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Giudiziaria

Falso ideologico a vantaggio di alcune società che operano sulle navi

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La Procura della Repubblica di Gela, ha concluso le indagini preliminari, nei confronti del legale rappresentante, di alcuni dipendenti e capi turno di una società che opera presso il Porto Isola di Gela, espletanti un servizio a tutela della incolumità dei lavoratori portuali, nonché di salvaguardia della vita umana in mare,
per i reati di cui agli artt. 81,110,479 Codice Penale, nonché 1127 Codice della Navigazione, in ordine all’organizzazione del servizio di turnazione sulle proprie unità navali impegnate nel servizio di sfuggita e primo intervento presso il Porto Isola di Gela.
In particolare, all’esito delle indagini preliminari, sono stati ipotizzati i reati di falsità ideologica nella predisposizione della documentazione relativa alla turnazione aziendale al fine di procurare vantaggio alla società, contravvenendo alle norme che regolano l’impiego del personale marittimo imbarcato sulle unità navali.
L’attività investigativa è stata effettuata dai militari della Capitaneria di porto di Gela, nell’ambito dell’espletamento delle proprie attività di monitoraggio e controllo delle attività nel compartimento marittimo di Gela

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Giudiziaria

Condannato il Comune di Licata: legittimo l’affidamento del servizio rifiuti

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Licata – Nel 2017,  il Comune di Licata, gestito dal sindaco Cambiano, socio della Società per la Regolamentazione del Servizio di Gestione Rifiuti A.T.O n. 4 Agrigento (per brevità S.R.R.) aveva impugnato, innanzi al Tribunale di Palermo, la delibera del Consiglio di Amministrazione della società per l’ affidamento del servizio di gestione integrata dei rifiuti mediante esternalizzazione ad imprese.

Il Comune di Licata richiedeva al Tribunale di dichiarare la nullità ed annullare la delibera assumendone l’illegittimità, adottata dal consiglio di amministrazione in assenza di motivazione e ritenendola non conforme al criterio di economicità nello svolgimento del servizio pubblico locale di gestione integrata dei rifiuti.

Nel giudizio si costituiva in giudizio la S.R.R. in persona del presidente pro – tempore dr. Enrico Vella, con il patrocinio dell’Avv. Girolamo Rubino, evidenziando la piena legittimità della delibera impugnata e rappresentando che l’eventuale accoglimento dell’impugnativa proposta avrebbe comportato gravi danni per la Società e per i Comuni consorziati.

L’avv. Rubino ha sottolineato l’inammissibilità e l’infondatezza dell’azione promossa dal Comune di Licata, nonché l’assenza di qualsiasi prova da cui potesse desumersi la ipotetica lesione di uno specifico diritto, patrimoniale o amministrativo, prova che avrebbe dovuto fornire proprio il Comune di Licata.

Il legale ha sostenenuto che il Comune di Licata aveva posto a fondamento della propria azione giudiziaria solamente una supposta violazione di legge senza però allegare che la dedotta violazione provocava allo stesso uno specifico pregiudizio alla propria sfera giuridico-economica.

Anche nel merito l’avv. Rubino evidenziava l’infondatezza dell’impugnazione proposta dal Comune di Licata, provando e documentando analiticamente che la delibera impugnata fosse pienamente legittima, in quanto motivata ai sensi dell’art. 34, comma 20, del D.L. n. 179 del 18.10.2012 conv. nella Legge 17/12/2012 n. 221. 

Il legale della S.R.R. ha prodotto in giudizio tutta la documentazione di gara predisposta dal RUP e dal gruppo di progettazione per l’affidamento del servizio di gestione integrata dei rifiuti mediante esternalizzazione ad imprese terze ed in particolare la relazione prescritta dall’art. 34 del d.l. 179/2012 contenente la puntuale spiegazione dei motivi che avevano condotto alla scelta della esternalizzazione. Il Tribunale di Palermo, con sentenza pubblicata in data 1 dicembre 2023, in accoglimento delle difese formulate dall’Avv. Rubino, ha rigettato le domande formulate dal Comune di Licata, confermando la legittimità della deliberazione impugnata, condannando il medesimo Comune al pagamento delle spese giudiziali liquidate nella misura di €.10.000,00 oltre accessori.

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Giudiziaria

Scontro in Consiglio tra Ragusa e D’Asaro. “Dal vicepresidente nessuna violenza”

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Mazzarino -La questione è archiviata per “infondatezza di reato”. Così il vice presidente del consiglio comunale di Mazzarino, Lino Ragusa, viene prosciolto da ogni accusa e non è imputabile per i reati di cui agli articoli 610 (violenza privata), 476 e 479 codice penale (falsità materiale in atti pubblici), mossegli dal consigliere comunale Vincenzo D’Asaro.

Il fatto non sussiste ed a stabilirlo è il Tribunale di Gela il 4 ottobre 2023, dopo oltre un anno e mezzo dalla querela presentata alla Procura della Repubblica dall’attuale commissario cittadino di Fratelli d’Italia (all’epoca dei fatti capogruppo di Forza Italia). Il fatto risale alla seduta consiliare del 10 marzo 2022 quando Ragusa (che presiede l’assemblea) fa allontanare D’Asaro dall’aula durante la discussione del punto all’ordine del giorno “legge di bilancio 2022 art 1 commi 534, 542 (rigenerazione urbana per comuni con popolazione inferiore a 15 mila abitanti) esame ed approvazione dello schema di convenzione”.

