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Festeggiamenti per l’Immacolata: iniziano le celebrazioni

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Parrocchia dedicata a San Francesco d’Assisi in festa e con essa tutta la città. Il 28 novembre con lo scampanio a festa e l’omaggio floreale dei fioristi di Gela, cominciano i festeggiamenti in onore della Madonna Immacolata che culminano con la processione dell’8 dicembre. Il programma è stato stilato secondo le indicazioni del Vicario foraneo don Lino Di Dio, condivide dal consiglio parrocchiale. Eccolo nel dettaglio:


Il manifesto del solenne novenario si presenta quest’anno ricco di celebrazioni e appuntamenti.
Si partirà già dal 29 novembre con la celebrazione eucaristica animata dall’Associazione “Gela Famiglia” alla presenza delle giovani coppie della città, seguita dall’adorazione eucaristica animata dalla Fraternità apostolica della Divina Misericordia”.


Da segnalare sono, in particolare, la veglia d’Avvento animata dai giovani della città di giovedì 30 novembre, gli omaggi musicali di giovedì 1 dicembre, a cura della corale polifonica “Magnificat” di Riesi, e martedì 6 dicembre, a cura della corale polifonica “Perfetta Letizia” di Gela, e soprattutto la Veglia per la Pace con la partecipazione dei fratelli ucraini e della Comunità Ortodossa della città, presieduta dal decano della Sicilia P. Nicolae Chilcos.
I festeggiamenti entreranno nel vivo già mercoledì 7 dicembre, vigilia della Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, con la celebrazione dei solenni Primi Vespri, alle ore 19.30, e culmineranno giorno 8 dicembre, con il solenne Pontificale delle ore 11.00 – presieduto quest’anno da S.E.R.ma Mons. Michele Pennisi alla presenza delle autorità civili e militari – e la solenne processione del venerato simulacro che torna a percorrere le strade della città dopo due anni di stop causati dalla pandemia.
Il novenario, quest’anno sarà predicato da Don Lino Giuliana, la mattina alle ore 07.00, e da don Francesco Spinello, nel corso delle celebrazioni delle ore 18.30.

 “Immacolata Concezione” vuol dire che la Madonna è stata concepita nel seno di sua madre, che la tradizione dice di essere Anna, senza macchia del peccato originale. Questo fin dal primo istante del suo concepimento, per cui non c’è stato nessun istante in cui Maria sia stata macchiata dal peccato originale.
Il dogma dichiara quindi: “La beatissima Vergine Maria fu preservata, per particolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo, Salvatore del genere umano, immune da ogni macchia di peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento” (Papa Pio IX, “Ineffablis Deus”, 8-12- 1854)

