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Armarcord. Anche la Gela del Maresciallo Resciniti nelle memorie dei Carabinieri d’Italia

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C’è anche il Maresciallo Domenico Resciniti, gelese d’adozione, nel singolare libro che raccoglie trentadue racconti di aneddoti di Mezzo Secolo dell’Arma scritti da chi oggi è in pensione. Gradi, medaglie, riconoscimenti e divise. Ma cosa si nasconde nel vero lavoro del Carabiniere?

Il contatto con la gente, sul marciapiede”. Dice bene il Cavaliere Giovanni Govoni luogotenente nel ruolo d’Onore, l’ideatore del Libro Armarcord, che richiamando il titolo del film di Felliniana memoria, raccoglie i racconti di marescialli, appuntati, tenenti dell’Arma, in un testo inedito e ricco di significato. Un progetto al quale hanno aderito militari con brillanti carriere alle spalle ma anche ufficiali ed appuntati, carabinieri semplici o ausiliari, servitori dello Stato.

Ma cosa significa servire lo Stato se non avere rapporti continui e diretti con le persone che abitano i più remoti posti d’Italia e che, sempre più spesso, si rivolgono al Reparto Territoriale per un primo contatto con le istituzioni, in cerca di giustizia? Lo sa bene il Maresciallo Domenico Resciniti che per oltre 30 anni, è stato il Comandante della Stazione di Gela distinguendosi per il lavoro svolto in un territorio certamente “difficile” negli anni della guerra di mafia. Nell’anno 1999 Resciniti è stato insignito dal Capo dello Stato dell’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana, mentre nell’Arma è stato decorato di croce doro per anzianità di servizio, della medaglia d’oro al merito di lungo Comando, della medaglia d’oro mauriziana al merito di 10 lustri di carriera e del nastrino d’oro per Comandante di Stazione.

“E’ proprio in veste di Maresciallo che ho perseguito, non solo fatti di criminalità mafiosa con centinaia di morti ammazzati – dichiara – ma anche casi curiosi come quello di un genitore che per punizione chiuse nel solaio il figlio dandogli a mangiare pane ed acqua; di una madre che vive di lavori umili e per sbarcare il lunario indirizza la figlia dodicenne alla prostituzione in un ambiente che deruba l’infanzia dei bambini; del sequestro di un cavallo in una stalla ubicata in pieno centro urbano che con i suoi sbruffi disturbava il sonno del vicino di casa; di una madre che trattò la compravendita di una sua bambina; di un bambino che tentò il suicidio perché la madre non gli voleva comprare la bicicletta; dell’arresto di una madre che poco prima aveva ucciso due suoi bambini annegandoli nel mare di Gela; del suicidio di una quattordicenne in crisi esistenziale; dell’arresto di due genitori “bovari” che uccidevano il proprio bambino colpevole di non avere condotto al pascolo le bestie per vedere i cartoni animati in tv.”

Fatti di cronaca terribili, vissuti in prima persona sul fronte di una città a briglie sciolte, ma anche alcune piccole storie belle e a lieto fine che fanno parte degli indimenticabili ricordi vissuti nell’Arma.

Come quando il Comando diretto da Resciniti riacquistò la bicicletta di un bimbo gelese vittima di bulli che chiedeva giustizia per il furto subito e che denunciò i fatti con coraggio e indignazione ad una figura militare di riferimento per la città, al pari di un prete, un sindaco o un medico di famiglia. Quella di un Maresciallo, che non potendo fare giustizia nell’immediato optò per un grande regalo. Non al bambino ma all’uomo che già cresceva in lui e chiedeva di abitare in un territorio giusto, sano, corretto. Ne scrisse anche il grande giornalista Ferruccio Sansa su La Stampa “Luca questa cattiva lezione proprio non voleva impararla, perché quei due ragazzi non gli avevano portato via soltanto la bicicletta, ma anche la fiducia negli altri. Nei coetanei, nel papà che ti protegge da ogni male, nei Carabinieri che sanano le ingiustizie. E quale miglior simbolo di una bicicletta, dove i bambini imparano la velocità, la leggerezza, mentre il mondo ti viene incontro con il vento tra i capelli.Siamo in Sicilia, a Gela, che da sola racchiude le contraddizioni di questa terra”…

