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L'occhio del bello

Lo sport che unisce, aggrega, rilancia. Gela “capitale” regionale del tennistavolo

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È il primo passo: una manifestazione sportiva che porta in città oltre trecento tra atleti, tecnici e dirigenti provenienti da tutta la Sicilia. È accaduto la scorsa settimana al PalaLivatino, dove si sono svolte le finali dei campionati regionali di tennistavolo della terza, quarta, quinta e sesta categoria, dei campionati giovanili, veterani e paralimpici. L’iniziativa è stata organizzata dalla Fitet siciliana in collaborazione con l’associazione Tennistavolo Gela guidata da Santino Marù e ha visto la presenza, fra gli altri, del vicepresidente nazionale della Fitet Paolo Puglisi.

Diverse decine di persone hanno pernottato nelle strutture ricettive della città, usufruendo dei servizi di ristorazione del posto. È il primo chiaro esempio della ripartenza del settore sportivo a livello regionale, unito alle opportunità del turismo sportivo: un mantra che appartiene alle opportunità, mai davvero valorizzate, del nostro territorio. Lavorando in sinergia, grazie alla presenza di una struttura così curata e accogliente come il PalaLivatino rimesso a nuovo dalla Meic Services, Gela dimostra di poter accogliere lo sport e cogliere le possibilità di rilancio e di sviluppo, soprattutto economico, che lo sport offre a chi ci crede e investe.

Ed è stato un primo passo promettente, perché le parti si sono lasciate con soddisfazione conclamata e non è un mistero che sia già attivo un dialogo, piuttosto fondato, per portare prossimamente in città un grosso evento di caratura nazionale. Il seme è stato lanciato, speriamo ci siano frutti abbondanti.

(Nella foto, da sinistra: Marù, Melfa, Puglisi)

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Per amore si soffre ma si cresce e si migliora. “Another love” di Lele, l’invito ad accettare il cambiamento

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Non avere paura di mostrarsi nella purezza dei sentimenti che si provano, anche se a volte possono far soffrire. Mentre tanti giovani (ma non solo) non riescono a “far pace” con i loro momenti di fragilità, arriva il bel messaggio lanciato da Alessio “Lele” Alabiso che con il suo debutto nel mondo della musica invita a non avere paura della sofferenza che può arrivare dalla fine di un amore: è il senso della sua “Another love”, cover del brano di Tom Odell uscito nove anni fa. Attraverso la passione per il canto e la musica, che lo accompagna fin da quando era bambino, Lele racconta tanto la delusione d’amore quanto il desiderio di aprirsi ai nuovi orizzonti della vita, compresi i nuovi amori ancora tutti da scoprire e vivere.

Lo fa con la leggerezza dei suoi 18 anni (che compirà a dicembre), con l’esperienza di canto all’Accademia di arti sceniche e il suo essere studente (frequenta il Liceo classico “Eschilo”), ma soprattutto con una consapevolezza importante da condividere in primo luogo con i suoi coetanei. «Questa canzone è diventata parte di me – racconta –, nel tempo ho capito che dopo un brutto periodo si può ripartire e anche lasciarsi fa parte della vita, l’importante è trovare il coraggio di riprovarci nuovamente. Le cose brutte possono aiutarci a maturare e diventare migliori».

Mentre i social rimbombano di finzioni e meccanismi dediti a strizzare l’occhio all’algoritmo, arriva così una storia in cui emerge tutta la semplicità di un giovane che si riconosce nel processo di crescita della sua età, cantando senza paure la sofferenza passata e la voglia di ripartire. “Another love” è stata registrata ai Cantieri 51 di Palermo ed è prodotta da Vincenzo Callea, Riccardo Piparo e Luca Lento per l’etichetta Abramo Allione edizioni musicali.  

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Un “Ricordo” per rievocare la Storia. La street art per ridare dignità all’immagine di Gela 

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C’è una targa che spiega cosa si trova oltre il muro. Oltre quel muro che fino a qualche giorno fa era un rudere in bella vista nella strada principale della città, nel salotto del centro storico. E poi c’è un’altra targa, distante solo qualche metro, in cui vi è la narrazione di un’altra storia, legata ad un personaggio iconico, di quelli che appartengono a tutti. La storia di una comunità. “Ricordo”, l’opera realizzata da Roberto “Robico” Collodoro, evidenzia in maniera chiara – ancora una volta – non solo la bellezza della street art, ma anche la sua funzione sociale nella riqualificazione di aree degradate.

Lo fa in questo caso riaccendendo i fari dell’attenzione sulla chiesa di San Rocco, edificata nel Settecento e ancora presente nei suoi preziosi ruderi oltre quel muro di tufo: un bene culturale da recuperare, per intenzione stessa dell’artista e del Rotary club che ha commissione l’opera con visione lungimirante. Con la collaborazione, è bene sottolinearlo, di Comune e Soprintendenza ai beni culturali: perché è proprio la sinergia operativa fra pubblico e privato, nelle piccole e grandi cose, che determina il cambiamento.

In questo scenario c’è anche il dolcissimo ricordo di Crocifisso Morello, “Ciuneddru”, scomparso lo scorso gennaio. Si racconta anche la sua storia, rievocando quella bancarella di giocattoli che per mezzo secolo ha visto attraversare volti, emozioni, scorci di vita. Anche questa è storia, anche questa è rappresentazione dell’identità di una comunità ed è proprio ciò che Gela sta cercando di fare in questa fase, provando a ritrovarsi e a fare pace con se stessa. Con fatica certo, timidamente, ma con crescente consapevolezza. 

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“Non giriamoci dall’altra parte”: la mobilitazione antiviolenza della città che non vuole tornare indietro  

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Sono giorni difficili. Probabilmente, molto probabilmente, di così difficili Gela non ne viveva da tempo. Ad una città sporca e alle prese con i soliti problemi e disservizi nei settori dell’igiene e del decoro urbano si è aggiunta la scure del rischio default e della sfiducia al sindaco, con tutte le incognite (e gli spettri) del caso. Come se non bastasse, il triste e grave incremento di atti criminosi registrato nelle ultime settimane è ben più che preoccupante.

La cronaca racconta fatti che non possono essere equivocati. Ma se da alcuni fronti si fa più evidente l’insorgere di atti vandalici e violenti, non manca la reazione di non chi intende cedere alla violenza, al degrado e alla paura, prestandole il fianco con atteggiamenti di silenzio e disinteresse fino a rasentarne la contiguità. Come già accaduto altre volte, nel passato, la parte sana della città – che rappresenta la maggioranza dei gelesi – scenderà in piazza: l’appuntamento è per martedì 8 novembre alle 9.30 alla villa comunale.

Una mobilitazione che vuole essere corale, ideata dal Comitato cittadino studenti Gela che in poche ore e con grande spirito di appartenenza ha preso in mano le redini dell’organizzazione, coinvolgendo anche le istituzioni. Il tempo stringe e Gela ha bisogno di dimostrare, soprattutto a se stessa, che non può, non vuole e non deve tornare indietro. “Vi aspettiamo numerosi, non giriamoci dall’altra parte”: il messaggio che da ieri gira sui social, lanciato proprio dai giovani della città, è chiarissimo. Tocca a noi. 

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