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Giudiziaria

Resta agli arresti domiciliari don Giovanni, niente obbligo di firma per Mauro

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Il Tribunale del Riesame si è pronunciato: il sacerdote don Giovanni Tandurella resta agli arresti domiciliari. Solo due capi di accusa sulla circonvenzione di incapace sono stati accolti nel ricorso presentato al Riesame dal legale difensore Giovanna Zappulla. Restano in piedi le altre accuse accusetra cui i presunti favori alla società di gestione della Rsa ‘La Fenice’. E’ stato revocato l’obbligo di firma per il presidente della società, Renato Mauro presso il comando di Polizia giudiziaria.Il ricorso presentato dalla Procura che voleva l’inasprimento delle misure per tutti non è andato a buon fine.

Il caso dell’Ipab Antonietta Aldisio ha avuto una eco importante in città per i termini della questione e per i personaggi coinvolti, tutti molto conosciuti e titolari di cariche pubbliche. Adesso si attende il pronunciamento del Tribunale del Riesame per la posizione del consigliere comunale Salvatore Scerra. L’indagine comunque prosegue.

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Giudiziaria

Presentato un ricorso volto all’annullamento della proclamazione degli eletti all’Ars nel collegio di Enna

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Il dott. Colianni, candidato alle scorse elezioni per il rinnovo del “Parlamento siciliano”, ha presentato un ricorso volto all’annullamento del provvedimento di proclamazione degli eletti all’Ars nel collegio di Enna.

Nel collegio di Enna, sono stati proclamati eletti il dott. Sebastiano Venezia del P.D. con 12.528 voti di preferenza e 16.479 voti di lista e la dott.sa Annunziata Luisa Lantieri della lista Forza Italia con 7.005 voti di preferenza e 12.163 voti di lista.

Colianni, candidato con la lista “Noi con la Sicilia – Popolari autonomisti” è risultato essere il primo dei non eletti.

Tuttavia, sempre nel collegio della provincia di Enna, ha preso parte alla competizione elettorale – con la lista di Forza Italia – l’Avv. Francesco Paolo Maria Occhipinti, ottenendo ben 2799 voti di preferenza.

Con il ricorso proposto al Tar Sicilia (sede di Palermo), il dott. Colianni ha sostenuto che l’avv. Occhipinti, all’atto della candidatura e della successiva elezione si trovava in condizione di ineleggibilità, in quanto titolare di altra carica – ovvero la presidenza dell’UREGA – che gli precludeva di essere eletto.

Tale circostanza, sempre secondo la tesi del dott. Colianni, avrebbe determinato l’alterazione del risultato elettorale e la conquista del seggio da parte della dott.ssa Lantieri, considerato che, i voti ottenuti dall’avv. Occhipinti sono confluiti nella lista Forza Italia, con la quale concorreva la dott.ssa Lantieri.

Per tali ragioni, il dott. Colianni, con il ricorso proposto, ha chiesto l’annullamento del risultato elettorale, determinato dall’Ufficio Circoscrizionale presso il Tribunale di Enna, e che ha visto proclamata l’on. Lantieri, nel frattempo eletta alla vicepresidenza dell’Assemblea Regionale Siciliana.

Nel giudizio si è, conseguentemente, costituita la dott.ssa Lantieri, con il patrocinio degli avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia.

Inoltre, al fine di resistere al ricorso proposto dal dott. Colianni, si è costituita l’Assemblea Regionale Siciliana, con il patrocinio dell’Avvocatura Distrettuale dello Stato.

In particolare, gli avvocati Rubino e Impiduglia, con la memoria di costituzione, hanno chiesto al Tar Sicilia – Palermo, il rigetto del ricorso proposto, perchè infondato.

Il Presidente della prima sezione del Tar Palermo, dal canto suo, ha fissato l’udienza pubblica per la discussione del ricorso.

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Giudiziaria

Assolti tre giovani accusati di abusi sessuali su una ragazza disabile

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Assolti perché il fatto non sussiste i tre giovani accusati di violenza nei confronti di una ragazza disabile. Lo ha disposto la Prima sezione penale della Corte d’Appello di Caltanissetta. Nel febbraio del 2021 i tre ragazzi era stati condannati ad otto anni di reclusione ciascuno dal collegio penale del tribunale, presieduto dal giudice Miriam D’Amore. L’accusa era di  abusi sessuali nei confronti una donna affetta da patologie psichiche. La sentenza è stata pronunciata nei confronti di Giovanni Manfrè difeso dall’ avv Maria Giordano, Massimo Tilaro difeso dall’avv. Calogero Giardina, Cristian Sgarlata difeso dall’avv. Giuseppe Fiorenza. Il processo è stato istruito nel 2014 a seguito della denuncia della sorella della donna disabile, che secondo i Pm della Procura di Gela in primo grado, 8 anni or sono fu indotta ad entrare nell’auto occupata dai tre giovani nella via dell’Acropoli e poi portata in una zona appartata poco lontana dove sarebbe stata consumata la violenza sessuale. Nel 2014 la denuncia della sorella che, dopo aver ritrovata la ragazza disabile ha lanciato l’allarme facendola trasportare in ospedale. E’ seguito l’incidente probatorio, dove sarebbe  emersa la responsabilità degli imputati, che però  hanno sempre negato di aver abusato della ragazza. In sede di Corte di Appello sono state effettuate perizie sul profilo psicologico della giovane dal quale è emerso che la ragazza non era in grado di testimoniare alcunché. Alla luce di queste risultanze ritenute dalla Corte nissena fondamentali i tre imputati sono stati prosciolti dalla accuse che hanno danneggiato, in questi anni, la loro immagine ed onorabilità

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Giudiziaria

Si a ‘genitore 1’ e ‘genitore 2’: sentenza storica

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I giudici del Tribunale di Roma hanno accolto il ricorso di due mamme: sulla carta d’identità elettronica valida per l’espatrio della loro figlia rilasciata dal Comune di Roma ci sarà scritto ‘genitori’ e non ‘mamma’ e ‘papà’. Ora il Campidoglio terminata la vicenda giudiziaria dovrà adeguarsi in tal senso. Una qualifica neutra, che permette alle due madri di essere indicate correttamente sul documento, senza discriminazioni. Un ricorso che hanno presentato sostenute dagli avvocati Vincenzo Miri e Federica Tempori delle associzioni Rete Lenford e Famiglie Arcobaleno. Ad esprimersi sulla richiesta i giudici della XVIII Sezione del tribunale civile di Roma che ha disapplicato il decreto Salvini. L’ex ministro degli Interni infatti il 31 gennaio del 2019 aveva fatto in modo di modificare ‘genitori’ con ‘padre’ e ‘madre’ per le persone che esercitano la responsabilità genitoriale sui documenti dei minorenni. Una modifica che di fatto ha creato non pochi problemi alle famiglie omogenitoriali.

“La carta d’identità è un documento con valore certificativo – scrive il giudice nella sentenza – destinato a provare l’identità personale del titolare, che deve rappresentare in modo esatto quanto risulta dagli atti dello stato civile di cui certifica il contenuto. Ora, un documento che, sulla base di un atto di nascita dal quale risulta che una minore è figlia di una determinata donna ed è stata adottata da un’altra donna, indichi una delle due donne come ‘padre’, contiene una rappresentazione alterata, e perciò falsa, della realtà ed integra gli estremi materiali del reato di falso ideologico commesso dal pubblico ufficiale in atto pubblico (artt. 479 e 480 cod. penale)”. fanpage

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