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Cogito ergo sum

La scuola, dove tutto nasce e dove tutto approda

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Uno dei mali più grandi e atavici della società italiana, la corruzione, e gli antidoti per curarla. Quella di Gherardo Colombo, ex magistrato del pool di Mani pulite, è stata una lezione che arriva da una grande e profonda esperienza sul campo. Ieri al teatro Eschilo il dott. Colombo ha incontrato prima gli studenti della secondaria di primo grado dell’istituto comprensivo “Verga” diretto da Viviana Aldisio, che ha promosso l’iniziativa, poi è intervenuto nel corso del convegno dal titolo “Una lezione a 30 anni da Mani pulite. La corruzione ieri, oggi…e domani?”.

Le sue parole su un tema così scottante sono state dirette, sorprendenti, di quelle che scuotono: trent’anni dopo le inchieste di Tangentopoli, nessun “salto di qualità” c’è stato da parte del sistema Italia. Le cose non sono cambiate poi così tanto, ha sottolineato l’ex magistrato, ma soprattutto non è con il processo penale che si affronta il problema della corruzione. E come si fa, allora? Occorre un processo educativo composito che parta in maniera efficace proprio dalla scuola.

Il dott. Colombo ha lodato l’acume degli alunni che hanno dialogato con lui sui temi della Costituzione e sottolineato come il rispetto delle regole sia la chiave di volta, il valore aggiunto da ricercare. Una riflessione che rievoca le profetiche parole di Gesualdo Bufalino che sottolineava come “la mafia sarà sconfitta da un esercito di maestre elementari”. Tutto parte dalla scuola e tutto approda alla scuola.  

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Quei “Cento passi” che sanno di speranza ancora oggi, il ricordo di Peppino Impastato

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“È nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio, negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di giustizia che lo portò a lottare”. I Modena City Ramblers iniziavano così uno dei loro pezzi più iconici, “I cento passi”, a lui dedicato. Ieri, 9 maggio, si è celebrato il 44° anniversario della sua morte: Peppino Impastato fu ucciso dalla mafia ad appena trent’anni nella sua terra, a Cinisi. Dalle frequenze di Radio Aut, l’emittente radiofonica da lui fondata, condannava il sistema di “Mafiopoli” sfoggiando la sua arma più feroce, un’ironia sferzante e coraggiosa, suo marchio distintivo.

Voce scomoda, scomodissima, perché libera, liberissima. Venne ucciso, la sua morte fu inizialmente spacciata per un suicidio ma le cronache, per fortuna, riuscirono poi a dare giustizia alla sua storia. Pensando a Peppino Impastato torna inevitabilmente alla mente l’amore dei siciliani onesti per la loro terra. Pensando a Peppino Impastato torna inevitabilmente alla mente la grande importanza che i cronisti di confine e le piccole emittenti locali hanno nelle varie comunità, il loro essere sentinelle di democrazia tramite il valore sacro della libertà e della pluralità dell’informazione: un valore davvero sacro, oggi minacciato da scelte come lo “switch-off” che ha fatto scomparire centinaia di emittenti locali in tutta Italia. Pensando a Peppino Impastato torna inevitabilmente alla mente quel profumo di bellezza, di speranza, di rinascita per cui ogni giorno, in tanti, tantissimi, nella nostra terra continuano a lottare.  

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La fiamma del Torch Run arriva in Sicilia: in estate i Giochi nazionali di Special olympics

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Arriva in Sicilia la fiaccola olimpica del Torch Run per annunciare l’arrivo di un grande evento: i XXXVII Giochi nazionali estivi di Special olympics, in programma a Torino. Il Torch Run quest’anno assume un valore di rinascita, i Giochi infatti torneranno finalmente in presenza. Partita il 18 marzo da Udine, la fiamma è approdata ieri in Sicilia con una grande manifestazione svolta a Catania, in piazza Università. Il saluto del direttore regionale di Special olympics, Natale Saluci, l’intervento dei tecnici e dirigenti provinciali, la presenza di ospiti illustri come Orazio Arancio ex rugbista e consigliere nazionale del Coni.

Ha presentato l’evento Salvatore Spinello, presidente di Asi Caltanissetta da sempre vicina alla realtà di Special olympics. #TORniamoINcampO è il claim che accompagnerà i Giochi nazionali estivi di Torino: il più grande evento italiano di sempre dedicato alle persone con disabilità intellettive. Saranno oltre tremila gli atleti protagonisti, provenienti da tutta Italia, che gareggeranno in 20 discipline sportive. Sarà una festa, che segna il ritorno della bellezza dell’incontro nel segno dello sport e della cultura dell’inclusione.

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Gela e il PalaLivatino, da cattedrale nel deserto a riferimento per lo sport regionale

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I tempi che furono sono lontani e non torneranno più. I livelli raggiunti, in contemporanea, dalle squadre gelesi nel calcio, nel basket e nel volley appena un decennio fa sono un ricordo bello, ma anche doloroso. Per anni la città è caduta nell’oblio sportivo, fuori dalle cronache e dagli appuntamenti che contano. È bastato rimettere in funzione una struttura, il PalaLivatino, per invertire in appena un anno la triste tendenza. La struttura, rimessa a nuovo dalla Meic Services, oltre le gare di espressioni sportive locali è ormai di fatto uno dei centri d’eccellenza dello sport siciliano: lo confermano gli eventi disputati negli ultimi giorni. Prima la finale regionale di ginnastica artistica curata dalla Gymnastics club, società gelese che vanta una lunga tradizione e un prestigio di caratura nazionale, ieri e oggi la Final four del campionato regionale under 15 eccellenza di basket, con organizzazione curata dalla Melfa’s Gela.

Oggi pomeriggio doppio appuntamento con la finale per il terzo posto tra Agrigento e Trapani prima della finalissima delle 19.30 tra Ragusa e Catania. Atleti e dirigenti provenienti da tutta l’isola hanno soggiornato in città, come già accaduto nelle competizioni nazionali di tennistavolo e tante altre, come accadrà anche in occasione della Final four di futsal prevista ad inizio giugno. Grande è l’attenzione da parte dei vertici di varie federazioni sportive rispetto alle potenzialità dell’impianto, come conferma l’incontro del consiglio regionale della Fip tenutosi ieri proprio al PalaLivatino sotto la presidenza di Cristina Correnti.

Sono segnali. Tanti piccoli indizi che fanno una prova. La strada verso quel “turismo sportivo” possibile in città è ancora lunga e tortuosa e di certo serviranno tante cose che ancora mancano, da una progettualità strutturale ad una convergenza d’intenti reale con gli amministratori e la città. Perché Gela non deve solo essere accogliente di spirito, deve esserlo nei fatti. Ma i segnali ci sono, i passi compiuti in appena un anno sono enormi e non prenderne atto sarebbe voltare le spalle ad un processo di crescita evidente e incoraggiante per il territorio.

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