O come quando due ragazzine gelesi salvarono un coniglio dalla macellazione pagandolo con i pochi risparmi e lo affidarono alla Caserma affinchè ne avesse cura. “Lo regalammo ad un’associazione animalista, dopo averlo accudito qualche giorno e tenuto con noi – racconta con un velo di imbarazzo Resciniti. Vede – prosegue il Maresciallo – per me fu un gesto di grande valore perchè così facendo, quelle due ragazzine gelesi, restituirono alla vita un animale innocente che in cuor loro andava salvato. Erano gli anni della guerra di Mafia…sa…vedere che per qualcuno la vita di un coniglio aveva un valore sacro mi colpì profondamente. All’epoca dei fatti, tale curiosa notizia riempì le prime pagine dei maggiori quotidiani dell’Isola, che definirono il gesto una storia da “libro cuore. “

Chi ha lavorato a fianco di Resciniti, lo descrive come un uomo integerrimo, presente, puntuale, in grado di mettere in riga i più sconsiderati e che, ai giovani militari in servizio, ha dato grandi lezioni di vita e di lavoro, lasciando una grande eredità. Perchè come scrisse un suo stretto collaboratore che decide di restare anonimo:

“La storia non è solo composta da pagine ma da uomini che l’hanno fatta e si tramanda anche in ogni espressione che il suo viso racconta, e dona a chi sa e vuole ereditare, e su questo, il Comandante sa il fatto suo. Proprio come si tramanda da padre in figlio, il Cavaliere Domenico Resciniti ha donato e donerà la sua eredità, eredità costa- tagli notti fuori casa lontano dalla sua famiglia, momenti trascorsi fra il terrore delle locali faide e la disperazione della brava gente che in lui rimettevano le loro speranze. Un’eredità che oggi Domenico Resciniti cede ai suoi figli, i figli che l’Arma gli ha consegnato.”

Quelle di Armarcord sono tutte storie di uomini semplici ma saldamente legati dallo Spirito di Corpo e ricchi di Valori, tra questi, anche un superstite dell’attentato di Nassiriya in Iraq, nel 2003, ferito nell’esplosione dell’autocisterna lanciata contro la caserma che provocò ventotto morti, tra i quali dodici carabinieri. Militari protagonisti di indagini, conflitti a fuoco, stragi ma anche piccole storie di lavoro quotidiano che fanno bene al cuore. Alcuni, come Govoni, hanno operato a fianco di Presidenti della Repubblica (Sandro Pertini) o di Personalità di Governo (Aldo Moro, Giulio Andreotti), di grandi industriali (Giovanni Agnelli), di Magistrati (Giovanni Falcone e Paolo Borsellino). Altri, hanno operato a fianco della gente comune, degli ultimi, nelle periferie del Mondo, onorando il loro lavoro allo stesso modo.

Il libro, è un piccolo “tesoretto” di storia italiana: di piccoli e grandi fatti accompagnati da uomini che hanno deciso di raccontarsi dopo un lavoro. Un ruolo per lo più svolto in anonimato e riservatezza assoluta che è sempre lo stesso e che cambia continuamente adattandosi ai luoghi e ai tempi ma nella comunanza di una identità comune che, nonostante tutto, fa ancora onore all’Italia.

Il Luogotenente Giovanni Govoni e il Maresciallo Domenico Resciniti

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Christmas Village Tour 2.0

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Torna l’annuale appuntamento dedicato alla solidarietà sotto l’albero ed organizzato dalla ditta di trasporti Di Martino, che, con il suo Christmas Village Tour 2.0, porta la magia del Natale in giro per le città della Sicilia, con un autoarticolato trasformato nella casa di Babbo Natale. Quest’anno il tir farà tappa a Gela il 14 e 15 dicembre in piazza Umberto I e l’amministrazione comunale, che ha molto apprezzato la finalità sociale dell’iniziativa, con piacere ha deciso di patrocinarla.

