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La parola della domenica

Anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che possiede …

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Rubrica ad ispirazione cattolica a cura di Totò Sauna

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».
E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».
Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio». Lc 12,13-21

Giorni fa discutevamo con mia figlia sul senso della vita, sul significato dei nostri giorni, del tempo che passa. Possibile che la  nostra vita sia un nascere, vivere e morire? Ma di mezzo cosa c’è? Come utilizziamo questo periodo? E’ stato un dialogo acceso e molto bello. Ecco il vangelo di Luca di questa Domenica ci da la risposta a  questa domanda. Un signore della folla chiede a Gesù di porre giustizia tra lui e il fratello, per questioni legate alla eredità. E Gesù come suo solito non risponde in maniera diretta, ma gira l’ostacolo e porta alla riflessione il suo interlocutore. Ecco il compito di ognuno di noi. Possiamo noi convertire gli altri? Ma quando mai. Il nostro compito è quello di testimoniare. E  attraverso la nostra testimonianza e attraverso la Parola, portare alla riflessione i nostri vicini. Poi, sta al nostro interlocutore aprire il cuore, la sua mente, le sue orecchie a Cristo. Quindi, Gesù gli racconta questa bella parabola. Il Signore ci da una risposta chiara. Non possiamo vivere solo per accumulare ricchezze. Non possiamo vivere solo per avere l’ultimo telefonino alla moda. Non possiamo vivere solo per avere l’abito firmato chic. Non possiamo vivere solo per apparire e avere i titoloni. Non possiamo vivere solo per farci il giro con il super macchinone al centro. Non possiamo sentirci i più “ sperti” solo perché abbiamo il super conto in banca. Se viviamo cosi,  dice Gesù, non abbiamo capito niente. Inutile che stiamo lì ad accumulare, a fare nuovi grana,i perché proprio stanotte ci può raggiungere un guaio, un malanno o peggio ancora. E’ chiaro una cosa che il Cristo non ci vuole poveri. Il discorso non è contro, beati loro, coloro che  stanno bene economicamente. Gesù ci accoglie tutti ,ci vuole tutti, ma proprio tutti ,salvi. Ma, ci tiene a dire, “occhio a chi mettete al primo posto nella vita,state attenti, non potete condurre una vita ad accumulare i granai e non pensare a Me, con tutto il corpo con tutta l’anima “. Una vita condotta cosi, è una vita persa. Una vita di corsa, di stress. Di ricerche continue. Corriamo sempre, ma non sappiamo dove. Non abbiamo scoperto il fine. Non scoprendolo e non cercandolo, ci accontentiamo dell’effimero, della mediocrità , del nulla. Cerchiamo di  essere al primo posto,  dovunque. Non riuscendoci, non potendolo fare sempre cadiamo nella depressione. Perché,  vogliamo sempre sentirci amati,voluti bene coccolati. Ma non è possibile. Ogni giorno conosciamo le malattie, gli insuccessi. Allora questa società ha cercato di addolcirci la pillola con i social network. Tutti siamo sui social network. Dove tutti ci sentiamo amati, ascoltati, voluti bene. Il buonismo da tastiera. Ma nello stesso tempo dannatamente soli. Un mondo dove,  siamo  felici e contenti, da quanti “ mi piace” ci sono su una foto o su un post. La corsa continua all’apparenza, ecco la nostra vita. Ritorniamo alla parabola. Quante famiglie vivono litigate, separate per questioni di soldi. Quante amicizie abbiamo visto spazzate vie per questioni di soldi, quanti (fragili e superficiali) legami di parentela tramutarsi in odio viscerale per qualche metro quadro di casa, per una questione di eredità .D’altronde, siamo onesti: se gli affetti, le amicizie, le relazioni di parentela non si concretizzano in atteggiamenti di equità e giustizia, se non passano la prova della solidarietà, diventa davvero difficile capire come si concretizza il bene che diciamo di volerci. Parliamoci chiaro chiudiamo Dio in un cassetto. In queste questioni,meglio cosi. Gesù ne capisce poco di eredità. Aveva poco da spartire con i suoi. Non era manco un avvocato o un commercialista. Su queste questioni, non lo cerchiamo. Magari dopo, per chiedergli giustizia. In verità, proviamo tutti un connaturale pudore nei confronti del denaro, lo consideriamo qualcosa di pericoloso, di sporco, di ambiguo. Una persona ricca è sempre guardata con sospetto e, specie nel nostro mondo cattolico, siamo sempre in imbarazzo a parlare di denaro. Gesù  è molto libero a tal proposito: non dice che la ricchezza è una cosa sporca. Dice solo che è pericolosa. Guardate al pover’uomo della parabola: un gran lavoratore, non ci viene descritto come un disonesto, né come un avido, anzi, fa tenerezza la sua preoccupazione di far fruttare bene i suoi guadagni per poi goderseli in pace. La sua morte non è una punizione, ma un evento possibile. Chissà: forse troppo stress, troppo lavoro, troppe sigarette sono all’origine della sua morte improvvisa, non certo l’azione di Dio. Gesù ci ammonisce: la ricchezza promette ciò che non può mantenere, ci illude che possedere servirà a colmare il nostro cuore. Il nostro mondo suscita bisogni fasulli per colmare il grido di assoluto che scaturisce dal nostro cuore e che Dio solo può colmare. Un po’ di essenzialità, allora, ci può aiutare a ricordarci che siamo pellegrini, che la ricchezza ci può ingannare, e che chi ha avuto dalla Provvidenza un po’ di fortuna economica, è per accumulare tesori in cielo aiutando i fratelli più poveri.
La Parola di propone un grande esame di coscienza collettivo, senza farci inutili sensi di colpa, proponendoci essenzialità nel gestire le cose della terra, assoluta correttezza nella gestione economica delle aziende o degli enti. Andiamo all’essenziale, come il Signore ci chiede, lasciamo che siano le cose importanti a guidare la nostra vita, le nostre scelte. Non di soldi, ma di ben altre ricchezze ha bisogno il nostro cuore, di beni immensi, di tesori infiniti. Della tenerezza di Dio.