Si tratta di un dogma contestatissimo che è maturato nel tempo pur essendo già presente, fin dall’inizio dei primi secoli, nella coscienza popolare. Il dogma in principio è stato respinto da alcuni teologi, tra i quali ricordiamo Sant’Agostino e San Tommaso che non riuscivano a trovare una “compatibilità” tra il dogma dell’Immacolata Concezione e un altro dogma importantissimo: quello dell’universalità del peccato originale e della dottrina della Redenzione.
San Paolo, che è forse nella Sacra Scrittura l’autore che più di tutti approfondisce la tematica del peccato originale, dichiara con una concisa espressione nell’epistola ai Romani, che “in Adamo tutti abbiamo peccato” ( cfr. Rm 5,12 ). Questo ultimo dogma quindi non ammette eccezioni, nemmeno quello di Maria Santissima.
Ci troviamo di fronte ad un dogma che, anche all’interno del cattolicesimo, ha fatto fatica ad aprirsi una strada, soprattutto tra la “teologia dotta” a causa della difficoltà incontrata nell’armonizzare i due dogmi in contrasto.
Si crearono quindi due schieramenti: da una parte vi erano i fedeli nella cui coscienza era ben radicato il dogma dell’Immacolata Concezione, che non vollero mai accettare l’idea che la Vergine Maria fosse stata, anche per un solo istante, sotto il dominio di satana; dall’altra troviamo una parte della teologia dotta che non sapeva come armonizzare il dogma della universalità del peccato originale con il dogma della Immacolata Concezione di Maria.
A lungo andare la pietà popolare ha fatto da traino per la formulazione del dogma, anche grazie all’opera di teologi predicatori popolari, soprattutto dell’ordine francescano dei gesuiti.
Ci troviamo di fronte ad un caso unico nella storia, per due motivi: innanzitutto per via della fede del popolo, che alla lunga ha avuto la meglio sulla teologia delle grandi Università del centro Europa; poi anche per il ruolo del magistero, che ha svolto un’azione straordinaria di moderazione e di guida. Vediamo come l’assistenza dello Spirito Santo abbia operato attraverso tutti i Papi: nessuno di loro ha mai espresso un’opinione maculatista, nessuno cioè ha mai detto che la Madonna è stata, anche per un solo istante, macchiata dal peccato originale.
Non ci sono delle chiare espressioni nella Sacra Scrittura che avvalorino la tesi che Maria fosse stata concepita senza peccato originale.
Il popolo cristiano, sin dall’inizio, non si è solo soffermato sui privilegi di Maria come colei che è stata chiamata a diventare Madre di Dio, ma ha sempre ritenuto che, proprio in virtù di questa maternità, doveva avere una preparazione spirituale adeguata, doveva avere un vertice irraggiungibile di santità.
Leggendo il protovangelo di San Giacomo si evidenzia come già dalle prime comunità cristiane il popolo di Dio amava Maria. La fede popolare attribuisce alla Madonna epiteti come “tutta bella, tutta santa, intemerata, incolpata, più pura degli angeli…”, indice dell’alta concezione che c’è nella fede della gente semplice circa la santità altissima di colei che doveva diventare la Madre di Dio.

Sant’Agostino è stato il teologo per eccellenza del peccato originale e, come San Tommaso, non capiva come la Madonna potesse essere immacolata, data l’affermazione paolina sopra citata. Tuttavia Sant’Agostino era pastore d’anime e non un teologo di Università e per tanto aveva in mano il polso della gente e poi… era innamorato di Maria!
Sant’Agostino dice che “la pietà popolare impone di riconoscere Maria senza peccato” ma sappiamo anche che egli ha una concezione del peccato originale ben precisa, e cioè universale: il peccato originale ingloba tutti e si comunica per generazione umana e fisica. E’ la cosiddetta teoria Agostiniana secondo la quale il peccato originale viene trasmesso dal padre e dalla madre nel rapporto sessuale a colui che è concepito. Essendo stata Maria concepita normalmente da Sant’Anna e San Gioacchino, Sant’Agostino ne concludeva che anche Maria Santissima era stata concepita nel peccato originale. Il Santo pur combattuto, approda ad un compromesso:egli dirà infatti che, nata nel peccato nel primo istante del suo concepimento, è stata rigenerata dalla grazia alla vita nuova nel secondo istante della sua vita.
La gente sentiva che colei che avrebbe schiacciato la testa del serpente non poteva essere stata sotto la schiavitù del serpente nemmeno per un istante; il popolo cristiano non accetterà mai che la Madonna fosse stata concepita nel peccato originale anche solo per un istante.