Ieri la presentazione in conferenza stampa, alla presenza degli amministratori e del responsabile Angelo Sarda. “Il Christmas Village Tour rappresenta un’attrazione per grandi e piccini, e lodevole è lo scopo principale di raccogliere giocattoli in buono stato da donare, tramite la Croce Rossa, partner dell’iniziativa, ad ospedali e bambini appartenenti a nuclei familiari disagiati. Come Comune, chiederemo a tutte le scuole di ogni ordine e grado di partecipare, affinchè gli studenti vengano a visitare il tir e a portare in dono i loro giochi. Ma sarà, più in generale, un momento di festa per tutta la città perché coinvolgeremo anche le associazioni datoriali affinchè in quei due giorni venga prolungato l’orario di apertura delle attività commerciali del centro storico, dando vita ad una notte bianca che animerà Piazza Umberto I e tutto il centro storico” affermano gli amministratori.

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Stato di emergenza: la Regione estende a sei comuni. C’è anche Niscemi

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Il governo regionale guidato dal presidente Renato Schifani ha esteso ad altri sei Comuni lo stato di crisi e di emergenza, già dichiarato lo scorso 24 ottobre per numerose zone dell’Isola a causa dei danni provocati dal maltempo nei giorni 25, 26 e 30 settembre e il primo, il 9 e il 13 di ottobre. I territori

Su proposta del dipartimento regionale di Protezione civile guidato da Salvo Cocina, la giunta regionale ha esteso il provvedimento, della durata di sei mesi, ai seguenti territori:  Vita, Calatafimi Segesta e Salemi nel Trapanese; Vittoria nel Ragusano; Caltabellotta e Montevago nell’Agrigentino. La decisione è stata presa per attivare ulteriori iniziative che possano garantire una maggiore capacità di risposta operativa sul territorio, ritenendo valide e motivate le richieste avanzate dai Comuni.

La Regione Siciliana aveva dichiarato lo stato di crisi e di emergenza il mese scorso per i danni provocati dal maltempo nel 2021. Il provvedimento, firmato a seguito della relazione predisposta dal dipartimento regionale della Protezione civile, era stato inizialmente riconosciuto per: Trapani, Paceco, Partanna, Campobello di Mazara, Mazara del Vallo, Erice, Valderice, Castelvetrano, Misiliscemi e Castellammare del Golfo, nel Trapanese; Agrigento, Santa Margherita di Belice, Sambuca di Sicilia, Menfi, Cammarata, Comitini, Naro, San Giovanni Gemini e Sciacca, nell’Agrigentino; Niscemi, in provincia di Caltanissetta; Palermo, Carini, Corleone e Contessa Entellina, nel Palermitano; Enna, Piazza Armerina, Barrafranca e Pietraperzia, nell’Ennese; Ragusa e Modica, nel Ragusano; le Città metropolitane di Messina e Catania.

Gli eventi meteo avversi – verificatisi nei giorni 25, 26, 30 settembre e primo ottobre e tra il 9 e il 13 ottobre – sono stati caratterizzati, scrive nella relazione il capo della Protezione civile della Presidenza della Regione, Salvo Cocina, “da un flusso di correnti sud-occidentali che ha determinato importanti episodi piovosi associati in alcuni casi ad attività temporalesca, con conseguenti significativi effetti al suolo”. E «i valori di pioggia, misurati da diverse stazioni, sono stati superiori ai 100 millimetri e con eventi di forte intensità e concentrazione registrati soprattutto nel territorio di Ragusa, Trapani e Palermo”.

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Festeggiamenti per l’Immacolata: pronto il programma

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Parrocchia dedicata a San Francesco d’Assisi in festa e con essa tutta la città. Il 28 novembre con lo scampanio a festa e l’omaggio floreale dei fioristi di Gela, cominciano i festeggiamenti in onore della Madonna Immacolata che culminano con la processione dell’8 dicembre. Il programma è stato stilato secondo le indicazioni del Vicario foraneo don Lino Di Dio, condivide dal consiglio parrocchiale. Eccolo nel dettaglio:


Il manifesto del solenne novenario si presenta quest’anno ricco di celebrazioni e appuntamenti.
Si partirà già da giorno 29 novembre con la celebrazione eucaristica animata dall’Associazione “Gela Famiglia” alla presenza delle giovani coppie della città, seguita dall’adorazione eucaristica animata dalla Fraternità apostolica della Divina Misericordia”.
Da segnalare sono, in particolare, la veglia d’Avvento animata dai giovani della città di giovedì 30 novembre, gli omaggi musicali di giovedì 1 dicembre, a cura della corale polifonica “Magnificat” di Riesi, e martedì 6 dicembre, a cura della corale polifonica “Perfetta Letizia” di Gela, e soprattutto la Veglia per la Pace con la partecipazione dei fratelli ucraini e della Comunità Ortodossa della città, presieduta dal decano della Sicilia P. Nicolae Chilcos.
I festeggiamenti entreranno nel vivo già mercoledì 7 dicembre, vigilia della Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, con la celebrazione dei solenni Primi Vespri, alle ore 19.30, e culmineranno giorno 8 dicembre, con il solenne Pontificale delle ore 11.00 – presieduto quest’anno da S.E.R.ma Mons. Michele Pennisi alla presenza delle autorità civili e militari – e la solenne processione del venerato simulacro che torna a percorrere le strade della città dopo due anni di stop causati dalla pandemia.
Il novenario, quest’anno sarà predicato da Don Lino Giuliana, la mattina alle ore 07.00, e da don Francesco Spinello, nel corso delle celebrazioni delle ore 18.30.

 “Immacolata Concezione” vuol dire che la Madonna è stata concepita nel seno di sua madre, che la tradizione dice di essere Anna, senza macchia del peccato originale. Questo fin dal primo istante del suo concepimento, per cui non c’è stato nessun istante in cui Maria sia stata macchiata dal peccato originale.
Il dogma dichiara quindi: “La beatissima Vergine Maria fu preservata, per particolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo, Salvatore del genere umano, immune da ogni macchia di peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento” (Papa Pio IX, “Ineffablis Deus”, 8-12- 1854)

Si tratta di un dogma contestatissimo che è maturato nel tempo pur essendo già presente, fin dall’inizio dei primi secoli, nella coscienza popolare. Il dogma in principio è stato respinto da alcuni teologi, tra i quali ricordiamo Sant’Agostino e San Tommaso che non riuscivano a trovare una “compatibilità” tra il dogma dell’Immacolata Concezione e un altro dogma importantissimo: quello dell’universalità del peccato originale e della dottrina della Redenzione.
San Paolo, che è forse nella Sacra Scrittura l’autore che più di tutti approfondisce la tematica del peccato originale, dichiara con una concisa espressione nell’epistola ai Romani, che “in Adamo tutti abbiamo peccato” ( cfr. Rm 5,12 ). Questo ultimo dogma quindi non ammette eccezioni, nemmeno quello di Maria Santissima.
Ci troviamo di fronte ad un dogma che, anche all’interno del cattolicesimo, ha fatto fatica ad aprirsi una strada, soprattutto tra la “teologia dotta” a causa della difficoltà incontrata nell’armonizzare i due dogmi in contrasto.
Si crearono quindi due schieramenti: da una parte vi erano i fedeli nella cui coscienza era ben radicato il dogma dell’Immacolata Concezione, che non vollero mai accettare l’idea che la Vergine Maria fosse stata, anche per un solo istante, sotto il dominio di satana; dall’altra troviamo una parte della teologia dotta che non sapeva come armonizzare il dogma della universalità del peccato originale con il dogma della Immacolata Concezione di Maria.
A lungo andare la pietà popolare ha fatto da traino per la formulazione del dogma, anche grazie all’opera di teologi predicatori popolari, soprattutto dell’ordine francescano dei gesuiti.
Ci troviamo di fronte ad un caso unico nella storia, per due motivi: innanzitutto per via della fede del popolo, che alla lunga ha avuto la meglio sulla teologia delle grandi Università del centro Europa; poi anche per il ruolo del magistero, che ha svolto un’azione straordinaria di moderazione e di guida. Vediamo come l’assistenza dello Spirito Santo abbia operato attraverso tutti i Papi: nessuno di loro ha mai espresso un’opinione maculatista, nessuno cioè ha mai detto che la Madonna è stata, anche per un solo istante, macchiata dal peccato originale.
Non ci sono delle chiare espressioni nella Sacra Scrittura che avvalorino la tesi che Maria fosse stata concepita senza peccato originale.
Il popolo cristiano, sin dall’inizio, non si è solo soffermato sui privilegi di Maria come colei che è stata chiamata a diventare Madre di Dio, ma ha sempre ritenuto che, proprio in virtù di questa maternità, doveva avere una preparazione spirituale adeguata, doveva avere un vertice irraggiungibile di santità.
Leggendo il protovangelo di San Giacomo si evidenzia come già dalle prime comunità cristiane il popolo di Dio amava Maria. La fede popolare attribuisce alla Madonna epiteti come “tutta bella, tutta santa, intemerata, incolpata, più pura degli angeli…”, indice dell’alta concezione che c’è nella fede della gente semplice circa la santità altissima di colei che doveva diventare la Madre di Dio.