Buona Domenica

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La parola della domenica

“… tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo”

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Rubrica ad ispirazione cattolica a cura di Toton Sauna

DOMENICA 27 Novembre 2022


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo». Mt 24,37-44


Vegliare senza stancarci. Per farci  trovare pronti al Suo arrivo. Alla sua Chiamata. La Chiesa apre il periodo di Avvento, ci invita a meditare, ad aspettare il  Natale. Ci invita a stare svegli. Un periodo ricco per i cristiani. Ma, anche, per tutti coloro che hanno una speranza nel cuore. Che stanno male e vorrebbero una parola di conforto, che sono disperati, ammalati terminali che lottano ogni giorno con la sofferenza, con il dolore. Gesù ci invita a vegliare, ad aspettare. Sta arrivando Natale, sta arrivando il Salvatore. Colui che concretizza le nostre speranze. È che Dio arriva quando meno te lo aspetti. Magari lo cerchiamo tutta la vita, o crediamo di cercarlo, o siamo convinti di averlo trovato e quindi dormi sugli allori e, intanto, la vita ti passa addosso. Sono quattro le settimane che ci preparano al Natale. Un mese per preparare una culla per Dio. Ma ora chiede di nascere in noi. Perché possiamo celebrare cento natali, senza che mai una volta Dio nasca nei nostri cuori. Per farlo dobbiamo iniziare a imparare a vegliare. Vegliare è aspettare che qualcosa succeda; Vegliare è svuotare noi stessi e aprire il nostro cuore. Come fa ad entrare se il nostro cuore è pieno di preoccupazioni, idoli, miti, cianfrusaglie varie. Vegliare è conoscersi e guadarsi dentro e capire chi siamo; come fai ad aprire una porta se questa non è aperta da dentro? Vegliare è capire se sei forte o sei debole. Se sei capace o no Vegliare è scegliere. Ci sono momenti che i tuoi occhi vorrebbero chiudersi e addormentarsi, andare a letto sotto le coperte, al calduccio, ed invece ecco arriva in quell’attimo. Natale sta arrivando, Gesù sta arrivando e non dobbiamo farci trovare altrove a pensare a chissà cosa o non avere tempo perché impegnati alle assemblee condominiali . Vegliare non è distrarsi, è rimanere concentrati, attenti, sta arrivando un momento per te e per me, che potrebbe cambiarci la vita, stravolgerci la vita. Vegliare è buttare fuori dal nostro armadio le cose vecchie e riempirlo di quelli nuovi. Gli abiti vecchi  che non indossiamo più e fare entrare quelli nuovi che profumano di fresco e allietano l’aria che ci danno gioia e voglia di vivere. Vegliare è sperare. Vegliare è dare un senso a questa vita che un senso non ce l’ha, come diceva Vasco Rossi.  Allora , fratelli, su coraggio. Siamo tristi, delusi, confusi. Coraggio, Dio arriva e con Lui arriva la Luce, che rischiara le nostre  notti, dove il peccato e il male ci hanno cacciato. Dove non riusciamo ad uscirne fuori. Perché facciamo affidamento alle nostre povere forze. Coraggio, prepariamoci alla sua venuta aprendo il nostro cuore, iniziando a vegliare e non andando a prenotare quei cenoni super calorici che l’industria ci ha spinto a fare o quella gran corsa ai regali che ci costringono a fare. Natale arriva se noi iniziamo a vegliare.

