, vado via amareggiato. Nervoso, vorrei spaccare il mondo e non trovo la pace. Poi, mi rifugio nella preghiera, nel dialogo con Cristo e piano piano risplende la serenità. Posso continuare cosi? Posso continuare ad avere questa Fede con il sali e scendi? Il Signore è sempre là , fermo che ci aspetta, fino a quando diventeremo maturi. Si perché amare è dare tutto se stesso allaltro. Amare vuol dire fare vuoto dentro di me e di te e riempirlo dellaltro. Ho sempre avuto lidea dellamore come se fossimo, io e laltro mio fratello da amare, due giare, vi ricordate quelle della festa di Cana? Due giare. Se ciascuna giara, che rappresenta ciascuno di noi, è piena fino allorlo, come può un liquido di una essere travasata nellaltra? Impossibile. Stiamo cosi in questo momento. Ognuno di noi è pieno di se. Con le proprie idee, i propri pensieri, le proprie ragioni, i propri orgogli , il proprio io. E non vogliamo retrocedere di un passo. Caschi il mondo, ma io non cedo. Ogni giorno vedo i leader di questa assurda guerra imbruttita dallodio. Le giare piene. Siamo le giare piene. Non vogliamo che qualcuno venga a mettere altro liquido dentro di noi. Venga a mettere se stesso. Stiamo bene cosi. Non abbiamo bisogno di nessuno. Gesù , invece, non la pensa cosi. Anzi. Ci dice vuoi diventare un cristiano? Ama il tuo fratello. Cioè svuota te stesso, manda via il liquido che riempiva la tua giara e fai entrare il liquido dellaltra giara, fai entrare in te tuo fratello. Ascoltalo. Amalo. Iniziamo a fare trascorrere amore dalluna allaltra giara. Travasati. Un pò di liquido mio e un po del tuo. Per farlo dobbiamo svuotarci. Mettere da parte tutto e fare entrare il fratello e diventare una cosa sola. Come dirà Giovanni nel capitolo 17 del suo vangelo. Ecco il miracolo: diventare una cosa sola. Ecco la Chiesa viva e vera. E come facciamo a svuotarci? Con la preghiera. Con il Rosario, con la frequentazione della Messa, con la meditazione silenziosa. Amando.
Buona Domenica
Totò Sauna

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La parola della domenica

… nessuno ci strapperà mai dal suo abbraccio

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Rubrica ad ispirazione cattolica a cura di Totò Sauna

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. 
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano. 
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Gv 10,27-30