Sant’Agostino è stato il teologo per eccellenza del peccato originale e, come San Tommaso, non capiva come la Madonna potesse essere immacolata, data l’affermazione paolina sopra citata. Tuttavia Sant’Agostino era pastore d’anime e non un teologo di Università e per tanto aveva in mano il polso della gente e poi… era innamorato di Maria!
Sant’Agostino dice che “la pietà popolare impone di riconoscere Maria senza peccato” ma sappiamo anche che egli ha una concezione del peccato originale ben precisa, e cioè universale: il peccato originale ingloba tutti e si comunica per generazione umana e fisica. E’ la cosiddetta teoria Agostiniana secondo la quale il peccato originale viene trasmesso dal padre e dalla madre nel rapporto sessuale a colui che è concepito. Essendo stata Maria concepita normalmente da Sant’Anna e San Gioacchino, Sant’Agostino ne concludeva che anche Maria Santissima era stata concepita nel peccato originale. Il Santo pur combattuto, approda ad un compromesso:egli dirà infatti che, nata nel peccato nel primo istante del suo concepimento, è stata rigenerata dalla grazia alla vita nuova nel secondo istante della sua vita.
La gente sentiva che colei che avrebbe schiacciato la testa del serpente non poteva essere stata sotto la schiavitù del serpente nemmeno per un istante; il popolo cristiano non accetterà mai che la Madonna fosse stata concepita nel peccato originale anche solo per un istante.

Il popolo cristiano inizia a vivere il dogma non solo nella fede ma anche celebrando spontaneamente, in forma non universale, la festa dell’Immacolata Concezione. Dinanzi a predicatori che attestano che la Madonna è stata concepita nel peccato originale, il popolo cristiano reagisce rumoreggiando e anche cacciando con violenza dalle chiese i predicatori. Questa forte opposizione tra fede popolare e una parte della teologia dotta è durata per oltre un millennio e mezzo.
Melchor Cano, uno dei massimi teologi del secondo millennio e commentatore di San Tommaso, con tono sprezzante dice:”Appena il volgo si sente affermare che la beata Vergine Maria ha contratto il peccato originale, subito esso si sente turbato, percosso, torturato!”.
Assistiamo nel XVII secolo ad un fervore popolare: nascono molte confraternite dedicate all’Immacolata Concezione, istituti religiosi e persino dei conventi come quello fondato in Spagna dalla venerabile Maria di Gesù d’Agreda.
Nel medesimo tempo il popolo dedica cappelle e altari al’Immacolata Concezione.
Con il nascere degli ordini religiosi legati alla realtà popolari (dapprima i francescani e successivamente anche i gesuiti) le cose iniziarono ad evolversi. Quando i teologi assumevano la cattedra nelle Università teologiche in Spagna e in Italia, giuravano di essere fedeli alla Chiesa e di insegnare secondo la sua dottrina; facevano però anche un altro giuramento specifico: quello di difendere il dogma dell’Immacolata Concezione “fino al versamento del sangue”. Ciò avvenne nelle Università spagnole, prima fra tutte quella di Granada, e successivamente anche in quelle italiane. La predicazione dei padri francescani e alcuni catechismi come quelli di San Leonardo da Porto Maurizio, di Canisio, di Bellarmino e di Bossue, ebbero un grandissimo influsso nell’elaborazione di questo dogma e nell’approfondimento della pietà popolare e di alcuni catechismi che difendevano l’Immacolata Concezione. Ecco con quanta passione, vigore e forza questo dogma è stato difeso dal popolo e da una parte della teologia spagnola e italiana.
Non mancarono alcune rivelazioni private come quelle di suor Mara di Gesù d’Agredia, di Santa Brigida, le apparizioni a Caterina Labourè alla quale nel 1830 la Vergine apparve, in seguito alle rivelazione si diffuse la “medaglia miracolosa” con l’immagine dell’Immacolata, cioè della “Concepita senza peccato”. Questa medaglia suscitò una intensa devozione e molti vescovi chiesero a Roma la definizione di quel dogma che ormai era nel cuore di quasi tutti i cristiani.La teologia ha svolto un ruolo molto importante per quanto riguarda la posizione dei termini del problema e per quanto riguarda la sua soluzione.
Prima Sant’Agostino e poi San Tommaso, entrambi maculatisti, hanno avuto il merito di dire che avendo tutti peccato in Adamo, tutti siamo bisognosi di Redenzione.
Egli ha affermato un dogma importantissimo nella Chiesa e cioè che tutti, anche la Madonna, sono bisognosi della Redenzione.