Buona Domenica

Totò Sauna

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La parola della domenica

Il buon ladrone ha capito sulla croce, qual è il senso della vita

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Rubrica ad ispirazione cattolica a cura di Toto’ Sauna

DOMENICA 20 Novembre 2022

Lc 23, 35-43
Dal Vangelo secondo Luca

Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto  e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei». Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricòrdati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso». Lc 23, 35-43

Dio è amore. Dio è misericordia. Ed è pronto a salvarci fino alla fine, fino all’ultimo nostro respiro. Non si stanca mai di aspettarci. Sempre pronto ad accoglierci a braccia aperte. Inchiodato sulla croce viene invitato a salvarsi da solo. Se facciamo questa domanda,  non abbiamo capito nulla. Travisiamo tutto.  Eppure per tre anni, in lungo e largo, ha detto che è venuto a salvarci tutti. E’ venuto per portarci nel suo regno. Nessuno escluso. E’ disposto a tutto. A lasciare   le 99 pecore dentro il recinto ubbidienti, per salvarne una. Non abbiamo capito nulla. Chi ha capito tutto è il povero ladrone. Inchiodato pure lui. Simbolo dell’uomo che ha ormai perso tutto e non ha nulla a cui aggrapparsi. Gli ultimi sono quelli che capiscono al volo. Quelli che hanno la speranza. Gli altri ci sentiamo forti, sicuri, non abbiamo bisogno di prediche noi. Sappiamo tutto. I discorsi della Chiesa lasciamoli agli altri. Eccolo, l’uomo di oggi disorientato, confuso che si aggrappa a tutto, a tutto, a tutte le ideologie, a tutti gli ultimi ritrovati della tecnologia, ai miti del progresso direbbe Guccini. Aggrappati a tutto, per capire che tutto alla fine, finisce, che ci stanchiamo di tutto, ci stanchiamo degli amici, della moglie, della fidanzata, di tutto, perchè pensiamo che la vita è una sola e come fai a stare una vita con una sola persona ? Non è colpa nostra. E’ la società che ci dice che si usa cosi. E se non lo fai , non sei nessuno. Non sei figo. Non sei “spertu”.  Eccoti, la collega carina, l’amico del marito  che ti sorride e vai e distruggiamo la famiglia e quando si distrugge la famiglia si distrugge la società: Allora, si inventano dei surrogati della famiglia, perché pensano che alla base basta che due persone stanno assieme e sentono un leggero sentimento, si divertono e che c’è di male, e tutto e risolto. Poi. Poi, quando ci si stanca, non succede nulla. Cambiamo.  Il ladrone ha capito tutto. Ha capito, sulla croce quale è il senso della vita. La nostra. Perché dobbiamo stare sulla croce per dare  senso a tutto. Dobbiamo dare un senso  alla sofferenza, al dolore, alla malattia, alla nostra vita. La società che ci circonda cerca di schiacciare questo discorso. Ci dice che dobbiamo essere tutti in salute, belli e giovani.  I malati, i vecchi, isoliamoli. O meglio, se vogliono possiamo eliminarli con l’eutanasia. Cosi, loro finiscono di soffrire e noi ci siamo liberati di un problema. Stolti e ipocriti. Perché fra qualche anno toccherà a noi. Il ladrone ha chiaro tutto e chiede a Gesù un posto in paradiso, ha capito all’ultimo respiro della sua vita, qual’è il senso di tutto, dei nostri giorni, dei nostri respiri, degli anni che passano. Ma la società ci nasconde la verità e ci mostra verità false e noi come pere cotte ci cadiamo. E ci lamentiamo pure. Abbandoniamoci a Cristo. Cristo è diverso. Non è egoista. Ci salva tutti. Nel nostro immaginario il potente  pensa a se, non deve chiedere a nessuno, non ha bisogno di nessuno. Vedete come è lontana la visione di Cristo. Per dimostrare di essere veramente Dio. No, il nostro Dio non salva se stesso, salva noi, salva me. Dio si auto-realizza donandosi, relazionandosi, aprendosi a me, a noi. I due ladroni sono la sintesi del diventare discepoli. Il primo sfida Dio, lo mette alla prova: se esisti fa che accada questo, liberami da questa sofferenza, salva te stesso e noi, e me. Concepisce Dio come un re, di cui essere suddito. Ma a certe condizioni, ottenendo in cambio ciò che desidera: una redenzione in extremis. Non ammette le sue responsabilità, non è adulto nel rileggere la sua vita, tenta il colpo. Non è amorevole la sua richiesta. Vuole ottenere chiedendo quasi con cattiveria. Come se Dio fosse un Bancomat. Dispensatore di Grazie e favori. Come  la nostra fede. Cosa ci guadagno se credo? L’altro ladro, invece, è solo stupito. Non sa capacitarsi di ciò che accade: Dio è lì che condivide con lui la sofferenza. Una sofferenza conseguenza delle sue scelte, la sua. Innocente e pura quella di Dio. Ecco l’icona del discepolo: colui che si accorge che il vero volto di Dio è la compassione e che il vero volto dell’uomo è la tenerezza e il perdono. Nella sofferenza possiamo cadere nella disperazione o ai piedi della croce e confessare: davvero quest’uomo è il Figlio di Dio. Lo vogliamo davvero un Dio così? Un Dio debole che sta dalla parte dei deboli? È questo, davvero, il Dio che vorremmo? Di quale Dio vogliamo essere discepoli? Di quale re vogliamo essere sudditi?