Dopo un dialogo dai toni accesi tra i due, Ragusa invita il consigliere ad attenersi al tema del dibattito (approvazione della delibera consiliare), di contro D’Asaro replica accusando il presidente di impedire l’esercizio democratico della critica, fino a che, durante le dichiarazioni di voto il consigliere viene espulso dall’aula. D’Asaro accusa Ragusa di averlo allontanato con l’ausilio della forza pubblica “in modo arbitrario e in spregio ai regolamenti” e denuncia la sinteticità con cui la vicenda è riportata a verbale.

La denuncia presentata da D’Asaro è stata archiviata per “insussistenza del fatto” poiché le immagini registrate da un’emittente locale accertano l’esatta dinamica dei fatti. Dopo vari inviti e i richiami all’ordine, di fronte all’atteggiamento perseverante di D’Asaro, Ragusa si dice costretto ad allontanarlo dall’aula poiché fuori microfono continua a disturbare i lavori (durante le dichiarazioni di voto del consigliere Egidio Gesualdo). E così D’Asaro “appoggiandosi al braccio” del comandante esce. Nessuna “violenza privata e nessuna minaccia” dunque da parte di Ragusa che oggi si dice felice dell’esito della questione giudiziaria. “Ho sempre avuto fiducia nella giustizia – afferma il Ragusa – ed ho sempre ritenuto di aver svolto secondo regolamento il compito di presidente, rispettando la libertà di parola di ogni consigliere comunale.

Lo stesso articolo dice anche che nella seduta successiva di approvazione dei verbali ogni consigliere ha facoltà di chiedere modifiche, integrazioni o rettifiche, cosa che non è avvenuta. Il tribunale esclude inoltre il falso ideologico, considerato che il verbale è redatto non dal Presidente ma dal Segretario Comunale.

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Giudiziaria

Il Cga ha sospeso il Calendario venatorio 2023-24

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Palermo – Ieri il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, con ordinanza cautelare n. 365/2023, ha integralmente sospeso il Calendario venatorio 2023-24, emanato lo scorso giugno dall’Assessore regionale all’agricoltura Luca Sammartino. Da oggi, quindi, stop in tutta la Sicilia alle doppiette che avevano iniziato a sparare già dal 2 settembre, con una deroga (“pre-apertura”) autorizzata dall’Assessore, nonostante il parere negativo di ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e gli incendi devastanti in tutta l’Isola.

Nei mesi scorsi le Associazioni ambientaliste ed animaliste WWF Italia, Legambiente Sicilia, Lipu BirdLife Italia, LNDC Animal Protection, Enpa e LAC, difese dagli avvocati Antonella Bonanno e Nicola Giudice, avevanoimpugnato al TAR di Palermo il Calendario venatorio, ottenendo – il 21 settembre – una prima sospensiva della caccia ad alcune specie in declino (ordinanza n. 512/23). Oggi arriva la decisione di secondo grado che mette la parola fine alla stagione di caccia in Sicilia: il CGA, infatti, ha riconosciuto che, “come adeguatamente comprovato dalle Associazioni Ambientaliste appellanti, i notevoli incendi divampati nel territorio regionale associati allo straordinario aumento delle temperature verificatisi nel periodo estivo hanno determinato un, facilmente intuibile, significativo rischio per la sopravvivenza degli animali. In tal senso sono particolarmente significative le due delibere con le quali la Giunta Regionale Siciliana ha opportunamente preso atto della gravità della situazione, avanzando ai competenti organi statali la richiesta di deliberazione dello stato di emergenza di rilievo nazionale per la durata di 12 mesi”. Ma – incredibilmente – la stessa Regione non solo non ha sospeso la stagione di caccia come buonsenso richiederebbe, ma ne ha addirittura autorizzato l’anticipo di ben un mese rispetto a quanto suggerito da ISPRA!

Grande soddisfazione di WWF Italia, Legambiente Sicilia, Lipu BirdLife Italia, LNDC Animal Protection, Enpa e LAC: “con questa ulteriore vittoria giudiziaria, sono stati sonoramente bocciati i decreti ‘sparatutto’ dell’Assessore ‘contro la fauna’ Sammartino ed è stata riaffermata la legalità e la prioritaria esigenza di tutela della biodiversità. Continueremo la battaglia legale al TAR ed al CGA sin dalle prossime udienze, dove denunceremo le gravi e pesanti illegittimità di un calendario venatorio vergognoso che condanna a morte gli animali scampati alla devastante stagione degli incendi e della siccità”.

Il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana osserva che l’Ambiente, nel suo più ampio significato comprensivo della flora e della fauna, costituisce nel nostro ordinamento un bene fondamentale, rispetto al quale i contrapposti interessi di quanti pratichino l’attività venatoria sono recessivi” – si legge nella lunga (20 pagine), articolata e dotta ordinanza – “La conservazione del patrimonio naturalistico nel suo complesso considerato, infatti, è un valore assoluto in quanto corrispondente all’esigenza di salvaguardare habitat naturali e specie viventi dal pericolo di estinzione”. Per tali motivazioni, il CGA “accoglie l’appello cautelare” delle sei associazioni protezioniste “e ordina all’Assessorato dell’Agricoltura della Regione Siciliana di pronunciarsi sull’istanza presentata dalle associazioni richiedenti del 18 agosto 2023” nella quale si chiedeva di sospendere la caccia “in ragione dell’eccezionale situazione meteoclimatica, ambientale ed ecologica verificatasi nel periodo estivo” protrattasi fino a pochi giorni fa

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Direttore Responsabile: Giuseppe D'Onchia
Testata giornalistica: G. R. EXPRESS - Tribunale di Gela n° 188 / 2018 R.G.V.G.
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