Gesù ci sta dicendo che siamo nelle sue mani, in mani sicure, che nessuno ci strapperà mai dal suo abbraccio, che solo in Lui riceviamo la vita dell’Eterno. Ma per seguirlo occorre ascoltarlo e riconoscere la sua voce, cioè frequentare la sua Parola, meditarla assiduamente. Quella Parola che diventa segno della sua presenza, che illumina ogni altro segno della presenza del Risorto. Diventare adulti nella fede significa scoprire ciò che Gesù dice: nulla mai ci potrà allontanare dalla mano di Dio. Gesù ci tiene per mano, con forza. Ci ama, come un pastore capace, come qualcuno che sa dove portarci a pascolare. Non come un pastore pagato a ore, ma come il proprietario che conosce le pecore ad una a una. Siamo stati comprati a caro prezzo dall’amore di Cristo. Perché dubitare della sua presenza? Nulla mi può separare dalla sua mano. La fonte della fede, l’origine della fede è l’ascolto. Ascolto della nostra sete profonda di bene e di luce. Ascolto della Parola che Gesù ci rivolge svelando il Padre. Questo ascolto ci permette di ascoltare la nostra vita in maniera diversa, di mettere il Vangelo a fondamento delle nostre scelte. Questo ascolto che è l’unica via per realizzare noi stessi, per essere felici.  Ci danniamo per trovare un percorso di vita che ci porti alla felicità. Si, perché, lo scopo della nostra vita, di ognuno di noi è di essere felici. Non c’è nulla di male. Anzi. Cercare la felicità non è un peccato. Però, nonostante tutto, tutti gli sforzi che facciamo non siamo mai contenti. C’è sempre un velo di amarezza in noi. Un velo di tristezza. Ci sono momenti chiassosi, allegri. Ma, poi nell’intimo nostro, c’è qualcosa che non va. Vedo, infatti, attorno a  noi gente triste, gente che si lamenta,  dice che non ce la fa più. A Gela come in tutti gli altri posti. Non ci fermiamo ad ascoltare. Gesù ci parla e noi siamo da un’altra parte. Rileggiamo il brano del Vangelo” Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono”. Se non ascoltiamo non possiamo dirci pecore del Signore. Osserviamo in giro tanta gente che è triste, e quando gli proponi di cambiare vita, di cambiare percorso, restano perplessi. Per un primo periodo pare che prendono i tuoi consigli, ma, dopo poco tempo, ritornano alla vita di prima. Li risenti dopo una settimana, la solita musica. Non abbiamo voglia di cambiare vita. Ci piace questo tiri tera, questa altalena continua, snervante, incessante. E cosi trascorre la vita, la mia e la tua caro lettore. Ma Cristo ci vuole felici. Ma  vuole il nostro Si . Nel brano del vangelo di Giovanni, ancora una volta, Gesù ritorna ad un tema molto caro, quello  del pastore e delle pecore. Lui si presenta come Pastore e noi come pecore. Ma perché le Pecore ? Un animale che, spesso, viene descritto come negativo. “Sei una pecora, hai il coraggio di una pecora, siete un popolo di pecore.” Queste sono alcune espressioni che sentiamo dire in senso negativo. Ma se  Gesù sceglie la pecora ci sarà un motivo. Io, allora, voglio fare due riflessioni. Anche, se fra loro sono concatenate. La prima, ma perché le pecore e non le capre? Si assomigliano, sono quasi uguali, ma ci sarà una differenza? Ci sarà un motivo che spesso il diavolo è visto con la forma di una capra, con le corna? Guardate il comportamento delle une e delle altre. Le capre non ascoltano. Fanno di testa loro. Non sempre obbediscono. Raramente stanno in gruppo, Salgono sugli alberi, sulle rupi più alte, si appoggiano ai rami per prendere la fogliolina più lontana. Non si accontentano dell’erba dei prati. I pastori fanno più fatica a tenerli in branco. Guardate le pecore. Stanno assieme si aiutano, difendono gli agnellini, non si distraggono, seguono in silenzio il pastore. Ascoltano i suoi comandi. Sono docili, mansueti. Al contrario delle capre non fanno salti nel vuoto . Tutto sta qui. vogliamo la felicità? Cosa scegliamo essere pecore o essere capre? Non ci solo alternative. Queste sono le due strade. Vogliamo fare voli pindarici? Vogliamo fare sempre di testa nostra?  O seguiamo il Pastore e i suoi insegnamenti. Ma la grande differenza per i due animali sta nell’Obbedienza. Hanno un diverso modo di approcciarsi. Le une più ribelli, le altre obbedienti fino alla fine, fino alla morte. Ma cosa è l’obbedienza? Viviamo in una società che esalta continuamente il relativismo etico e l’estremo individualismo. Non a caso il sociologo Baumann parla di società “liquida”. Una società che prende e cambia forma continuamente. Non siamo abituati ad obbedire. A volte, anzi, spesso  ci comportiamo come le capre .Siamo intolleranti, vogliamo fare di testa nostra . Invece, Gesù ci indica una strada nuova. Ci invita ad ascoltarlo, a seguirlo in maniera docile. Vogliamo la felicità? Vogliamo sentire dentro il nostro cuore, la serenità, la gioia ? Si. Allora, dobbiamo essere come le pecore. Obbedienti. Ascoltatori. Ma non è un’ obbedienza umana. Asettica. Meccanica. E qui che c’è l’inganno. Certa stampa laica  presenta questa obbedienza come  negativa, come se fossimo degli automi. No. E’ un rispondere SI all’Amato, Si al tuo e mio Dio. Come fai a dire no a chi ti ama? a chi ti vuole e vuole il tuo bene? Noi  non sappiamo, a volte non capiamo dove ti porterà questo si, nemmeno io. So che senza Cristo nel cuore tutto diventa nebuloso e sbaglio continuamente la strada.” Dacci la forza Signore di esserti obbedienti. Fa, o Signore che noi siamo, sempre, delle  pecorelle del tuo gregge. Guidaci Signore, solo tu conosci i sentieri sicuri per la nostra vita, per la nostra felicità.”

Totò Sauna

Buona Domenica

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Direttore Responsabile: Giuseppe D'Onchia
Testata giornalistica: G. R. EXPRESS - Tribunale di Gela n° 188 / 2018 R.G.V.G.
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