Il popolo cristiano inizia a vivere il dogma non solo nella fede ma anche celebrando spontaneamente, in forma non universale, la festa dell’Immacolata Concezione. Dinanzi a predicatori che attestano che la Madonna è stata concepita nel peccato originale, il popolo cristiano reagisce rumoreggiando e anche cacciando con violenza dalle chiese i predicatori. Questa forte opposizione tra fede popolare e una parte della teologia dotta è durata per oltre un millennio e mezzo.
Melchor Cano, uno dei massimi teologi del secondo millennio e commentatore di San Tommaso, con tono sprezzante dice:”Appena il volgo si sente affermare che la beata Vergine Maria ha contratto il peccato originale, subito esso si sente turbato, percosso, torturato!”.
Assistiamo nel XVII secolo ad un fervore popolare: nascono molte confraternite dedicate all’Immacolata Concezione, istituti religiosi e persino dei conventi come quello fondato in Spagna dalla venerabile Maria di Gesù d’Agreda.
Nel medesimo tempo il popolo dedica cappelle e altari al’Immacolata Concezione.
Con il nascere degli ordini religiosi legati alla realtà popolari (dapprima i francescani e successivamente anche i gesuiti) le cose iniziarono ad evolversi. Quando i teologi assumevano la cattedra nelle Università teologiche in Spagna e in Italia, giuravano di essere fedeli alla Chiesa e di insegnare secondo la sua dottrina; facevano però anche un altro giuramento specifico: quello di difendere il dogma dell’Immacolata Concezione “fino al versamento del sangue”. Ciò avvenne nelle Università spagnole, prima fra tutte quella di Granada, e successivamente anche in quelle italiane. La predicazione dei padri francescani e alcuni catechismi come quelli di San Leonardo da Porto Maurizio, di Canisio, di Bellarmino e di Bossue, ebbero un grandissimo influsso nell’elaborazione di questo dogma e nell’approfondimento della pietà popolare e di alcuni catechismi che difendevano l’Immacolata Concezione. Ecco con quanta passione, vigore e forza questo dogma è stato difeso dal popolo e da una parte della teologia spagnola e italiana.
Non mancarono alcune rivelazioni private come quelle di suor Mara di Gesù d’Agredia, di Santa Brigida, le apparizioni a Caterina Labourè alla quale nel 1830 la Vergine apparve, in seguito alle rivelazione si diffuse la “medaglia miracolosa” con l’immagine dell’Immacolata, cioè della “Concepita senza peccato”. Questa medaglia suscitò una intensa devozione e molti vescovi chiesero a Roma la definizione di quel dogma che ormai era nel cuore di quasi tutti i cristiani.La teologia ha svolto un ruolo molto importante per quanto riguarda la posizione dei termini del problema e per quanto riguarda la sua soluzione.
Prima Sant’Agostino e poi San Tommaso, entrambi maculatisti, hanno avuto il merito di dire che avendo tutti peccato in Adamo, tutti siamo bisognosi di Redenzione.
Egli ha affermato un dogma importantissimo nella Chiesa e cioè che tutti, anche la Madonna, sono bisognosi della Redenzione.

La soluzione dell’opposizione tra il dogma dell’Immacolata Concezione e quello della universalità del peccato originale si è cominciato a risolvere grazie all’intervento di un teologo del nono secolo, Pascasio Radberto e di Sant’Anselmo di Canterbury, i quali hanno elaborato il concetto di “pre-redenzione”: loro dicevano che è bensì vero il dogma dell’universalità della Redenzione, e cioè che tutti devono essere redenti da Cristo, così come è vero che si tratta di un dogma che non ammette nessuna eccezione, ma approdarono alla soluzione che, per quanto riguarda la Madonna, la Redenzione è stata applcata… prima ancora che ella nascesse! Quindi anche la Madonna è stata bisognosa della Redenzione, che le è stata applicata prima che nascesse affinché potesse essere concepita senza l’ombra del peccato originale.
Pian piano un altro teologo, Eadmero e poi il francescano Duns Scoto, elaborarono il famoso “ argomento di convenienza ” nato da una sottile ma convincente soluzione: poiché la Madre del Figlio di Dio fosse veramente la più degna madre possibile, Dio poteva esimerla dal peccato originale, era conveniente che lo fosse, quindi Dio lo fece.
Maria non è una eccezione alla Redenzione ma il caso della più perfetta e più efficace applicazione della Redenzione da parte di Gesù Cristo il quale ha applicato a Maria i suoi meriti prima ancora che nascesse.