Non date risposte affrettate, per favore, altrimenti ci tocca convertirci.

Buona Domenica

Totò Sauna

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La parola della domenica

“Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta”

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Rubrica ad ispirazione cattolica a cura di Totò Sauna

DOMENICA 13 NOVEMBRE 2022

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita». Lc 21,5-19

Siamo  arrivati alla fine dell’anno liturgico. In quest’ultimo Vangelo, Gesù ci invita a riflettere sulla fine dei tempi e sul Fine della nostra vita. Ci invita a vivere bene questo periodo della nostra vita. Ci invita  a non fidarci delle cose terrene. Non possiamo basare la nostra vita su queste cose o sulle persone del mondo. Tutti hanno un termine, tutti hanno una fine. Come possiamo appoggiare la nostra vita su una persona che oggi c’è e domani no ? Facciamo tutto con il massimo impegno . Le faccende di casa, il lavoro. Mettiamo amore in quello che facciamo, ma sapendo che non sono le cose più importanti della vita.  Tutto ha  un termine. La gloria di questo mondo è effimera passeggera.   Abbiamo assolutizzato cose effimere. Abbiamo divinizzato persone che poi ci hanno deluso. Ognuno di noi , caro lettore, avrà fatto esperienza. Abbiamo puntato tutto su progetti umani, su partiti politici , su squadre di calcio Sempre delusioni. Cose finite. Li abbiamo assolutizzati. Ma cose finite possono darci la Vita? Questo vangelo ci invita ad un vero discernimento. Dove sta appoggiato il mio cuore? Quali sono le priorità della mia vita? Un invito a conoscerci meglio, a vedere meglio la vita che stiamo vivendo ,a cosa diamo peso in maniera seria. Ma allora, chiedono i discepoli, per cosa bisogna vivere? Quando accadranno queste cose? Quando tutto quello su cui basiamo la a vita, cadranno? Gesù non risponde in maniera diretta. Ci invita a guardare oltre. Ad avere chiaro il fine della nostra vita. Non lasciamoci ingannare. Molti verranno nel nome di Cristo, dicendo sono io e il tempo è vicino. Non andate dietro a loro, ci ricorda Gesù. Vedete, noi abbiamo un problema, un grosso problema siamo inconsistenti finiti. Pensiamo che tutto dipenda noi, dalle nostre azioni, e che il Mondo intero penda dalle nostre labbra. Vogliamo risolvere tutto sapendo cosa succederà domani, possedendo il domani. Siamo  disposti a tutto per questo. Andiamo dietro a Santoni, a Maghi, gente che legge le carte, mani, piedi e cosi via  che ci promettono questo o quello. O molto, spesso, dietro a Politici che sanno tutto e che risolveranno tutto dandogli il nostro voto. Peccato, per poi ritrovarci ancora una volta  delusi.  