La soluzione dell’opposizione tra il dogma dell’Immacolata Concezione e quello della universalità del peccato originale si è cominciato a risolvere grazie all’intervento di un teologo del nono secolo, Pascasio Radberto e di Sant’Anselmo di Canterbury, i quali hanno elaborato il concetto di “pre-redenzione”: loro dicevano che è bensì vero il dogma dell’universalità della Redenzione, e cioè che tutti devono essere redenti da Cristo, così come è vero che si tratta di un dogma che non ammette nessuna eccezione, ma approdarono alla soluzione che, per quanto riguarda la Madonna, la Redenzione è stata applcata… prima ancora che ella nascesse! Quindi anche la Madonna è stata bisognosa della Redenzione, che le è stata applicata prima che nascesse affinché potesse essere concepita senza l’ombra del peccato originale.
Pian piano un altro teologo, Eadmero e poi il francescano Duns Scoto, elaborarono il famoso “ argomento di convenienza ” nato da una sottile ma convincente soluzione: poiché la Madre del Figlio di Dio fosse veramente la più degna madre possibile, Dio poteva esimerla dal peccato originale, era conveniente che lo fosse, quindi Dio lo fece.
Maria non è una eccezione alla Redenzione ma il caso della più perfetta e più efficace applicazione della Redenzione da parte di Gesù Cristo il quale ha applicato a Maria i suoi meriti prima ancora che nascesse.