Globalmente va affermato che il Magistero ha posto delle pietre miliari lungo il cammino di chiarificazione di tale dottrina.
– Sisto IV (+1484) proibì a macolisti e immacolisti di accusarsi vicendevolmente di eresia e adottò ufficialmente per Roma la festa della concezione e ne approvò il nuovo formulario in cui era già chiaramente espresso il privilegio mariano.
– Il concilio di Trento (1546), senza definire il dogma dell’Immacolata Concezione dichiarò, tuttavia di non voler includere Maria nel peccato originale.
– Alessandro VII (1661) si dichiara favorevole all’Immacolata Concezione e vieta di attaccarla sotto qualunque forma.
– Clemente XI (1708) contribuisce notevolmente a rafforzare la fede nell’Immacolata Concezione estendendone la festa alla Chiesa universale.
Questi interventi magisteriali trovano il loro arrivo nella proclamazione del dogma da parte del beato Pio IX nel 1854. La formula della definizione è la seguente: “ Dichiariamo, pronunciamo e definiamo che la dottrina la quale ritiene che la beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione, per singolare privilegio di Dio onnipotente ed in vista dei meriti di Gesù Cristo, Salvatore del genere umano, sia stata preservata immune da ogni macchia della colpa originale, è rivelata da Dio e perciò da credersi fermamente e costantemente da tutti i fedeli ”.
Possiamo notare che la definizione è elaborata in forma negativa. Non riguarda direttamente la santità di Maria, ne la sua preservazione dalla concupiscenza, ma unicamente la sua immunità dal peccato originale. La bolla suppone, ma non definisce che Maria è redenta da Cristo, limitandosi ad affermare la dipendenza assoluta da Lui.
La pietà mariana immacolista svolse un ruolo efficace nella storia del dogma vincendo le difficoltà teologiche e contribuendo a determinare quel “ factum ecclesiae ”, cioè la realtà viva della prassi ecclesiale, cui si richiamerà Pio IX come al primo motivo della definizione storico-teologica alla fede attuale ealla tradizione viva della Chiesa docente e discente.
Pio IX definendo l’Immacolata Concezione ritiene di “soddisfare ai piissimi desideri del mondo cattolico”, che recepisce con gioia la definizione dogmatica. Giustamente si ritiene che il sensus fidelium, per il fatto di essere un elemento costitutivo del sensus Ecclsiae, viene ad assumere un ruolo di fondamentale importanza nella definizione dell’Immacolata Concezione.
A conclusione di questo punto, dobbiamo sottolineare che l’Immacolata Concezione non trova il suo luogo originario nella teologia, in quanto la sua intuizione o possesso vitale è dovuta al popolo cristiano, che come per istinto ha compreso come qualsiasi peccato fosse inconciliabile con la santità della Madre di Dio. Quindi dobbiamo imparare a stimare il popolo di Dio, fino ad affermare come S. Paolino: “Pendiamo dalla bocca di tutti i fedeli, perché in ognuno di essi soffia lo Spirito di Dio”.
Dobbiamo prendere atto che esso indovina per istinto ciò che s’inerisce nell’orizzonte del cristianesimo, il quale non è anzitutto una dottrina ma una vita animata dallo Spirito in forza del battesimo. Si può parlare di un magistero popolare secondo la parola di Giovanni: “Ora voi avete l’unzione ricevuta dallo Spirito e tutti avete la scienza… e non avete bisogno che alcuno vi ammaestri ma la sua unzione vi insegna ogni cosa, è veritiera e non mentisce” (1 Gv 2,20.27).
Il processo verso la definizione dogmatica ci insegna che chi sta con la Chiesa, popolo di Dio, sta con la verità, mentre, chi si apparta in uno splendido isolamento teologico rischia di sgarrare e di non capire il movimento della storia. Non solo, ma la definizione dell’Immacolata Concezione attira l’attenzione sulla natura della Chiesa, come comunità viva, guidata dallo Spirito di verità, che sviluppa la rivelazione biblica realizzando una crescita nella conoscenza del mistero. Il cristianesimo è vita, dono, presenza, esperienza, non un relitto del passato né una società inerte tutta preoccupata di conservare. Al contrario la Chiesa di Cristo si mostra tutta protesa a fruttificare.

