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Giudiziaria

La bambina era suggestionata: cadono le accuse contro un padre accusato di violenza

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Assolto perché il fatto non sussiste. Questa la sentenza della seconda sezione penale del tribunale di Agrigento, presieduta da Wilma Angela Mazzara con a latere Manfredi Coffari e Fulvia Veneziano, nei confronti di un quarantacinquenne di Villaseta accusato di violenza sessuale sulla figlia di quattro anni. Un uomo che era stato rinviato a giudizio nel luglio 2020.

Protagonista della vicenda giudiziaria un quarantacinquenne di Villaseta al quale, appunto, nel gennaio dell’anno scorso, è stato notificato il provvedimento del gip Stefano Zammuto che gli intimava di restare distante dalla bambina, sua figlia, che – secondo l’accusa – avrebbe toccato nelle parti intime. L’indagine è partita dalle denunce della madre della bambina, ex moglie dell’indagato.

 Sia il pm Maria Barbara Cifalinó che il difensore dell’imputato, l’avvocato Santo Lucia, avevano chiesto l’assoluzione sostenendo che le dichiarazioni della madre della bambina non fossero attendibili e che la stessa piccola fosse stata suggestionata. da agrigentonotizie

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Giudiziaria

Resistenza, lesioni e minacce: chiesto rinvio a giudizio di gelese manesco

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La Procura della Repubblica di Gela ha formulato la richiesta di rinvio a giudizio di un trentenne gelese per i reati di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni, minacce e violazione di domicilio.Il 13 luglio scorso, durante la notifica di un atto a soggetti terzi, i militari della Guardia di Finanza del Gruppo di Gela furono aggrediti fisicamente dall’uomo riportando lesioni giudicate guaribili in 3 e 5 giorni.A distanza di qualche settimana, lo stesso soggetto innescava una discussione con altre persone coinvolte nello stesso procedimento. In quella circostanza, dopo aver proferito insulti, frasi minacciose e dopo essersi introdotto nell’abitazione delle vittime le aggredì causando lesioni personali.

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Giudiziaria

Annullato dal Tribunale del riesame il sequestro di batterie per veicoli

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Ordinanza del Tribunale del Riesame di annullamento del provvedimento di sequestro di pezzi di ricambio per mezzi di lavoro. Qualche tempo fa nel corso di un controlli dei carabinieri erano state sequestrate tre batterie di cui  era risultata chiara la provenienza. Tre persone a cui erano state sequestrate le batteria sono stati segnalate per ricettazione e il sequestro fu convalidato dal Pubblico Ministero. Successivamente sono state presentate le istanze da parte dei legali a difesa dei tre soggetti denunciati: uno di questi è difeso dall’avv. Salvo Macrì. Oggi arriva l’ordinanza dell’annullamento del sequestro e della convalida con la restituzione agli aventi diritto delle batterie ( due batterie per  autoarticolati ed una di autovettura). L’istanza dell’avv. Macrì è stata avanzata per T.G. di 45 anni.

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Giudiziaria

Il matrimonio riparatore, la rissa di famiglia e la sentenza finale

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Un matrimonio riparatore celebrato in fretta e furia. Un rapporto nascente e non supportato da una conoscenza cementata nel tempo. Una gravidanza inaspettata. Le famiglie che cercano di mettere pace fra i due coniugi in rodaggio e che invece si accapigliano fra loro. Sono gli ingredienti di un lunga storia finita davanti ai giudici e che ha superato i tre gradi di giudizio e adesso è arrivata al capolinea.

Una storia che finisce dopo tanto tempo con la sentenza della suprema corte di Cassazione. Il procedimento nasce dal fallimento di un matrimonio durato un mese fra due giovani che erano convolati a nozze con un matrimonio riparatore in quanto c’era un figlio in arrivo.

Ma la convivenza non fu pacifica e i coniugi ebbero i primi dissapori subito dopo il viaggio di nozze. Lei tornò a vivere dai genitori e denunciò il marito con l’accusa di lesioni e vessazioni anche verbali. La famiglia del marito avrebbe voluto appianare la situazione e si recò nella casa della suocera ma anziché dipanare la matassa nasce una rissa fra i due nuclei familiari. Per questo  tutti i rissanti sono finiti a giudizio per rissa, il coniuge è stato accusato di lesioni. Il castello di accuse è caduto pian piano, nel tempo, e le posizioni di ogni componente delle famiglia si sono definite. In un primo momento  con l’assoluzione in primo grado dei partecipanti alla rissa collettiva  e alla fine restano imputati il marito e la sorella condannati in primo grado  a nove mesi di reclusione per le lesioni nell’ambito della rissa familiare e non per maltrattamenti ‘manente matrimonio’, per i quali il Pm aveva chiesto una condanna a tre anni. Le parti sono ricorse in appello ed in questa sede la sentenza è stata modificata facendo cadere  alcuni capi di accusa e riducendo per il marito e la sorella difese dall’avv. Salvo Macrì, la pena a 4 mesi per rissa. La Cassazione ha posto fine alla questione annullando senza rinvio la sentenza con motivazioni che devono essere depositate. In ogni caso il dispositivo della sentenza parla chiaro e le accuse sono cadute.

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