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L'occhio del bello

Nave greca, anno primo. La cultura al centro, senza più tornare indietro  

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Quella che sta per cominciare sarà l’ultima settimana in cui la mostra di Bosco littorio con l’esposizione della nave greca arcaica sarà aperta al pubblico. Che l’esperienza sia stata un successo, lo si sa già da tempo: decine di migliaia di visitatori arrivati da tutta la Sicilia, e non solo, una riapertura fortemente voluta dalla città con un grande lavoro partito dal basso per permettere una fruizione più ampia dell’iniziativa culturale.

E adesso? L’anno appena trascorso segna un prima e un dopo rispetto al panorama culturale della città, alle sue prospettive e ai suoi progetti. Non si può più nascondere la testa sotto la sabbia, non possiamo più far finta di niente. La mostra sul mito di Ulisse ha dimostrato non solo che Gela ha una storia ricca di bellezza, questo lo si sapeva, ma che la fruizione di quella storia con eventi, iniziative, proposte progettuali e tutto ciò che vi gravita intorno può portare grandi benefici al territorio. Quell’indotto culturale da sempre auspicato, che apparterrebbe anche alla vocazione biologica di Gela stessa. Il 2023 si apre con il cantiere della nave del museo del mare ormai quasi ultimato, i lavori di ammodernamento che proseguono al museo archeologico e soprattutto la restituzione alla città di un’area, proprio quella di Bosco littorio, a lungo abbandonata al proprio destino.

Adesso non si può più tornare indietro, nell’anno in cui si celebrerà l’80º anniversario dello sbarco angloamericano nell’operazione Husky, si parli di progetti culturali a breve, medio e lungo termine per come questa città merita. Se ne parli e soprattutto si agisca, tanto tra le istituzioni quanto nel mondo dell’associazionismo, nelle scuole, tra i giovani.

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Sant’Agata: la festa, le emozioni, le speranze

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Sono immagini che colpiscono il cuore quelle che arrivano in questi giorni da Catania. Immagini di festa, di partecipazione, di devozione. La festa di Sant’Agata quest’anno è tornata nella pienezza del sentire e nella completezza del suo programma. Ammiriamo la santa protettrice dei catanesi, ma anche un punto di riferimento nella fede, per chi crede. È quella di Sant’Agata una delle feste cristiane più sentite al mondo. Migliaia i turisti arrivati da tutta Italia ma anche dall’estero per vivere queste giornate all’insegna delle loro unicità, delle loro tradizioni, dei loro riti ma anche dei loro balocchi.

Eccola la Sicilia al centro del mondo, ma stavolta non per fatti tristi o gravi, fatti di cronaca nera o giudiziaria, bensì per una festa che riunisce e unisce. La fede, c’è anche la fede ovviamente in mezzo a tutto questo. Certo non traspare magari in maniera evidente dinanzi al folklore, ma nel silenzio dei cuori in preghiera ci sarà senz’altro. Il monito da sottolineare poi è arrivato dall’arcivescovo di Catania Luigi Renna, quando da Piazza Stesicoro si è rivolto alla sua comunità – ma è come se si fosse rivolto alla Sicilia tutta -, invitandola a non tacere, a chiedere alla politica quell’attenzione al bene comune che troppo spesso manca, invitando i cittadini a non rassegnarsi ma a credere e sperare.

E soprattutto, ad impegnarsi in prima persona per cambiare volto a questa Sicilia bellissima e disgraziata, come la definiva Paolo Borsellino. Tra poche ore la festa passerà, i riti finiranno e Sant’Agata tornerà a riposare all’interno della sua cattedrale. Il difficile viene sempre dopo l’emozione del momento, quando spenti i riflettori occorrerà essere sia credenti che soprattutto credibili. Sant’Agata, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rosario Livatino e tanti altri maestri e martiri ce l’hanno insegnato.

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Dopo la “Giornata della memoria”: le lezioni della Storia non hanno confini

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È stata una settimana importante quella appena trascorsa. La Giornata della memoria rappresenta infatti un momento in cui esaltare l’impegno collettivo di una mobilitazione culturale che mette al centro una pagina di storia tragica, ma con fini non celebrativi bensì didattici, educativi. Fare memoria per conoscere la storia, farlo perché nessuno dimentichi ciò che è accaduto e perché si possa crescere una generazione di cittadini consapevoli di ciò che è stato.

Per questo è molto importante che le scuole – sempre in prima linea – siano impegnate nella celebrazione della Giornata della memoria con iniziative legate ad ampio raggio al tema, contestualizzandolo e attualizzandolo. È chiaro che la Giornata è un segno, perché i valori e la lezione che arrivano da questa pagina di storia non hanno confini legati al tempo: ogni giorno è buono per fare memoria e non bisogna fermarsi ad una data. Ma quanto è bello e importante vedere i bambini che dal palco di un’aula magna citano le esperienze di quei drammatici eventi, conoscendone gli interpreti e i messaggi.

È così che si costruisce una nuova storia, migliore di quella passata, senza però mai dimenticarla. È un segno di speranza la Giornata della memoria, un segno di cui abbiamo bisogno in questi tempi bui, per credere ancora nella possibilità di costruire una società migliore della nostra. Che a volte dimostra una paurosa indifferenza dinanzi alle tragedie della sua stessa storia.

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L’esempio di Aci Bonaccorsi, comune virtuoso tra “green” e innovazione. E tanto senso civico

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La raccolta differenziata all’80%, illuminazione pubblica realizzata a led e impianti fotovoltaici nelle strutture pubbliche. E ancora: parco giochi sostenibile costruito anche con plastica riciclata, l’applicazione della tariffa Tarip (unico comune in Sicilia, dove più si differenziano i rifiuti e meno si paga), progetti di sensibilizzazione al rispetto dell’ambiente condotti ad ampio raggio sull’intera cittadinanza, che ne ha adottato gli obiettivi e soprattutto le buone prassi. No, non stiamo parlando di Berna o Lugano, ma di Aci Bonaccorsi.

Quel paesino di poco meno di 4mila anime, quasi sospeso tra il mar Ionio e l’Etna in uno scenario naturale incantevole, si è aggiudicato il premio di “Comune più virtuoso d’Italia”. In tutto il Paese si parla ormai di Aci Bonaccorsi come di una vera e propria «Svizzera etnea». Una cittadina in cui i servizi ci sono e funzionano, l’amministrazione guidata dal sindaco Vito Di Mauro (che “dirige” il comune da oltre un trentennio) è presente ed efficiente, i cittadini collaborano e partecipano in maniera fattiva alla vita della comunità.

L’esperienza di Aci Bonaccorsi, che proprio in questi giorni rimbalza con ammirazione unanime tra i principali media nazionali, appare anni luce distante da una città, la nostra, che vive uno dei periodi più bui della propria storia, tra casse vuote, immobilismo e l’ombra del dissesto. Il tutto senza entrare nel merito di prospettive e progetti oggi impossibili soltanto da pensare. Ma staremo a vedere. Quel che è certo, è che l’esempio di Aci Bonaccorsi ci dice che anche in Sicilia si può vivere bene, se solo lo si vuole.  

(Foto: pagina Facebook Comune di Aci Bonaccorsi)

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