L’8 dicembre 1854 quindi, Pio IX con la bolla Ineffabilis Deus proclamava la “donna vestita di sole” esente dal peccato originale, tutta pura, cioè Immacolata. Quattro anni dopo, le apparizioni a Lourdes furono una prodigiosa conferma del dogma che aveva proclamato la Vergine “tutta bella”, “piena di grazia” e priva d’ogni macchia del peccato originale. Una conferma che sembrò un ringraziamento per l’abbondanza di grazie che dal cuore dell’Immacolata piovvero sul’umanità. Alla fanciulla che domandava timidamente. “ Signora, volete avere la bontà di dirmi il vostro nome? ”, Maria rispose: “ Io sono l’Immacolata Concezione ”.

Il dogma dell’Immacolata Concezione afferma l’universale Redenzione di Cristo e che a Maria è stata applicata in un modo più perfetto che ad altri. Ma perché Dio ha fatto questo? L’ha fatto in vista della cooperazione di Maria alla nostra salvezza.
Mettiamoci in sintonia anche con il Papa, oltre che con tanti autori spirituali, nello scoprire in Maria non soltanto privilegi ma anche la cooperazione personale di Maria Santissima alle grazie che ha ricevuto; lei infatti ha corrisposto in modo perfetto a queste grazie ricevute da Dio divenendo modello di corrispondenza alla grazia.

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Scout Agesci, raduno in città alla scuola “Aldisio”

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Raduno scout Agesci alla scuola “Aldisio”. Festa, allegria, gioia e tanto divertimento. Più di 400 Lupetti Agesci di Gela, Caltanissetta ed Enna presso l’istituto guidato da Gianfranco Mancuso. Scuola e Scoutismo insieme per riaffermare una univoca azione educativa tutta rivolta al bene della persona.

Lo Scautismo si conferma come modello educativo che coniuga rispetto, solidarietà, condivisione. Presenti gli scout Agesci delle diocesi di Caltanissetta e Piazza Armerina.

Le attività si svolgono tra oggi e domani a scuola ed alla Villa comunale. Un segno importante e significativo di valorizzazione del centro storico della città di Gela, del suo patrimonio storico e della villa comunale.

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La mostra Blu Sicilia di Modica si tinge di gelesità grazie al maestro Iudice

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Apre a Modica domani la mostra BLU SICILIA. Il mare nell’arte isolana dal Novecento alla Contemporaneità, con l’intento di raccontare, attraverso una selezione di opere di importanti artisti non solo siciliani, il mare isolano e l’intreccio di tematiche che lo coinvolgono.

Un evento di grande rilevanza che si tinge di gelesità perché gli organizzatori hanno scelto per il banner – manifesto della mostra un’opera del maestro Giovanni Iudice è tra gli artisti contemporanei invitati a raccontare la poesia del mare.

L’opera scelta per il banner è“Anima del mare” per la cui realizzazione Giovanni Iudice ha trovato ispirazione sulla nostra spiaggia e ora diventa il banner manifesto della mostra Blu Sicilia. In questa mostra, partecipa pure l’artista gelese Emanuele Giuffrida , co-fondatore con Iudice della riconosciuta “Scuola di gela”.
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“Red beach(tu guarda il mare)” è il titolo , dell’opera di Emanuele Giuffrida in mostra per l’evento.

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Nuova edizione del premio ‘Per Bianca’

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Pubblicato il bando del premio letterario-scientifico “per Bianca”, dedicato alla memoria del medico Bianca Cannizzaro. Nell’ambito del concorso, giunto alla quinta edizione, sarà assegnato anche il IV Premio “Venera Cipolla”.