Globalmente va affermato che il Magistero ha posto delle pietre miliari lungo il cammino di chiarificazione di tale dottrina.
– Sisto IV (+1484) proibì a macolisti e immacolisti di accusarsi vicendevolmente di eresia e adottò ufficialmente per Roma la festa della concezione e ne approvò il nuovo formulario in cui era già chiaramente espresso il privilegio mariano.
– Il concilio di Trento (1546), senza definire il dogma dell’Immacolata Concezione dichiarò, tuttavia di non voler includere Maria nel peccato originale.
– Alessandro VII (1661) si dichiara favorevole all’Immacolata Concezione e vieta di attaccarla sotto qualunque forma.
– Clemente XI (1708) contribuisce notevolmente a rafforzare la fede nell’Immacolata Concezione estendendone la festa alla Chiesa universale.
Questi interventi magisteriali trovano il loro arrivo nella proclamazione del dogma da parte del beato Pio IX nel 1854. La formula della definizione è la seguente: “ Dichiariamo, pronunciamo e definiamo che la dottrina la quale ritiene che la beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare privilegio di Dio onnipotente ed in vista dei meriti di Gesù Cristo, Salvatore del genere umano, sia stata preservata immune da ogni macchia della colpa originale, è rivelata da Dio e perciò da credersi fermamente e costantemente da tutti i fedeli ”.
Possiamo notare che la definizione è elaborata in forma negativa. Non riguarda direttamente la santità di Maria, ne la sua preservazione dalla concupiscenza, ma unicamente la sua immunità dal peccato originale. La bolla suppone, ma non definisce che Maria è redenta da Cristo, limitandosi ad affermare la dipendenza assoluta da Lui.
La pietà mariana immacolista svolse un ruolo efficace nella storia del dogma vincendo le difficoltà teologiche e contribuendo a determinare quel “ factum ecclesiae ”, cioè la realtà viva della prassi ecclesiale, cui si richiamerà Pio IX come al primo motivo della definizione storico-teologica alla fede attuale ealla tradizione viva della Chiesa docente e discente.
Pio IX definendo l’Immacolata Concezione ritiene di “soddisfare ai piissimi desideri del mondo cattolico”, che recepisce con gioia la definizione dogmatica. Giustamente si ritiene che il sensus fidelium, per il fatto di essere un elemento costitutivo del sensus Ecclsiae, viene ad assumere un ruolo di fondamentale importanza nella definizione dell’Immacolata Concezione.
A conclusione di questo punto, dobbiamo sottolineare che l’Immacolata Concezione non trova il suo luogo originario nella teologia, in quanto la sua intuizione o possesso vitale è dovuta al popolo cristiano, che come per istinto ha compreso come qualsiasi peccato fosse inconciliabile con la santità della Madre di Dio. Quindi dobbiamo imparare a stimare il popolo di Dio, fino ad affermare come S. Paolino: “Pendiamo dalla bocca di tutti i fedeli, perché in ognuno di essi soffia lo Spirito di Dio”.
Dobbiamo prendere atto che esso indovina per istinto ciò che s’inerisce nell’orizzonte del cristianesimo, il quale non è anzitutto una dottrina ma una vita animata dallo Spirito in forza del battesimo. Si può parlare di un magistero popolare secondo la parola di Giovanni: “Ora voi avete l’unzione ricevuta dallo Spirito e tutti avete la scienza… e non avete bisogno che alcuno vi ammaestri ma la sua unzione vi insegna ogni cosa, è veritiera e non mentisce” (1 Gv 2,20.27).
Il processo verso la definizione dogmatica ci insegna che chi sta con la Chiesa, popolo di Dio, sta con la verità, mentre, chi si apparta in uno splendido isolamento teologico rischia di sgarrare e di non capire il movimento della storia. Non solo, ma la definizione dell’Immacolata Concezione attira l’attenzione sulla natura della Chiesa, come comunità viva, guidata dallo Spirito di verità, che sviluppa la rivelazione biblica realizzando una crescita nella conoscenza del mistero. Il cristianesimo è vita, dono, presenza, esperienza, non un relitto del passato né una società inerte tutta preoccupata di conservare. Al contrario la Chiesa di Cristo si mostra tutta protesa a fruttificare.

L’8 dicembre 1854 quindi, Pio IX con la bolla Ineffabilis Deus proclamava la “donna vestita di sole” esente dal peccato originale, tutta pura, cioè Immacolata. Quattro anni dopo, le apparizioni a Lourdes furono una prodigiosa conferma del dogma che aveva proclamato la Vergine “tutta bella”, “piena di grazia” e priva d’ogni macchia del peccato originale. Una conferma che sembrò un ringraziamento per l’abbondanza di grazie che dal cuore dell’Immacolata piovvero sul’umanità. Alla fanciulla che domandava timidamente. “ Signora, volete avere la bontà di dirmi il vostro nome? ”, Maria rispose: “ Io sono l’Immacolata Concezione ”.

Il dogma dell’Immacolata Concezione afferma l’universale Redenzione di Cristo e che a Maria è stata applicata in un modo più perfetto che ad altri. Ma perché Dio ha fatto questo? L’ha fatto in vista della cooperazione di Maria alla nostra salvezza.
Mettiamoci in sintonia anche con il Papa, oltre che con tanti autori spirituali, nello scoprire in Maria non soltanto privilegi ma anche la cooperazione personale di Maria Santissima alle grazie che ha ricevuto; lei infatti ha corrisposto in modo perfetto a queste grazie ricevute da Dio divenendo modello di corrispondenza alla grazia.

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Direttore Responsabile: Giuseppe D'Onchia
Testata giornalistica: G. R. EXPRESS - Tribunale di Gela n° 188 / 2018 R.G.V.G.
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