Vogliamo conoscere il domani. Perché ci fa paura. La paura che si realizzi qualcosa che noi non fa piacere. Quando siamo sciocchi. Disposti a tutto per farci ingannare. Diceva un filosofo che quando il Mondo non crederà più in Dio il mondo crederà a tutto. Verissimo. Pensiamo che sapere prima tutto ci renda più sicuri. Succede il contrario. Viviamo più angosciati dipendente da qualcuno, dalle superstizioni, dall’oroscopo, dalle condizioni meteorologiche.  Nella Chiesa viviamo lo stesso caso. Andiamo dietro a Guaritori, veggenti improvvisati. E vediamo chiese stracolme dove c’è il guaritore di turno e chiese con pochissime persone magari a distanza di centro metri. Siamo degli stolti. Ma il Signore ci rassicura, non terrorizziamoci . Succederanno guerre, carestie, tranquilli, non è la fin. Esiste il male nella  storia nel mondo che deve emergere, deve uscire fuori. Ma non è la fine . Una tappa del percorso verso la fine, anzi, verso il vero fine. che è l’ Amore di Dio, che conduce tutto  e tutti verso un Bene più grande, anche se apparentemente non si vede, anche se a volte sembra vincere il male. Osserviamo la nostra vita. Quando alla nostra porta bussa la malattia. Una disgrazia. Non è la fine, anche, questa è una tappa verso il Fine, per abbandonarci a Lui, solo Lui che ci consola e ci aiuta ad affrontare tutto. A fidarci di Lui. Sembra quasi che siano necessarie. Spesso, senza questi avvenimenti, viviamo come se tutto fosse dovuto. La ricchezza, la salute, il lavoro, ecc. Tutto. Noi viviamo come se tutto questo  è il fine della vita. Tutto buono, tutto bello. Il Fine è altro. La conquista del Regno di Dio. La fatica può essere l’occasione di crescere, di credere. La fede si affina nella prova, diventa più trasparente, il tuo sguardo si rende più trasparente, diventi testimone di Dio quando ti giudicano, diventi santo davvero  non te ne accorgi, ti scopri credente. Se il mondo ci critica e ci giudica, se ci attacca, non mettiamoci sulle difensive, non ragioniamo con la logica di questo mondo: affidiamoci allo Spirito. Quando il mondo parla troppo della Chiesa, la Chiesa deve parlare maggiormente di Cristo. Continua il brano a parlarci della Perseveranza.  La perseveranza ci salverà la vita. Non stanchiamoci a pregare, non stanchiamoci a sperare, non stanchiamoci a guardare il Cielo, non stanchiamoci a rivolgerci al Signore. Tante volte vediamo che tutto rimane uguale. Non cambia nulla. Il mio cuore rimane lo stesso. Chi mi sta attorno è rimasto lo stesso. Tutto come prima. E non riusciamo ad amare il collega antipatico. Amare? Già il fatto che non lo odiamo è un miracolo. Gesù ci conosce e ci ripete “ Coraggio vai avanti, non preoccupati se per ora non ce la fai, coraggio persevera. Ecco la via della  Fede, la via della felicità: la Perseveranza.

Buona Domenica

Totò Sauna

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Direttore Responsabile: Giuseppe D'Onchia
Testata giornalistica: G. R. EXPRESS - Tribunale di Gela n° 188 / 2018 R.G.V.G.
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