La principale novità del bando di quest’anno riguarda i destinatari: al premio infatti possono partecipare non solo gli studenti di tutti i dipartimenti della Scuola di Medicina (Chirurgia generale e specialità medico-chirurgiche; Medicina clinica e sperimentale; Scienze biomediche e biotecnologiche Scienze mediche, chirurgiche e tecnologie avanzate “Ingrassia”) e in tutti i Corsi di studi del Dipartimento di Scienze del farmaco e dalla salute (Scienze farmaceutiche applicate; Chimica e tecnologie farmaceutiche e Farmaciadell’Università di Catania, ma anche i laureati e i dottorandi di questi corsi.

Il premio “per Bianca”, lo ricordiamo, è nato per volontà della famiglia “La Rosa – Cannizzaro” con il supporto del Centro di cultura e spiritualità cristiana “Salvatore Zuppardo” di Gela ed il patrocinio dell’Università degli Studi di Catania e vuole ricordare le doti umane e professionali della dottoressa Bianca Cannizzaro, medico di famiglia e specialista reumatologo, scomparsa nel settembre 2018.

            “Non un semplice ricordo ma un segno di continuità con il metodo di lavoro di mamma – dice Francesco La Rosa, figlio della dott.ssa Cannizzaro -. Dedicarsi all’altro in ogni aspetto della propria vita personale e professionale. L’attenzione per i ‘suoi’ pazienti, l’amore per lo studio, la valorizzazione delle qualità sono elementi che hanno caratterizzato la sua esistenza e che vogliamo replicare con questo premio. La speranza è che con questa giornata, che prevede anche la presenza di ospiti di grandissimo spessore umano e professionale, possano gli studenti trovare elementi valoriali che riverseranno nella loro carriera scolastica e professionale”.

Nell’ambito della V edizione del premio sarà assegnato anche IV Premio speciale “Venera Cipolla”, in memoria della decana dei farmacisti della provincia di Caltanissetta, scomparsa nell’aprile del 2021.

“La nostra adesione all’organizzazione del premio ‘Per Bianca’ è confermata anche per quest’anno, così come avverrà in futuro, perché è solo una delle espressioni del nostro affetto e della nostra amicizia che ci lega alla famiglia La Rosa-Cannizzaro. Siamo lieti di impegnarci per una migliore riuscita della manifestazione che merita di assurgere a nuovi e più importanti palcoscenici. Per questo stiamo lavorando insieme agli amici del comitato scientifico, con cui siamo onorati di collaborare”, ha detto Enzo Scichilone, figlio della dott.ssa Cipolla e amministratore della Farmcia Cipolla.

Gli studenti che volessero partecipare dovranno produrre un elaborato su questa traccia: “Non è trascorso un cinquantennio dalla promulgazione della Legge 833/78 che ha spazzato via il medico condotto, interprete perfetto del messaggio di Ippocrate. La tecnologia ha fatto la sua parte per allontanare il medico dal paziente, tradendo la figura del professionista – amico, testimone della filmografia neorealista degli anni ’50. Nonostante i propositi delle aziende sanitarie, che pongono il paziente al centro dell’universo professionale, le istanze estetiche portano verso una prospettiva proiettata sul versante economico”.

La giuria assegnerà quattro borse di studio dal valore complessivo di 2000 euro così distribuite: due riservate agli studenti che dovranno cimentarsi nella stesura di un elaborato che rispetti la traccia; una riservata al progetto più innovativo presentato per l’esame di laurea ed un’altra per il progetto più originale e di rilevanza scientifica di tesi di dottorato.

Chiunque volesse concorrere dovrà inviare il tema o gli abstract del progetto di tesi di laurea o di dottorato (4000 battute spazi inclusi) all’indirizzo premioperbianca@gmail.com.

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